Auguri a tutte le streghe!!!

ottobre 31, 2008 15.29 by RobertoP

Buon Halloween a tutti da PalazzettiPer quanto la festa di Halloween, "All Hallows Eve", sia riconducibile ai giorni nostri ad una usanza nord americana, dai contorni puramente commerciali, che nel tempo ha visto il coinvolgimento anche di milioni di bambini di tutta Europa, le sue origini prendono vita da un passato molto più lontano.

La notte delle streghe, nella quale i bambini, travestiti da zombie, fantasmi e vampiri, bussano alla porta urlando con tono minaccioso: "Dolcetto o scherzetto?" si ricollega ad usanze risalenti addirittura alle popolazioni tribali, che erano soliti dividere l'anno in due parti in base alla transumanza del bestiame e che, nel periodo di ottobre e novembre  ricoveravano il bestiame in luogo chiuso per garantirgli la sopravvivenza alla stagione fredda.

I Celti, popolazione che in Europa ha dato a questa festa un significato molto più vicino a quello che ai giorni nostri si vive ogni 31 ottobre, festeggiavano la fine dell'estate. A sera tutti i focolari venivano spenti e riaccesi dal "sacro falò". Nella dimensione circolare del tempo, caratteristica della cultura celtica, Samhain, la fine dell’ estate, si trovava in un punto fuori dalla dimensione temporale che non apparteneva né all'anno vecchio né all'anno nuovo; in quel momento il velo che divideva dalla terra dei morti si assottigliava ed i vivi potevano accedervi. I Celti non temevano i propri morti e lasciavano per loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza, appunto dei dolcetti!

E’ bello vedere come una festa a noi così poco nota, e tendenzialmente importata da oltr'oceano, in realtà ci appartenga fin dall'antichità, e ancora di più mi stupisce come maschere, zucche, spettri e dolcetti abbiano un significato così intenso e così profondo, tanto lontano dalla superficialità con la quale affrontiamo ogni 31 ottobre. 

Buon Halloween a tutti !

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Un calore amico... per tutti gli inverni che verranno!

ottobre 29, 2008 21.28 by Jaja

Piove. Mentre sono in macchina che mi dirigo in ufficio piove forte...
Una canzone vagamente reggae (si scrive così?) sottolinea ancora di più il rumore della pioggia autunnale. Proprio adesso, con questo tempo fuori, devo parlarvi di consegne e di ritardi... che coincidenza, solo fino a un paio di giorni fa la temperatura era attorno ai venti gradi e splendeva il sole (anche da noi in Friuli, incredibile!).

Ma ne dobbiamo parlare per forza... questo... sarà, sicuramente, un inverno da ricordare!
Dopo mesi di apatia del mercato delle stufe a pellet, mesi in cui, com'è intuibile, eravamo preoccupatissimi per l'andamento delle vendite, improvvisamente... scoppia di nuovo la richiesta di stufe! Complici i nuovi modelli presentati in settembre, dalle caratteristiche tecniche ineguagliabili e da un rapporto qualità-prezzo incredibile... ma... adesso? Adesso come facciamo ad esaudire le richieste? Questo è il motivo del mio imbarazzo...
Lo so che nell'era di internet e dell'offerta globale sembra anacronostico parlare di attesa per avere qualunque cosa... ma è così.
La produzione interamente italiana, la qualità e l'attenzione che mettiamo nel testare i prodotti prima di immetterli sul mercato e la domanda inaspettatamente alta, ci stanno portando a deludere le aspettative di chi ci ha dato fiducia scegliendo una nostra stufa.
A tutti voi che state aspettando ho questa verità da dirvi: siamo in ritardo, stiamo lavorando di sabato e di domenica (in Italia non è poi così facile farlo), e qualche volta anche di notte, per recuperare il tempo e aumentare le quantità che avevamo programmato...
Una squadra di 400 persone ogni giorno si impegna per darvi il meglio, per far arrivare nelle vostre case un prodotto tecnologico, tutto italiano, sicuro e affidabile. Stiamo dando veramente il massimo per farvi avere il massimo... vale la pena aspettare un po' di più? Secondo noi (tutti noi), assolutamente sì! Non ve ne pentirete, passerete una parte di questo, e tutti i futuri inverni, con il massimo del confort, della tecnologia e del calore... parola di 400 persone impegnate ogni giorno per voi!

