Dato che mi pare che il mio primo articolo vi sia piaciuto, ho pensato di continuare, e raccontare un altro frammento della storia dei miei ultimi trent'anni; vediamo un po'...
Come vi ho già scritto in precedenza, nella vecchia sede eravamo in tutto in trentacinque.
Bene, come spesso accade quando si è un gruppo ristretto, l'affiatamento era molto forte... come pure la rivalità, d'altronde. La cosa che spiccava di più però era la voglia di divertirsi.
Per quanto fosse duro il lavoro (e lo era nel senso più stretto del termine ) non passava un minuto senza che si sentissero risate e grida in qualche punto dei reparti; tutti prendevano in giro tutti e se stessi, indistintamente, ridendo degli sbagli altrui e dei propri senza che nessuno si sentisse offeso.
Certo, qualche litigata finiva ben per capitare, ma era roba di secondi, subito qualcuno prendeva in giro entrambi i contendenti e tutti scoppiavano a ridere mandandosi cordialmente "in mona" come si dice dalle nostre parti.
C'erano personaggi, tra quegli operai, che avrebbero potuto fare i comici in televisione, altri che conoscevano tante di quelle barzellette che potevano riempire un'intera enciclopedia, altri che avevano sempre la battuta pronta e tagliente. C'era chi imprecava con tanto estro da riuscire a non ripetere mai lo stesso epiteto durante tutta la settimana, e sì che lo facevano in continuazione, e mi scuserete, ma non è poco! C’erano personaggi che solo a guardarli ti mettevi a ridere, c’era chi aveva una forza erculea. Ricordo un collega che veniva a prendersi un tipo di colonna che andava modificata sulla sega a ponte, pesante ottanta chili, che arrivava, la sollevava alta sopra la testa e rientrava in reparto segheria... E chi a malapena teneva in mano un martello, ma tutti lavoravano come matti, sempre.
Avevamo solo due carrelli elevatori, manovrati da due carrellisti che non avrebbero potuto essere più diversi tra loro: il più giovane era velocissimo, è vero, ma era una catastrofe ambulante. E’ opinione corrente tra chi li ricorda, che non sia mai riuscito a ripagare lavorando tutti i danni che faceva. Il più anziano invece era più pacato e responsabile, e si inviperiva quando il giovane collega sfasciava qualcosa. Spesso lo abbiamo visto inseguirlo, carrello dietro carrello, brandendo un pezzo di muralina di legno. Erano occasioni di impagabile ilarità tra di noi operai, questo ci alleggeriva la rabbia per la perdita del materiale finito distrutto dal vandalo, che ci costringeva a rifare tutto daccapo, spesso fermandoci a fare straordinari, visto che il camion doveva partire con il carico completo.
Un ricordo in particolare? Quando ancora lavoravo all'imballo, si camminava letteralmente in mezzo ai pezzi finiti dei molti modelli di rivestimento. Fate conto che all'epoca avevamo una trentina di modelli, che arrivavano ad essere composti anche di 16 pezzi ciascuno, e che ognuno poteva essere in versione 64, 76, 96 oppure 106 centimetri di bocca, ognuno poteva essere a parete, parziale incasso oppure totale, angolo destro o sinistro ed ancora avere la panca destra o sinistra, la trave normale, massiccia od in marmo. Centinaia di pezzi da memorizzare, ed ogni modello o versione andava imballato in quel modo preciso e basta. Un giorno, un pomeriggio finito il lavoro, mi ritrovavo a fare due passi in centro con gli amici, un bel momento guardo in basso e... faccio un salto lanciando un grido!!!
Gli amici giustamente mi chiesero che diamine mi fosse preso, visto che a parte un paio di formiche non c’era nulla davanti a noi, e non potei fare altro che scusarmi per il mio comportamento.
Avevo avuto una brevissima allucinazione, per un attimo guardando a terra avevo visto che stavo camminando sui pezzi dei rivestimenti che c'erano in reparto, e giustamente avevo cercato di evitarli.
Per fortuna non si è più ripetuto.
Per ora mi fermo qui, ma se vi fa piacere ci rivedremo ancora qui sul blog.
Correntemente valutato 4.3 da 15 utenti
- Currently 4,333334/5 Stars.
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5