... Il solito Vortex!
Ogni tanto mi vengono in mente immagini divertenti, personaggi che hanno fatto la storia dei miei trent'anni in azienda. Vediamo se riesco a mettere nero su bianco qualcosa di nuovo.
Vi ho già parlato mi sembra, dei nostri carrellisti, il giovane era il velocissimo Dario, l'altro il povero Terenzio.
Il primo sembrava escogitare ogni giorno modi nuovi di fare danni, l'altro pensava a come poterlo punire. Era una battaglia persa in partenza, quella di Terenzio, lo sapeva bene, ma si impegnava parimenti ad escogitare qualcosa di nuovo volta per volta.
In un'occasione venne installato un nuovo portone automatico, a comando pneumatico, per aiutare a mantenere il calore all'interno del reparto quando si rendeva necessario portare all'aperto i materiali. Era alto tre metri, a due ante trasparenti, e dai tre metri fino al soffitto, due metri più in su, venne creato un robusto infisso in ferro e vetro da imbullonarsi sui pilastri in cemento.
Era ovvio che nessuno avrebbe potuto sorreggerlo a mano mentre gli addetti lo fissavano, perciò fu incaricato Dario di sorreggerlo con le forche del muletto. Dovette sottostare per quasi un'ora ai comandi dei due operai, i cui comandi ripetuti erano una sofferenza per lui :
"Alza di due centimetri! Avanti di tre, piano!! Adesso vieni indietro un centimetro verso sinistra, abbassa di un pelo!"
Dario fumava letteralmente dall'impazienza di poter correre avanti ed indietro per il piazzale. Quando finalmente il lavoro fu terminato, fece un giro d'onore decantando la sua precisione nell'eseguire i comandi, e vantandosi che senza di lui non si sarebbe potuto fare niente del genere, concludendo raccomandandosi che bisognava fare attenzione a non uscire dal capannone con le forche troppo alte del carrello elevatore, per evitare di colpire l'infisso appena montato. Tutti convenimmo che era giusto, che saremmo stati attenti, senza dirgli che noi non potevamo usarlo, il carrello elevatore, ma ritenemmo meglio non fargli notare che semmai era lui a dover stare attento a quel che faceva. In effetti forse sarebbe stato meglio averglielo fatto notare, ma si sa... con il senno di poi...!
Non trascorsero nemmeno tre minuti.
Ci fu un boato!! Poi un fragore tremendo, un clangore di ferraglia e di vetri infranti, seguito da una pioggia di polvere che cadeva dalle travi del tetto in cemento, dai tiranti d'acciaio delle capriate, dai cavi e dalle tubature che correvano in alto sopra le postazioni di lavoro.
Tutto il capannone stava vibrando per il colpo dato da Dario il Grande. Appena finito di raccomandarsi con noi aveva caricato un pallet di materiali finiti, e per vedere meglio dove stava andando tenne sollevate le forche bene in alto.
Immaginate la scena: il carrello colpisce con la violenza di un ariete l'infisso con la parte alta delle forche, e si impenna mentre la parte di sotto continua la sua corsa, a questo punto il naso del carrellista discute con il vetro di protezione sul davanti del mezzo. Immediatamente dopo l'iddilio naso-vetro temperato c'è il contraccolpo, la parte bassa del carrello rimbalza indietro, scagliando tutto il peso del marmo caricato sul pallet in avanti, a dare il colpo di grazia all'infisso appena installato, e mandandolo a finire qualche metro più avanti, inseguito da una tonnellata di rottami di marmo, miseri resti di una ordinata pila di piani perfettamente levigati e pronti per essere imballati.
Eravamo tanto abituati ai suoi danni che, passato lo spavento per il tremendo botto, ci limitammo a scuotere la testa e riprendemmo tutti a lavorare, lui faceva i danni e lui ripuliva.
Il bello di Dario era che quando faceva danni si arrabbiava come un matto con l'intero universo, ed un pochino con se stesso, e copriva lo stesso universo e se stesso di insulti per tanto più tempo quanto più grave era il danno, perciò non c'era neanche gusto a sgridarlo.
Perfino Lelio Palazzetti in persona alla fine si girava a guardarci con un mezzo sorriso sotto il cipiglio da urlo "Cosa vutu dirghe, el se le dis da sol !!" (Cosa vuoi dirgli ? Si insulta da solo!!)
Ma una cosa eravamo noi colleghi, una cosa era il Titolare in persona... altra cosa era Terenzio!!!
Ci pensò in silenzio per un paio di giorni, e non so se Dario si stesse preoccupando per questo, ma avrebbe dovuto.
Il terzo giorno, quando a fine giornata uscimmo dalla fabbrica per raggiungere le nostre auto, vedemmo Dario guardarsi stranito attorno, grattandosi la testa e borbottando qualcosa tra sé e sé... finchè qualcuno gli indicò un punto alle sue spalle.... in alto. Molto in alto!
La sua auto era parcheggiata sopra il grande silos dei fanghi del depuratore delle acque di lavorazione, a buoni sette metri da terra.
A nessuno venne da chiedersi come ci fosse finita... Terenzio era l'unico gruista!! E lui si, era un maestro, non per nulla era andato a casa per primo!!
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