Grazie a chi avrà deciso di darci fiducia e dormirà sonni caldi e tranquilli come questa bimba...

Dormite sonni caldi e tranquilli... Con Palazzetti
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Il futuro del pellet

ottobre 26, 2008 18.08 by PuRe

In settimana è arrivato in azienda il semestrale 100 camini, la rivista tutta dedicata alle novità in materia di stufe e caminetti. È stato bello (e gratificante, visto il lavoro di questo ufficio!) vederci nominati in molti degli argomenti trattati nelle diverse rubriche.
In particolare, voglio condividere con voi l'intervista fatta al Sig. Ruben Palazzetti, AD della nostra Azienda (in allegato al post il PDF originale). L'interesse sull’argomento è molto forte, soprattutto in questo periodo. Buona lettura e a presto!

IL FUTURO DEL PELLET

Quale è, attualmente, l'andamento del mercato dei pellets?
Questo tipo di mercato si è stabilizzato dopo il boom del 2005: per il prossimo inverno le previsioni indicano una ripresa. E' chiaro che la quantità di pellet che viene venduta non dipende solo dal prezzo, ma anche dall'andamento climatico dell'inverno. Al momento, il prezzo si è  posizionato sui livelli del 2004. C'è stato inoltre un periodo di "maturazione" sulla conoscenza del prodotto e, di conseguenza, è possibile oggi acquistare, allo stesso prezzo, un pellet che spesso ha una qualità migliore rispetto al passato.

Quanto è grande il valore calorifico dei pellet?
Il potere calorifico di un pellet di buona qualità è di 4.9 kWh/kg.

Per quanto tempo è possibile immagazzinare i pellet?
Il pellet si può immagazzinare in ambiente asciutto fino alla stagione successiva.

Come si riconosce la buona qualità dei pellet?
Dal punto di vista normativo l'UNI ha pubblicato la norma UNI/TS 11263:2007, che fornisce i principi univoci e chiari per consentire una facile caratterizzazione del pellet per usi energetici, tenendo in considerazione aspetti tecnici, economici ed ambientali. Esistono, comunque, alcuni marchi che definiscono la qualità del pellet e che obbligano il produttore a controlli costanti nel tempo: tutto questo fornisce una garanzia di qualità al consumatore. Molto conosciuto in tutta Europa, Italia compresa, è il DIN Plus. In ogni caso, un buon prodotto ha indicato nel sacchetto un residuo di cenere non elevato (ideale: inferiore allo 0,8%). 

La stufa a pellet necessita di una presa d'aria con l'esterno?
Da un punto di vista normativo, la stufa a pellets, come tutti gli apparecchi a combustione, deve avere la possibilità di modificare l'aria dell'ambiente in cui è inserita per non prelevare tutto l'ossigeno presente. La quantità di aria necessaria è particolarmente esigua: più o meno quella che si introduce nella stanza entrando e uscendo dalla porta! Esiste la possibilità di collegare la stufa all'esterno in modo diretto, ma questo, attualmente, non è obbligatorio.

Si può installare in qualsiasi ambiente domestico?
La normativa per l'installazione di stufe e caminetti (e quindi anche degli apparecchi a pellet) è la UNI 10683, che vieta l'installazione in ambienti in cui sono presenti apparecchi a gas di tipo non stagno. E' vietata inoltre l'installazione in cucine con ventilatori o aspiratori che possano mettere in depressione il locale.

Che rendimenti ha una stufa a pellets e quanto materiale si brucia in una stagione?
Il rendimento, a seconda del modello, può variare dall'85 al 94%. E' difficile parlare di quantità perché tutto dipende:

  • dalle dimensioni dell'abitazione (scaldare 70 mq non è come scaldarne 140),
  • dal grado di isolamento verso l'esterno (se la casa è ben coibentata oppure no),
  • dalla posizione climatica (il fabbisogno energetico di un'abitazione a Palermo è molto diverso da quello che può avere un’abitazione a Bolzano).

