Erasmus internazionale

novembre 27, 2008 15.48 by Iride

Perché non trasportare questa esperienza anche nel mondo del lavoro?

Meditavo sul fatto che in ambito universitario è normale parlare di Erasmus, ovvero periodi di studio all'estero. Queste esperienze permettono, oltre ad un approfondimento della lingua estera, di vivere in realtà diverse da quella in cui siamo abituati, e quindi un arricchimento culturale e mentale. Palazzetti - Frecce tricolore
E quindi mi chiedo: perché non trasportare questa esperienza anche nel mondo del lavoro? All’interno del nostro gruppo, in modo particolare, è possibile farlo semplicemente visto che abbiamo diverse sedi, e in ogni sede la realtà, l’ambiente, il clima, i punti di vista sono completamente diversi!!!
Ho avuto la fortuna di lavorare per qualche giorno in qualcuna di queste realtà (la sede di Zoppola, Calyx, Royal), e credetemi, è illuminante! Conoscere gli ambienti, i meccanismi che regolano le altre sedi, ti permette, da un lato, di capire come la stessa cosa possa essere vista in maniera completamente diversa anche se facciamo parte dello stesso gruppo, dall’altro, di “rubare” qualche idea interessante, e quindi di migliorare il tuo lavoro. Spesso, prima di passare qualche ora nelle altre realtà, mi sono chiesta perché su alcune questioni non trovavo riscontro parlando con colleghi di altre sedi... poi ho capito che gli obiettivi sono gli stessi, ma le strade per raggiungerli non sono sempre le stesse...

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Come si svolgono i test sul pellet

novembre 21, 2008 02.00 by Trinacria

è arrivato l'inverno.... Ciao, per voi lettori di questo blog sono Trinacria, e in questo mio primo articolo vi parlerò di come effettuo i test sul pellet. Spero che troverete l'argomento interessante, dato l'arrivo della stagione fredda.

Per l'esecuzione dei test vi è una semplice procedura, atta alla standardizzazione delle prove. Solitamente inizio con un'analisi visiva dei sacchi pervenuti.
Da questa prima occhiata, traggo già le prime informazioni, come ad esempio la quantità di pellet che si è frantumato trasformandosi in "polverino", oppure la qualità dello stato di conservazione generale dei sacchi.
Sempre grazie all'analisi visiva, cerco di individuare impurità grossolane nell'impasto che costituisce il pellet: è infatti tutt'altro che raro l'utilizzo di scarti provenienti dall'industria del mobile. In questo caso il pellet è riconoscibile anche all'olfatto, basta aprire un sacco ed avvicinarsi, l'odore è simile al truciolare utilizzato nei mobili. Si tratta ovviamente di una delle peggiori qualità, dato che non si è a conoscenza dei leganti utilizzati per l’aggregazione del materiale usato per produrre il pellet. A seconda della loro composizione, tali leganti possono rilasciare agenti tossici in atmosfera durante la loro combustione, trasformando la vostra stufa a pellet in un inceneritore.

Palazzetti - Un bancale di pellet Generalmente continuo i miei test con le prove fisiche, tra le quali trovo interessante la prova da noi chiamata dei "leganti": prendo una manciata di ovuli, la immergo in acqua fredda per qualche secondo e inizio poi, stringendo il pugno, ad esercitare uno sfregamento meccanico. Da questa prova traggo delle conclusioni che sono legate al tempo ed alla forza che sono stati necessari per disgregare gli ovuli, in linea di massima se il tempo è lungo e la forza applicata è alta, si è in presenza di pellet compresso, o sono stati utilizzati  leganti in maniera eccessiva, o non conformi. Se invece il tempo è breve e la forza esercitata è stata debole siamo in presenza di pellet "morbido".
Queste due tipologie di pellet riducono, anche se in maniera diversa, l'efficienza della macchina utilizzata per bruciarlo.

Nel primo caso, il pellet con essenza eccessivamente compressa presenta problemi nella combustione specialmente alle basse potenze: in pratica si allunga il tempo che impiega la fiamma a raggiungere il cuore dell'ovulo. Ciò causa un abbassamento del rendimento, derivato dal fatto che la stessa si sviluppa con fatica e non avvolge correttamente l'ovulo. L'ossigeno contenuto nell'aria comburente viene praticamente "perso", non potendosi combinare con il carbonio contenuto nell'essenza, e quindi non sviluppando cosi calore. Se poi a tutto questo aggiungiamo anche una bassa densità del pellet...

