L'attesa è finita, domani sarà Natale e spero che sotto l'albero, pur non avendo fatto proprio l'Angioletto, troverò quel regalo tanto atteso e desiderato.
Con mamma preparavo una ciotola con del latte per placare la grande sete delle affaticate renne, e dei biscotti con un bicchierino di grappa per rifocillare e riscaldare Babbo Natale.
Mi ricordo che a Pordenone, per le vie del quartiere di S. Francesco, ad una certa ora un incaricato di Don Vittorino passava a suonare la campanella: era l'ora di andare a letto per tutti i bimbi, perché da lì a poco sarebbe passato Babbo Natale nelle varie case a consegnare i doni.
Quando quel tintinnio, prima appena percettibile e poi sempre più distinto risuonava, scattava la frenesia di andare a letto e prendere immediatamente sonno; era talmente eccitante che a volte facevo fatica ad entrare nel mondo dei sogni.
L'indomani scattavo come una molla, come non avevo fatto mai per andare a scuola: il latte sparito, la grappa bevuta e dei biscotti solo qualche briciola, ma lui era lì accanto all'albero, incartato, infiocchettato che aspettava solo di passare con me tante ore di gioco insieme.
Quando sono cresciuto mi sono ripromesso che, nel limte del possibile, tutta questa magia l'avrei fatta vivere anche ai miei piccoli cuccioli, sebbene ai giorni d'oggi tra televisione, internet e compagni di scuola i cui genitori hanno svelato la cruda verità, è difficile rendere credibile questa avventura nel mondo della fantasia.
Tutto comincia quando Lara e i piccoli vicino al caminetto lasciano i famosi viveri per le renne e Babbo Natale, con la porta dello stesso leggermente aperta per agevolare il paffutello ad entrare senza trovare grosse difficoltà.
Con la scusa della lettura della fiaba della sera, Lisa e Luca vengono distratti, ed io scendo in giardino per suonare la campanella, scattando in appartamento al primo piano come neanche Mennea dei tempi migliori sapeva fare, in modo tale di non far percepire la mia assenza.
Nelle camerette c’è il fuggi fuggi generale:
"Papà, papà, hai sentito anche tu la campanella?"
"davvero?", rispondo io con un fiatone ansimante, degno di un novantenne.
Guardo i loro occhi pieni di trepidazione, d'innocenza e in loro vedo me quando avevo la loro età, un tuffo in quel meraviglioso passato, un bacio frettoloso della buonanotte e subito rannicchiati a dormire, ed è silenzio totale, cosa difficile da ottenere in altre occasioni.
Quando il sonno profondo li porta con se, raggruppiamo i regali attorno all'albero, lasciamo qualche goccia di latte, qualche briciola nel piatto e scrivo una lettera, lasciata da Babbo Natale, dove faccio alcune raccomandazioni e soprattutto di fare i bravi nella vita e a scuola, altrimenti il prossimo anno potrei dimenticare questo indirizzo.
La mattina seguente... scusate, all'alba seguente, ancora con gli occhi semichiusi mi godo il rito dell'apertura dei regali e le espressioni nei loro visi che mi fanno sentire un genitore felice.
Alla lettura della lettera, rigorosamente scritta in stampatello camuffato per non far riconoscere la scrittura, qualche risata scappa, ma soprattutto le domande fioccano su come sia potuto entrare dal camino, se gli siano piaciuti i biscotti, su come faccia a non sbagliare una consegna e lì partono le risposte più fantasiose e nebulose per rendere tutto ancora misterioso.
Anche questa volta la magia del Natale è arrivata ed è bello crederci: anche io ci credo, a modo mio...
Buon Natale a tutti voi!!!!
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