Possiamo, però, dare un’indicazione media di circa 1 kg/h.

Esiste una normativa di riferimento?
Per le stufe a pellet esistono due  norme di riferimento. La UNI EN 14785 per la certificazione degli apparecchi che è riferita alle prestazioni (rendimento, efficienza, emissioni) e alla sicurezza del prodotto, sia da un punto di vista meccanico che elettrico. La norma è obbligatoria e consente di apporre il marchio CE sulla stufa. La UNI 10683 per la loro installazione.

Considerazioni finali sul futuro dei pellet
I segni di ripresa sono visibili chiaramente. Per il prossimo futuro si può prevedere che i prezzi del pellet rimangano assestati sui valori attuali, grazie anche all'aumentata offerta di prodotto sul mercato, il che consente anche di assicurare una qualità costante nel tempo.

Clicca QUI per collegarti al forum e dire la tua sull'argomento!

palazzetti_100camini_102008.pdf (998,13 kb)

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L’elettricista e la termocucina

ottobre 24, 2008 17.16 by Gianni

Sabato pomeriggio è passato a trovarmi un amico elettricista di vecchia data che mi dice: "Mi ha chiamato un idraulico per l'impianto elettrico di una termocucina. Come faccio?".
Non c’è problema! Andiamo in negozio (Palazzetti per te) e vediamo assieme gli schemi idraulici da cui decidiamo come fare l'impianto elettrico.
Con il foglio degli schemi gli dico: attento a questi 4 concetti:

  1. l'impianto idraulico a vaso aperto (UNI 10412-2 Pubblicato su: http://www.uni.com/) con scambiatore a piastre con il circuito principale. Il prodotto non ha la serpentina di raffreddamento per cui è l'unico modo per poterlo collegare all’impianto.
    Palazzetti - Impianto idraulico termocucina
  2. Installare i sistemi di sicurezza della parte idraulica
  3. Centralina elettrica di controllo (TC 120) già pronta per l’installazione
    Palazzetti - Quadro controllo termocucina
  4. Non è necessario inventare tutto dall'inizio, è molto più probabile che qualcuno ci abbia già pensato e risolto il problema (l’acqua calda nel reale significato del termine non serve inventarla.)

 

Ora hai tutti gli elementi per effettuare il collegamento in maniera conforme alle norme. Ricordati, alla fine del lavoro, la dichiarazione di conformità per la 37/08.

 

 

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Trent'anni di Palazzetti

ottobre 21, 2008 16.04 by Vortex

Buongiorno a tutti voi
Mi presento: sono Gianni...
Gianni chi!! Ma dai! Sono io, Gianni, quello che tutti chiamano quando hanno bisogno di qualcosa, avete capito ora?

Per  intenderci, sono quel Gianni che non dice mai il proprio cognome quando si presenta. E non per scortesia, bensì perché non ho un titolo che mi distingua: non sono un impiegato, un diplomato, un laureato etc. etc. e perciò trovo superfluo declinare persino il  mio cognome. A volte mi capita di sentirmi chiamare "Signor ......", ecco, quel signor è un titolo che non mi appartiene; io mi sento più Gianni che Signor Gianni, insomma, avete capito... basta la parola: Gianni, ed io arrivo da voi!
Ma non ho certo iniziato a scrivere per dirvi questo, no?

Oggi festeggio. Festeggio con voi, tutti voi che lavorate in Palazzetti, che collaborate con la Palazzetti, con tutti voi che cercate un prodotto della Palazzetti, ed a maggior ragione con voi che state cercando informazioni su questa azienda per decidere se sia il caso o no di acquistare un prodotto della Palazzetti.
Oggi festeggio i trent'anni da quando lavoro qui, proprio qui in azienda, nella grande famiglia che è da sempre la ditta Palazzetti.
Lo so, trovate strano che si possa festeggiare una cosa simile, anzi, è già strano che una persona rimanga per tanto tempo a lavorare nella stessa azienda.

Trent'anni... una vita!