Continua nella prossima puntata! Surprised

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La crisi accende la stufa ecologica

novembre 12, 2008 23.45 by PuRe

E’ ormai un dato di fatto che la crisi economica stia colpendo numerose famiglie italiane, costrette dunque ad un contenimento delle spese. Per sostenere chi desidera riscaldare la propria casa riducendo i costi in armonia con il proprio benessere e quello della natura, proponiamo offerte particolari sulla nostra vasta gamma di caminetti e stufe. La qualità garantita dei nostri prodotti (realmente certificati!) ha trovato il consenso nella richiesta del mercato.

Il Gazzettino di Pordenone di oggi ha citato la nostra azienda, per aver esteso l’orario di lavoro dei reparti produttivi anche ai fine settimana, suscitando la curiosità di molti, abituati a sentir parlare solo di crisi e mobilità...
In allegato a questo post potete scaricare l'articolo in formato PDF

palazzetti_gazzettino20081112.pdf (1,88 mb)

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Lavoro di squadra

novembre 9, 2008 13.00 by Patrizio

E' domenica pomeriggio.

Io e Trinacria siamo partiti per una trasferta di lavoro a Monaco.
Lunedì mattina saremo impegnati al TÜF con la certificazione di due stufe nuove per il mercato tedesco.
Palazzetti - Lavoro di squadra Se sapevamo di perdere due giorni solo per preparare i prodotti per i test ce la saremmo presa con più calma. Partire di domenica non è che sia il massimo, anche se in realtà quando c'è la passione per ciò che fai il peso per certe cose non lo senti.
Sarà anche da masochisti, ma il bello del lavoro viene proprio quando si presentano i problemi. Quando cerchi di fare il meglio tirando fuori le tue qualità senza fermarti di fronte alla prima difficoltà che incontri. Non importa come lavori! Se riesci a condividere l'impegno con i colleghi, decidendo di seguire una strada piuttosto che un'altra per raggiungere l'obbiettivo, è la qualità del lavoro che fai, il risultato che riesci a portare a casa quello che conta.
Alla fine ce la facciamo, con fatica ma il risultato lo portiamo a casa. Il lavoro di squadra e l'inventiva che ci distingue quando siamo messi in difficoltà hanno fatto la differenza.
L'essere italiani, lasciatemi passare un po' di sano orgoglio nazionale, ci è stato d'aiuto.

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Trent'anni di Palazzetti: la storia continua

novembre 5, 2008 20.40 by Vortex

Dato che mi pare che il mio primo articolo vi sia piaciuto, ho pensato di continuare, e raccontare un altro frammento della storia dei miei ultimi trent'anni; vediamo un po'...

Come vi ho già scritto in precedenza, nella vecchia sede eravamo in tutto in trentacinque.
Bene, come spesso accade quando si è un gruppo ristretto, l'affiatamento era molto forte... come pure la rivalità, d'altronde. La cosa che spiccava di più però era la voglia di divertirsi.
Per quanto fosse duro il lavoro (e lo era nel senso più stretto del termine ) non passava un minuto senza che si sentissero risate e grida in qualche punto dei reparti; tutti prendevano in giro tutti e se stessi, indistintamente, ridendo degli sbagli altrui e dei propri senza che nessuno si sentisse offeso.
Certo, qualche litigata finiva ben per capitare, ma era roba di secondi, subito qualcuno prendeva in giro entrambi i contendenti e tutti scoppiavano a ridere mandandosi cordialmente "in mona" come si dice dalle nostre parti.

C'erano personaggi, tra quegli operai, che avrebbero potuto fare i comici in televisione, altri che conoscevano tante di quelle barzellette che potevano riempire un'intera enciclopedia, altri che avevano sempre la battuta pronta e tagliente. C'era chi imprecava con tanto estro da riuscire a non ripetere mai lo stesso epiteto durante tutta la settimana, e sì che lo facevano in continuazione, e mi scuserete, ma non è poco! C’erano personaggi che solo a guardarli ti mettevi  a ridere, c’era chi aveva una forza erculea. Ricordo un collega che veniva a prendersi un tipo di colonna che andava modificata sulla sega a ponte, pesante ottanta chili, che arrivava, la sollevava alta sopra la testa e rientrava in reparto segheria... E chi a malapena teneva in mano un martello, ma tutti lavoravano come matti, sempre.

