Oggi, 9 novembre 2009, come vent'anni fa Berlino è in festa.
Proprio nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1989, infatti, è stata scritta una delle pagine più importanti ed emblematiche della storia europea contemporanea.
Simbolo di una divisione non solo politico-ideologica, ma anche e soprattutto umana il muro di Berlino ha spezzato la capitale tedesca per 28 anni, dalla sua costruzione (iniziata il 13 agosto 1961) al suo smantellamento.
Tutto iniziò nel 1945, quando venne decisa la divisione della Germania (e di Berlino) in quattro settori controllati dalle potenze vincitrici: Unione Sovietica, Stati Uniti d'America, Regno Unito e Francia.
Le cose cambiarono quando l'inasprimento della Guerra Fredda provocò sempre più fughe verso Berlino ovest.
Nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961 le unità armate della Germania dell'Est iniziarono a costruire, davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti delle due parti, un muro insuperabile che avrebbe attraversato la città per 155 km, diviso le famiglie e tagliato la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università.
La storia del muro è anche la storia della fuga verso la libertà: circa 5000 coraggiosi vi riuscirono (i loro ingegnosi modi sono rimasti nella memoria di tutti!), ma altri lungo quel muro han visto finire non solo la loro speranza di un futuro diverso, ma la vita stessa. Negli anni il divario tra "le due Berlino" crebbe sempre di più, ed è visibile ancora oggi per chi, come me, ha avuto la fortuna di visitare questa meravigliosa città: non solo differenze economiche, ma anche quelle più visibili dell'architettura di palazzi e strade.
Mentre la Germania Ovest viveva gli anni del "Wirtschaftswunder" (il miracolo economico) e diventava una delle capitali più moderne e sviluppate d'Europa, oltre il muro si svolgevano le colossali parate militari e la rigida pianificazione sovietica bloccava l'economia.
Le intense manifestazioni di protesta degli anni '80 culminarono nella notte tra il 9 e 10 novembre 1989 quando, nel corso di una conferenza stampa, il Ministro della Propaganda della DDR Gϋnter Schabowski annunciò l'immediata apertura dei posti di blocco.
E' la fine del regime sovietico: migliaia di persone si ammassarono ai checkpoint e lungo il muro e iniziarono ad abbatterlo. I giovani dell'Est si abbracciano con quelli dell'Ovest. Dinanzi alla Porta di Brandeburgo dove negli anni 30 avevano sfilato le SS di Hitler e nel 1945 l'Armata Rossa di Stalin, brindavano i ragazzi con i capelli lunghi, la voglia di libertà e la coca cola in mano.
Il 18 marzo 1990 furono tenute le prime e uniche libere elezioni della storia della DDR e la Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990 (il "Giorno della riunificazione").
Il muro è stato fisicamente distrutto quasi ovunque, ad eccezione di alcuni punti: una sezione vicino a Potsdamer Platz, una seconda, la più lunga, sulla riva della Sprea (East Side Gallery) ed una terza a nord in Bernauer Straβe, che è stata trasformata in un memoriale nel 1999.
Camminando per la città però è ancora possibile vedere i punti attraversati dal muro, contrassegnati da targhette "incastonate" tra le mattonelle di porfido delle strade. Calpestandole, si prova una sensazione strana e non si può fare a meno di chiedersi: cosa significava essere un solo popolo ma diviso da un muro?
Questo giorno è un simbolo di tutti i "muri" presenti nel mondo, non solo di cemento ma anche muri di ostilità, diffidenza, odio.
E’ il "Giorno della libertà", testimonianza della liberazione dei Paesi oppressi ed auspicio di democrazia per le popolazioni.
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