... Questo è stato il mio primo pensiero quando sabato, con marito e prole al seguito, mi sono baldanzosamente recata a quello che, a ragione, credevo essere il Family Day Palazzetti.
Davvero, al primo impatto ho visto solo tanti sconosciuti.
Poi ho attivato i neuroni e ho riflettuto: No, è tutto ok, questo è lo stabilimento di Zoppola, lo conosco... ALLORA GLI IMBUCATI SONO LORO!!
La verità è che un po' mi vergogno, ma lavoro qui da 6 anni e conosco si e no un terzo dei miei colleghi... che capra!
Ed ecco allora il mio secondo pensiero di quella giornata: Devo migliorare i miei rapporti sociali, quindi bando alla timidezza, petto in fuori (non troppo altrimenti uccido qualcuno), pancia in dentro e via... Del resto quale migliore occasione, mi sono anche portata i rinforzi da casa!
Mentre mi dirigevo a passo più o meno deciso verso il fulcro della festa, hanno iniziato a materializzarsi le facce rassicuranti di alcuni dei miei "vecchi colleghi": Sandro (in una piacevole versione rilassata e sorridente) poi Guido, Rossella, Rita, Vortex... insomma, mi sono sentita "a casa".
Poi il mio primordiale istinto di sopravvivenza mi ha condotto in zona barbecue dove, dietro i vassoi di pane e salame, ho scorto altri quattro volti conosciuti (non malignate, ho visto prima le loro facce e poi il pane col salame che, per inciso, mi è stato prontamente offerto da una aitante ragazzina in pattini che ho scoperto essere una delle "bimbe" di Francesca).
Rinfrancata nello spirito e nello stomaco mi sono rilassata, ho iniziato a "gustarmi la giornata" e ad osservare che, chiunque incontrassi, veniva spontaneo scambiarsi un saluto e un sorriso, come individui di una specie che non si conoscono, ma si riconoscono membri della stessa "famiglia"... Forse ce l'abbiamo scritto in faccia che siamo "della Palazzetti"... Hei!, "membri di una stessa famiglia"... "Family Day"... Questa mi è venuta bene! (almeno credo).
Giochi di parole a parte, mi ha fatto bene vedere "l'altra faccia" dei miei colleghi e... ma si, diciamolo, anche dei miei titolari che, messo da parte il mio proverbiale timore reverenziale, ho guardato da vicino nei loro panni più belli: mamma e papà premurosi (e affaccendati) e nipoti affezionati e commossi al condiviso ricordo della "nostra" Diletta, della quale non serve dire quanto si sia sentita la mancanza.
Alla fine di questo sconclusionato articolo non posso non plaudire a quanti, organizzatori e "operativi" (così si sono definiti) hanno lavorato alacremente per mettere in piedi la festa, preparare centinaia di vassoi di carne (buonissima), spinare litri di birra e quant'altro. Per non parlare della musica, dei palloni e dei clown per i bimbi... e per me, visto che i miei figli non ne hanno voluto sapere: credo di avere gli unici bambini al mondo che hanno paura dei Clown (eppure nella loro bibliotechina non c’è "IT" di Stephen King). Ad ogni modo si sono divertiti a "spallonare" tra i barbecue del piazzale, fingendo in continuazione, neanche tanto bene, di finire per sbaglio dentro l'unica pozzanghera nel raggio di decine di metri e a scontrarsi e incontrarsi con gli altri bambini con la naturalezza tipica della loro splendida età.
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Ed ora, prima di tirare il sospiro di sollievo che avete in gola dall'inizio dell'articolo (tranquilli, è finito), concedetemi un appello: “Miky... UN PAIO DI BOTTIGLIE DI QUEL MERAVIGLIOSO FRAGOLINO!!!!?
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