Avevamo solo due carrelli elevatori, manovrati da due carrellisti che non avrebbero potuto essere più diversi tra loro: il più giovane era  velocissimo, è vero, ma era una catastrofe ambulante. E’ opinione corrente tra chi li ricorda, che non sia mai riuscito a ripagare lavorando tutti i danni che faceva. Il più anziano invece era più pacato e responsabile, e si inviperiva quando il giovane collega sfasciava qualcosa. Spesso lo abbiamo visto inseguirlo, carrello dietro carrello, brandendo un pezzo di muralina di legno. Erano occasioni di impagabile ilarità tra di noi operai, questo ci alleggeriva la rabbia per la perdita del materiale finito distrutto dal vandalo, che ci costringeva a rifare tutto daccapo, spesso fermandoci a fare straordinari, visto che il camion doveva partire con il carico completo.

Un ricordo in particolare? Quando ancora lavoravo all'imballo, si camminava letteralmente in mezzo ai pezzi finiti dei molti modelli di rivestimento. Fate conto che all'epoca avevamo una trentina di modelli, che arrivavano ad essere composti anche di 16 pezzi ciascuno, e che ognuno poteva essere in versione 64, 76, 96 oppure 106 centimetri di bocca, ognuno poteva essere a parete, parziale incasso oppure totale, angolo destro o sinistro ed ancora avere la panca destra o sinistra, la trave normale, massiccia od in marmo. Centinaia di pezzi da memorizzare, ed ogni modello o versione andava imballato in quel modo preciso e basta. Un giorno, un pomeriggio finito il lavoro, mi ritrovavo a fare due passi in centro con gli amici, un bel momento guardo in basso e... faccio un salto lanciando un grido!!!
Gli amici giustamente mi chiesero che diamine mi fosse preso, visto che a parte un paio di formiche non c’era nulla davanti a noi, e non potei fare altro che scusarmi per il mio comportamento.

Avevo avuto una brevissima allucinazione, per un attimo guardando a terra avevo visto che stavo camminando sui pezzi dei rivestimenti che c'erano in reparto, e giustamente avevo cercato di evitarli.
Per fortuna non si è più ripetuto. Wink

Per ora mi fermo qui, ma se vi fa piacere ci rivedremo ancora qui sul blog.

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Perdita di cenere da caminetti o da stufe a pellet/legna?

novembre 3, 2008 16.08 by Gianluca

Alzi la mano chi non si è trovato almeno una volta tutti i mobili attorno ad una stufa o focolare a legna/pellet  ricoperti da una sottile pellicola di cenere altamente fastidiosa... dopo magari aver perso ore e ore a pulirli, ripulirli e... tanto per cambiare pulirli ancora!

"Ovviamente" la colpa è della disgraziata/o stufa o focolare che non ha alcun modo di difendersi e si grida al difetto... Si perdono giornate intere a capire da dove cavolo esce questa cenere con esiti il più delle volte negativi... ma la soluzione dove sta??? Non tutti gli aspiratori sono adatti all'aspirazione delle ceneri
Beh, per un momento memorizzate quello che fate per ripulire la stufa/focolare e troverete da soli il colpevole.

Se non ci siete arrivati da soli vi aiuto io... E' l'aspiratore (di solito a bidone). Perché???
Nel momento in cui effettuate la pulizia della stufa l'aspiratore ovviamente si aspira tutte le ceneri presenti in camera di combustione: quelle più sottili attraversano i filtri e quindi rimangono in sospensione nella stanza. Nell'istante in cui si effettua l'operazione non ci si accorge di niente... ma ben dopo... quando queste ceneri vanno a depositarsi...
E quindi che si fa??? O vi rassegnate a consumare i mobili continuando imperterriti a pulirli 2 volte al giorno o... più semplicemente si acquista un aspiratore ad acqua o uno ben studiato per l'aspirazione delle ceneri.
Di chi è la colpa alla fine??? Dell'uomo o della macchina?? Mah...

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