Eppure è passata in un attimo. Pensare che mi mancano dieci anni alla pensione (governo permettendo) mi dà un senso di leggerezza, non di peso o stanchezza, se penso che ne ho già lavorati tre volte tanti. Trent'anni passati in una azienda che è passata dall’artigianato alla piccola industria, alla grande industria con centinaia di dipendenti quasi senza volerlo. La bontà dei suoi prodotti attirava talmente tanti clienti che la necessità di ingrandirsi è stata una costante nell'elaborato calcolo algebrico che è alla base dell'esistenza aziendale.
Ricordo bene quando ho iniziato i miei primi passi di operaio, all'imballaggio dei caminetti in marmo. Si lavorava dove c’era spazio, letteralmente. Trentacinque persone, compresi i titolari, erano tutta la forza lavoro; ma tutti ci davano dentro con una foga dettata dalla passione per il proprio lavoro... e dalla presenza quotidiana del titolare, Lelio Palazzetti, e poi del figlio Ruben in giro per i reparti.

Erano tempi in cui il titolare ti veniva a chiedere come ti andava, che te ne pareva del tuo lavoro in quel momento e se secondo te c'era modo di migliorare qualcosa. Ti ascoltava, annuiva pensoso poi ti dava una pacca sulla spalla e ti diceva: "No l’è sbagliada... bravo. Ti va avanti qua intant, lassa che ghe penso mi!" 
E l'operaio quel giorno lavorava meglio del solito, perché il titolare aveva ascoltato il suo punto di vista: non l'aveva sminuito, bensì aveva detto che ci avrebbe pensato su. Hai capito? Il titolare ha detto che perderà del tempo per considerare la mia idea! E poi lo sapevi che la tua idea non poteva andare bene, ma ti faceva piacere che quell'uomo grande e grosso (e "caliente") venisse da te a chiederti come ti andava e cosa pensavi del tuo lavoro; e perdesse un minuto del suo tempo, che sapevi prezioso, per scambiare due parole con te.

Noi dell'imballaggio eravamo solo in tre, ma dal momento che uno era un apprendista era come essere sempre in due. Il posto dell'imballo era una tettoia all'aperto, circondata dai semilavorati, parti dei caminetti che dovevamo imballare, accatastati sui pallets allineati sotto un'altra lunga e stretta tettoia adiacente. In estate i pezzi scottavano quasi, stavano tutto il giorno al sole, come noi d'altronde. In inverno si gelava... letteralmente! Nei periodi più freddi, e trent'anni fa l'inverno non scherzava, i piani di marmo accatastati l'uno sull'altro diventavano un blocco unico e dovevamo staccarli piantando una spatola d'acciaio a colpi di mazzetta tra di loro.
Ricordo che un anno il freddo era così secco che usavamo due paia di guanti da lavoro l'uno sopra l'altro. Quando il primo guanto si incollava al ghiaccio semplicemente sfilavamo la mano e ci rimaneva addosso il secondo. Quando andavamo all'interno per scaldarci un po', però, non riuscivamo a resistere che qualche minuto, tanto eravamo abituati a lavorare al freddo. Era un lavoro da uomini, ed io che avevo giusti diciott'anni lo ero appena diventato. Ogni operaio nei vari reparti doveva sollevare vari quintali di marmo ogni giorno, allora non c’erano verricelli o paranchi a ventosa per tirare su i pezzi pesanti, da noi dell’imballo arrivavano tutti i pezzi preparati da ogni singolo operaio ed in tre di noi dovevamo riprendere tutto in mano, letteralmente. Tonnellate di marmo ogni giorno. Ma era il nostro lavoro ed alla sera c'era la soddisfazione di aver fatto qualcosa di grande.

Poi mi hanno cambiato di reparto, mi hanno affidato una grande sega a ponte per il taglio delle lastre, poi ho fatto un particolare tipo di caminetti rivestiti di piastrelle in cotto, poi... Poi ho iniziato a fare un po' di tutto. Magazzino depliants, magazzino ferri battuti, commissioni per l'ufficio, poi montare stand nelle fiere, montare sale mostra, montare i caminetti negli studi fotografici, poi montare le scenografie complete sempre negli studi fotografici e fare il trovarobe, inventare qualche semplice ambientazione, insomma il servizio completo. Per un breve periodo, con scarsa fortuna, ho perfino fatto il fotografo industriale in uno studio aziendale tutto nostro! Poi piano piano le esigenze sono cambiate, ed i miei compiti sono virati sempre più al fornire servizi e trovare materiali.

