Buongiorno a tutti voi
Mi presento: sono Gianni...
Gianni chi!! Ma dai! Sono io, Gianni, quello che tutti chiamano quando hanno bisogno di qualcosa, avete capito ora?
Per intenderci, sono quel Gianni che non dice mai il proprio cognome quando si presenta. E non per scortesia, bensì perché non ho un titolo che mi distingua: non sono un impiegato, un diplomato, un laureato etc. etc. e perciò trovo superfluo declinare persino il mio cognome. A volte mi capita di sentirmi chiamare "Signor ......", ecco, quel signor è un titolo che non mi appartiene; io mi sento più Gianni che Signor Gianni, insomma, avete capito... basta la parola: Gianni, ed io arrivo da voi!
Ma non ho certo iniziato a scrivere per dirvi questo, no?
Oggi festeggio. Festeggio con voi, tutti voi che lavorate in Palazzetti, che collaborate con la Palazzetti, con tutti voi che cercate un prodotto della Palazzetti, ed a maggior ragione con voi che state cercando informazioni su questa azienda per decidere se sia il caso o no di acquistare un prodotto della Palazzetti.
Oggi festeggio i trent'anni da quando lavoro qui, proprio qui in azienda, nella grande famiglia che è da sempre la ditta Palazzetti.
Lo so, trovate strano che si possa festeggiare una cosa simile, anzi, è già strano che una persona rimanga per tanto tempo a lavorare nella stessa azienda.
Trent'anni... una vita!
Eppure è passata in un attimo. Pensare che mi mancano dieci anni alla pensione (governo permettendo) mi dà un senso di leggerezza, non di peso o stanchezza, se penso che ne ho già lavorati tre volte tanti. Trent'anni passati in una azienda che è passata dall’artigianato alla piccola industria, alla grande industria con centinaia di dipendenti quasi senza volerlo. La bontà dei suoi prodotti attirava talmente tanti clienti che la necessità di ingrandirsi è stata una costante nell'elaborato calcolo algebrico che è alla base dell'esistenza aziendale.
Ricordo bene quando ho iniziato i miei primi passi di operaio, all'imballaggio dei caminetti in marmo. Si lavorava dove c’era spazio, letteralmente. Trentacinque persone, compresi i titolari, erano tutta la forza lavoro; ma tutti ci davano dentro con una foga dettata dalla passione per il proprio lavoro... e dalla presenza quotidiana del titolare, Lelio Palazzetti, e poi del figlio Ruben in giro per i reparti.
Erano tempi in cui il titolare ti veniva a chiedere come ti andava, che te ne pareva del tuo lavoro in quel momento e se secondo te c'era modo di migliorare qualcosa. Ti ascoltava, annuiva pensoso poi ti dava una pacca sulla spalla e ti diceva: "No l’è sbagliada... bravo. Ti va avanti qua intant, lassa che ghe penso mi!"
E l'operaio quel giorno lavorava meglio del solito, perché il titolare aveva ascoltato il suo punto di vista: non l'aveva sminuito, bensì aveva detto che ci avrebbe pensato su. Hai capito? Il titolare ha detto che perderà del tempo per considerare la mia idea! E poi lo sapevi che la tua idea non poteva andare bene, ma ti faceva piacere che quell'uomo grande e grosso (e "caliente") venisse da te a chiederti come ti andava e cosa pensavi del tuo lavoro; e perdesse un minuto del suo tempo, che sapevi prezioso, per scambiare due parole con te.
Noi dell'imballaggio eravamo solo in tre, ma dal momento che uno era un apprendista era come essere sempre in due. Il posto dell'imballo era una tettoia all'aperto, circondata dai semilavorati, parti dei caminetti che dovevamo imballare, accatastati sui pallets allineati sotto un'altra lunga e stretta tettoia adiacente. In estate i pezzi scottavano quasi, stavano tutto il giorno al sole, come noi d'altronde. In inverno si gelava... letteralmente! Nei periodi più freddi, e trent'anni fa l'inverno non scherzava, i piani di marmo accatastati l'uno sull'altro diventavano un blocco unico e dovevamo staccarli piantando una spatola d'acciaio a colpi di mazzetta tra di loro.
Ricordo che un anno il freddo era così secco che usavamo due paia di guanti da lavoro l'uno sopra l'altro. Quando il primo guanto si incollava al ghiaccio semplicemente sfilavamo la mano e ci rimaneva addosso il secondo. Quando andavamo all'interno per scaldarci un po', però, non riuscivamo a resistere che qualche minuto, tanto eravamo abituati a lavorare al freddo. Era un lavoro da uomini, ed io che avevo giusti diciott'anni lo ero appena diventato. Ogni operaio nei vari reparti doveva sollevare vari quintali di marmo ogni giorno, allora non c’erano verricelli o paranchi a ventosa per tirare su i pezzi pesanti, da noi dell’imballo arrivavano tutti i pezzi preparati da ogni singolo operaio ed in tre di noi dovevamo riprendere tutto in mano, letteralmente. Tonnellate di marmo ogni giorno. Ma era il nostro lavoro ed alla sera c'era la soddisfazione di aver fatto qualcosa di grande.
Poi mi hanno cambiato di reparto, mi hanno affidato una grande sega a ponte per il taglio delle lastre, poi ho fatto un particolare tipo di caminetti rivestiti di piastrelle in cotto, poi... Poi ho iniziato a fare un po' di tutto. Magazzino depliants, magazzino ferri battuti, commissioni per l'ufficio, poi montare stand nelle fiere, montare sale mostra, montare i caminetti negli studi fotografici, poi montare le scenografie complete sempre negli studi fotografici e fare il trovarobe, inventare qualche semplice ambientazione, insomma il servizio completo. Per un breve periodo, con scarsa fortuna, ho perfino fatto il fotografo industriale in uno studio aziendale tutto nostro! Poi piano piano le esigenze sono cambiate, ed i miei compiti sono virati sempre più al fornire servizi e trovare materiali.
Oramai siamo davvero in tanti, e tutti hanno giocoforza bisogno di molte cose per il loro lavoro, io faccio del mio meglio per accontentare le loro richieste, non sempre nei tempi desiderati, magari.
Ma da anni questo è il mio lavoro, un bel lavoro devo dire, che non mi lascia mai fermo perché c’è sempre qualcosa da trovare per fare in modo che tutto funzioni, per banale che sia la richiesta, fosse anche una scatola di chiodini d'acciaio, beh, senza quei chiodini non si montano i battiscopa in fiera. Nessuna richiesta, o quasi, è assurda o banale, per funzionare il nostro grande ingranaggio ha bisogno che ogni ruota abbia sempre il giusto numero di denti ed il mio incarico, assieme a quello dei miei colleghi dei servizi generali, è fare in modo che tutti i denti di tutte le ruote di ogni ingranaggio siano sempre al loro posto e ben oliati.
Perché a noi, a tutti noi della Palazzetti, piace sapere che la nostra azienda è la migliore, ed a me piace pensare che il merito di tutto questo è un pochino anche mio. Poco poco, solo un particolare infinitesimo.
Da trent’anni a questa parte.
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