Ho scoperto che ogni tanto una sberla morale aiuta a ridimensionare i problemi.
Chiunque sia sposato sa perfettamente che tra i voti matrimoniali ce n'è uno inespresso ma fondamentale:
"ascolterai con pazienza le infinite lamentele del tuo consorte".
Beh, l'altra sera avevo costretto mio marito a tener fede al suo voto, tediandolo a morte con i miei "problemi di lavoro" con frasi del tipo: non ce la faccio più,... ho lavoro per due persone,... se non mi crescono altre due braccia e un'altra testa non riesco a fare tutto,... tra poco tiro uno "sciopòn" (credo che in italiano si traduca "tra poco scoppio"), e altre più colorite espressioni che, per amor di decenza, non ripeterò.
Finito il mio soliloquio, che tale era data l'inequivocabile espressione del buon Beppe mentre mi "ascoltava", mi sono concessa un po' di meritato riposo, appiattendo il cervello davanti a mamma TV; così, mentre facevo zapping, mi sono imbattuta nella storia di un padre di famiglia che, tra le lacrime, raccontava di aver dovuto mandare il figlio di otto anni a vivere con i nonni perché, perso il lavoro, non era più in grado di provvedere a lui.
BAM! Mi è arrivata la sberla.
Immedesimarsi nella sua storia e immaginare di dover rinunciare ai miei bimbi è stato un attimo. Nonostante le mie non trascurabili dimensioni mi sono sentita piccola e insulsa.
Insomma, ho pensato: è vero tutto quello che ho detto, la mia giornata lavorativa è un delirio e mi sento tanto Gigi la trottola; spesso mi sembra di stare in uno di quegli incubi in cui tu credi di correre, mentre lo scenario intorno a te rimane perfettamente immobile; ogni tanto poi la tentazione di prendersi a scarpate sui denti tra colleghi è talmente forte che "per sicurezza" vai al lavoro con dei leggerissimi infradito (metti mai che una volta non riesci a resistere alla tentazione).
Ma, pensandoci un po’, che diritto ho io di lamentarmi per il troppo lavoro quando c'è chi va in televisione a mendicarne uno qualsiasi per poter riportare a casa suo figlio?!
Ecco allora che cosa farò: sicuramente continuerò ad arrabbiarmi, ma ogni volta che mi sentirò "frustrata" perché non riesco quasi più a vedere di che colore è la mia scrivania sotto le pratiche da sbrigare, penserò a quel giovane papà con gli occhi lucidi e dirò a me stessa: "FORZA CICCIO, E’ UN'ALTRA BELLA GIORNATA DI LAVORO!!". Anzi, sapete che vi dico?... se qualcuno ha qualcos’altro da darmi da fare......
HEI , SCHERZAVO!!!, non voglio la fila davanti alla mia scrivania domani!
Quello che voglio dire è che magari tra un po' lo "sciopòn" lo tirerò davvero , ma quanto meno cercherò di farlo col sorriso sulla bocca.
So che rischio l'internamento in qualche istituto di igiene mentale per quello che sto per dire, ma mi viene in mente la scena di un cartone animato (... e pensare che ai tempi delle superiori citavo nei temi personaggi del calibro di Hermann Hesse, che ora, francamente, a stento ricordo chi sia). In questa scena un personaggio dice più o meno una cosa del genere:
"Ieri è storia, domani è un mistero, oggi è un dono, per questo si chiama presente".
Ora immaginate che a dirlo sia un tartarugo ultracentenario, flemmatico e per giunta gran maestro di arti marziali... credetemi, l'effetto è "illuminante".
Direi che con questa digressione filosofica ho toccato il fondo, per cui vi lascio a meditare sulla possibilità di togliermi il saluto per "manifesta inadeguatezza mentale" della sottoscritta... (una che cita una tartaruga in un articolo, tanto a posto non è!).
Io, intanto, continuo a sperare che mi cresca un altro paio di braccia, per la testa è meglio evitare: guardate che scherzo mi ha fatto la natura con quella che ho già!
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