Oramai siamo davvero in tanti, e tutti hanno giocoforza bisogno di molte cose per il loro lavoro, io faccio del mio meglio per accontentare le loro richieste, non sempre nei tempi desiderati, magari.
Ma da anni questo è il mio lavoro, un bel lavoro devo dire, che non mi lascia mai fermo perché c’è sempre qualcosa da trovare per fare in modo che tutto funzioni, per banale che sia la richiesta, fosse anche una scatola di chiodini d'acciaio, beh, senza quei chiodini non si montano i battiscopa in fiera. Nessuna richiesta, o quasi, è assurda o banale, per funzionare il nostro grande ingranaggio ha bisogno che ogni ruota abbia sempre il giusto numero di denti ed il mio incarico, assieme a quello dei miei colleghi dei servizi generali, è fare in modo che tutti i denti di tutte le ruote di ogni ingranaggio siano sempre al loro posto e ben oliati.

Perché a noi, a tutti noi della Palazzetti, piace sapere che la nostra azienda è la migliore, ed a me piace pensare che il merito di tutto questo è un pochino anche mio. Poco poco, solo un particolare infinitesimo.
Da trent’anni a questa parte.

Clicca QUI per leggere il prossimo capitolo della storia

 

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Il dottor House

ottobre 18, 2008 12.04 by Janso80

Ciao a tutti!
Io sono Mirko (per gli amici Janso80) e lavoro nel Laboratorio Tecnologico. Oggi vi stresserò raccontandovi le mie avventure quando mi capita di esaminare e aggiustare gli Ecofire resi dagli utenti, per poi farli tornare come nuovi... perfetti e funzionanti.
Tutto è iniziato circa un anno fa, quando ho iniziato a lavorare in laboratorio (dopo 4 anni passati in linea termica). Il mio primo incarico riguardava una ECOFIRE CLEMY.
A quel punto mi sono trovato in crisi di panico, quindi mi sono detto "dai, che ce la fai": su le maniche e mi sono buttato full immersion sul problema.
Questo è solo un piccolo esempio di ciò che può succedere, ma vi dico la verità: c’è stato anche di molto peggio!

Palazzetti - Il braciere di una ecofire Clemy a cui non è stata fatta una corretta manutenzione

Quella che vedete è una Ecofire Clemy rientrata per dei problemi riguardanti la combustione e lo scuoti braciere. Come potete notare dalla quantità di sporcizia, la zona di scambio dei fumi è praticamente ostruita dai residui di cenere, i quali non permettono alla caldaia un rendimento ottimale, sfruttando una percentuale di scambio minore e di conseguenza una cattiva combustione.

E' come se aveste una Ferrari e correste a 50 kmh, quando potrebbe fare benissimo i 200 kmh.

Tutto si è risolto con una bella e drastica pulizia generale del passaggio fumi.
Invece per lo scuoti braciere è stato installato il nuovo kit "Modifica meccanica braciere Clemy"... Ma questa è una delle storie che vi racconterò nei prossimi post.
Ecco perché noi consigliamo una pulizia stagionale accurata dei nostri prodotti per un ottima resa e funzionamento, altrimenti la conseguenza è... "non so perché ma la stufa non rende e brucia male".
Vedete, questi prodotti possiamo paragonarli alle fidanzate: se non si ha cura di loro, ci lasciano (e in questo caso, al freddo)!
Per nostra fortuna non sono molti i prodotti che rientrano, ma dentro questi pochi c’è sempre nascosto il pericolo... Il classico ecofire con problemi praticamente impossibili da capire!
E qui nasce una bella sfida. Allora guardo la stufa e le dico "siamo solo io e te! Vediamo se l'uomo si fa battere da una macchina" e, come un sub professionista, scatta un'altra immersione per capire cosa c’è che non va.
Proprio in questo momento mi sento come quel personaggio della TV che tutti sicuramente conoscerete: IL DOTTOR HOUSE, il quale si trova a risolvere dei casi di persone affette da sintomi apparerntemente inspiegabili (quindi una stufa con varie problematiche), si consulta con i suoi colleghi (anche qui rapido consulto colleghi e Sat) e poi, riflettendo, osservando e provando, trova la cura adatta. In parole povere trovo il problema e lo risolvo.
Posso così dire che non salviamo certo delle vite umane ma di sicuro vi salviamo dal freddo inverno!

Un saluto a tutti, e alla prossima avventura Laughing

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Evoluzione Ecofire!

ottobre 15, 2008 16.51 by Zaza87

Ciao a tutti! Sono Manuel (pardon: Zaza87), e faccio parte del laboratorio tecnologico della Palazzetti.

Ho seguito lo sviluppo e la certificazione della nuova gamma Ecofire, precisamente la famiglia delle 6, 9, 12KW.
Il nostro scopo era di creare un prodotto affidabile, sicuro, funzionale, silenzioso e che rispettasse le più severe normative vigenti in Europa per quanto concerne emissioni e rendimenti. Ebbene direi che gli obiettivi prefissati sono stati centrati!!!

E’ stato adottato un nuovo sistema di caricamento del pellet, che qui in azienda abbiamo battezzato caricamento a stella. Se il precedente sistema di caricamento già garantiva ottimi risultati in termini di bassa rumorosità e sicurezza, con il caricamento a stella ci siamo superati, aumentando ancora l’affidabilità e la silenziosità, oltre a garantire, in ogni momento, una carica sempre costante.

In fatto di emissioni e rendimenti devo dire che, dai valori ottenuti in certificazione, siamo riusciti a rientrare alla grande dentro le normative vigenti con rendimenti superiori del 90%!!!

Ci sono voluti giorni e giorni di prove e test per mettere appunto queste macchine, e non esagero affatto se vi confesso che sono arrivato anche al punto di parlare con loro quando avevano qualche problema. Ogni singolo componente della macchina è stato testato, ritestato, cambiato, ricambiato per creare una macchina sempre efficiente nel tempo e che potesse soddisfare le vostre aspettative.

Il test più difficile? Direi che è stato quello di riuscire a rendere funzionale il nuovo sistema di caricamento con i vari pellet in commercio perché, a differenza della coclea, la stella rompe il pellet e potete già immaginare la rumorosità che aveva agli inizi: non posso entrare troppo nei dettagli (segreti di stato! Wink), quello che è certo è che la soluzione che abbiamo trovato elimina completamente il problema!

Questi sono i valori della gamma dei nuovi ecofire:

Palazzetti - Caratteristiche della nuova gamma Ecofire 2008

Vi ho dato solo un'anteprima, se volete saperne di più su ogni singolo modello... Sarà per il mio prossimo post!
Nel frattempo, potreste sempre fare un salto nel nostro Forum, dovre potrete chiederci tutto ciò che vi passa per la testa sui nostri nuovi prodotti!

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CHORO, un nuovo mestiere

ottobre 13, 2008 12.39 by Marco

CHORO è un progetto molto ambizioso che coinvolge in maniera passionale di tutti gli operatori (cosidetta filiera) nel condividere un percorso, i principi, la filosofia e la missione.

In generale si usa il termine fidelizzazione per descrivere un fenomeno di affiliazione che, nel caso specifico di una azienda, deve garantire delle opportunità di crescita economica e professionale.
Questo ultimo aspetto molto spesso è marginale ma, come in tutte le attività di successo, rappresenta le fondamenta, i pilastri sui quali creare impresa/attività.

CHORO rappresenta una sfida, un nuovo mestiere che può dare grandi soddisfazioni, anche in termini economici, solo se si è consapevoli della necessità di cambiare pagina e di puntare all’eccellenza in termini di professionalità.
Molti di voi avranno modo di ricordare come la gestazione di questa nuova "creatura" è stata abbastanza lunga, circa 3 anni, con un impegno importante in termini di tempo e risorse, e con l'obiettivo di comprendere molte situazioni (tecniche e commerciali) e nel trasformare in opportunità di crescita tutte le difficoltà, le disfunzioni e le distonie rilevate nell'affrontare soluzioni impiantistiche innovative.

Con entusiasmo e dedizione io e Michele, il mio collega più stretto, coordinati e supportati da Marco Palazzetti, abbiamo cercato di trasferire il nostro entusiasmo a tutti i colleghi e ai rivenditori che hanno deciso di intraprendere questo nuovo mestiere cercando di sottolineare un concetto senza il quale è difficile, se non impossibile, raggiungere obbiettivi prestigiosi:

Il rivenditore deve essere consapevole del ruolo di consulente energetico e con il supporto dell’azienda deve creare-disporre di un team di lavoro/squadra nella quale differenti professionalità e competenze concorrono per confezionare un pacchetto di servizi e prodotti chiavi in mano.

Molti sono stati i corsi di formazione CHORO dedicati ai rivenditori che, accompagnati dal loro team, hanno avuto modo di comprendere la portata del progetto CHORO e di toccare con mano le nuove soluzioni impiantistiche CHORO.
Tutti i corsi hanno lasciato una traccia indelebile in noi e nei partecipanti stessi, che hanno riconosciuto all'azienda la capacità di illustrare in modo del tutto unico, argomenti molto specialistici, e di trasferire/stimolare la necessità di una evoluzione del punto vendita e dunque la volontà di diventare parte integrale di CHORO.

Molti sono stati i momenti di approfondimento tecnico, tra l'altro stimolati da idraulici e termotecnici, che ci hanno messo nelle condizioni di introdurre argomenti di differenziazione dei nostri sistemi rispetto a quanto attualmente disponibile nel mercato; uno di questi approfondimenti ha determinato la definizione di SISTEMA MULTIENERGIA, argomento precedentemente analizzato in questo post.

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Il sogno della mia vita (parte 2)

ottobre 11, 2008 17.00 by Cristian

... Eccoci, siamo alla seconda parte del mio racconto (clicca qui per leggere la prima parte).
Cercherò di raccontarvi i pensieri, le sensazioni, le paure che ho provato e che tutt'ora provo in questo mio sogno lavorativo.
Sapete, essere responsabili di qualcosa, che può essere un'ufficio, una funzione, uno stabilimento, comporta una serie di responsabilità verso se stessi e gli altri. Oltretutto quando si prendono decisioni, giuste o sbagliate che siano ci si "scopre" sempre a delle critiche dei capi, dei colleghi, dei collaboratori.
Fino a quando non ho raggiunto questa mansione mi sono sempre occupato di industrializzazione e di acquisti, nella maggior parte dei casi la responsabilità di ciò che facevo era comunque di un'altra persona. Per meglio farvi comprendere nel caso che sbagliassi, le "mazzate" dall'alto le prendeva un altro. Anche se nella mia vita lavorativa ho sempre cercato di essere il più indipendente possibile e scomodare il capo proprio in casi estremi.

Cosa che cerco di fare anche oggi. Questa mia scelta è dettata da due motivi: il primo è che comunque un superiore è già impegnato a prendere delle decisioni proprie, la seconda è che credo che chiunque sia messo in una posizione di "risorsa pensante" debba munirsi di intraprendenza e buon senso e quindi cercare di risolvere autonomamente i propri problemi lavorativi.
Oggi però sono io nella posizione del capo "parafulmine" che è soggetto a prendere le "mazzate" dall'alto. Certo, questo è anche il mio lavoro, quello di prendere decisioni, coordinare, e proteggere i miei collaboratori. Sapete, sono convinto che un buon capo è quello che difende tutti i suoi collaboratori verso critiche esterne. Come dice il detto: "i panni sporchi si lavano in casa".
A volte per "fortuna" o "purtroppo" ci si innamora delle Aziende e a me è successo proprio questo. E’ la seconda volta nella vita che mi accade di provare un "sentimento" verso il posto in cui lavoro. La prima volta sono stato "innamorato" per i fatidici 7 anni. Poi ho dovuto prendere coraggio e andarmene, spiccare il volo per nuove esperienze. Questa è la seconda volta che provo amore per uno stabilimento. Prima dicevo per "fortuna", perché sono convinto che chi copre certi ruoli di responsabilità deve curare amorevolmente l’Azienda per cui lavora proprio come fosse sua.
"Purtroppo" invece perché come succede in amore a volte si soffre, non si dorme la notte, ci si preoccupa. Nella vita, come in Azienda, si vorrebbe che tutto funzionasse come un orologio svizzero, che non ci fossero problemi, che l’azienda sia sempre efficiente, pulita e in ordine, ma a volte non è sempre così e si finisce per soffrire.

Per ritornare a me, non crediate sia facile per un "ragazzino" di poco più di trent’ anni mandare avanti uno stabilimento, coordinare persone che sono presenti sul campo da oltre 20 anni, conquistare la loro fiducia, cercare di farli lavorare in modo diverso, più industriale e più organizzato.
Fare delle scelte che siano il più giuste possibile pur non avendo esperienza.
Però forse è proprio questo il bello della mia avventura, mettersi in discussione giorno dopo giorno, essere convinti di non essere mai arrivati alla meta ma certi di percorrere la strada per la meta.
Chiunque leggerà ciò che ho scritto è venuto a conoscenza della parte più intima e sincera di me, perché ho interpretato questo nostro nuovo blog come un diario di bordo in cui ho scritto le mie sensazioni, i miei pensieri a ruota libera, a volte addirittura senza rileggerli, appunto per lasciarli spontanei e genuini come sono usciti.

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Piccola, ma con un grande cuore (parte 2: Penelope)

ottobre 9, 2008 21.38 by Vito

Come visto nel post relativo a Silvia, analogamente per Penelope è stata seguita la stessa strada, con la differenza che l'estetica da ricercare era volta al gusto classico, per quelli che "la stufa è solo in ceramica".
Forti pertanto della consulenza ed esperienza maturata nel settore dal reparto ceramica, abbiamo iniziato il percorso progettuale studiando il concept attorno all'idea di un prodotto di piccole dimensioni, cercando di proporzionare e bilanciare il rapporto tra la forza e robustezza espressi dalla ghisa del focolare, e il tono classico e colorato definiti dal rivestimento.
Diciamo che questo secondo ramo di progetto è stato agevolato, nel percorso, dagli accorgimenti e soluzioni ritrovati grazie al collaterale progetto Silvia, il che ci ha permesso di concentrare maggiormente l'attenzione proprio sulle ceramiche e sulle loro proporzioni.
Pensando ad un contesto di particolare diffusione del prodotto, i dettagli dovevano esprimere abilità nella lavorazione ma non essere necessariamente pesanti.
In tal senso, abbiamo innanzitutto deciso di realizzare i fianchi di Penelope in modo che fornissero l'aspetto di ripartizione in 4 parti, cadenza che è risultata essere la migliore dopo varie proposte in questa direzione.  Tale ripartizione è stata poi sottolineata dalle bordature in rilievo, che a loro volta creano e delineano lo spazio utile al piccolo decoro centrale.
Dovendo infine chiudere l'involucro, l'idea di riportare la ceramica anche nella parte superiore, è venuta praticamente da sè, come la classica ciliegina sulla torta.
Ora, avendo a questo punto definito forma e caratteristiche principali, non restava che un piccolo dettaglio... e che dettaglio: la gamma colori! Scegliere tra mille possibilità, tendenze, gusti, non è affatto semplice, soprattutto se si vuole con fermezza un prodotto classico, che non dia il senso del "vecchio", e che sappia mantenere la sua verve per molto tempo senza aver paura delle mode del momento... crediamo che la collaborazione di tutti ci abbia dato la possibilità di aver messo in cantiere un buon lavoro e ottenuto un risultato soddisfacente.
A questo punto lasciamo a Voi quindi il piacere di scegliere tra le nostre selezionate colorazioni!

Palazzetti - Ecofire Penelope
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