Le avventure di Marcos Velasquez: La mano rossa (2)

aprile 30, 2010 15.42 by Fabrizio

Clicca QUI per leggere la prima parte del racconto 

Alle quattro e mezzo del mattino Marcos Velasquez si svegliò di soprassalto. Il suo sonno era stato sopraffatto da un incubo angosciante, ma dai tratti assolutamente inusuali. Non era solo un sogno; era un suggerimento rivelatore, come se uno spirito buono avesse voluto dare a Marcos la soluzione dell'intrigo della mano rossa.

Sulle pareti del cervello di Marcos fu proiettato il film del sogno appena vissuto.

La scena si svolgeva giù in fabbrica davanti alla Cobber. Kenny Bousman, evidentemente alterato dal troppo alcool, inveiva contro una persona non riconoscibile. La minacciava di morte se avesse ancora incontrato Juanita. Kenny era in preda al furore che manifestava con delle urla rabbiose intramezzate da diaboliche risate in segno di disprezzo.

Improvvisamente, mentre la tensione fra i due saliva, i motori della Cobber iniziarono a girare, i nastri trasportatori cominciarono a trascinare materiale inerte nell'impastatrice che automaticamente di era messa in azione. La Cobber si era  avviata in modo del tutto indipendente, senza l'intervento dell'uomo.

I due trasalirono di fronte a questo prodigio.

Kenny Bousman ammutolì consapevole del fatto che l'impianto si era attivato per reazione al livello di odio e di violenza che lui stesso aveva prodotto. Ebbe paura e perse il controllo sull'avversario che, sfruttando l'attimo favorevole, lo spinse violentemente all'interno dell'impianto. Stramazzò sulla tavola di stampaggio ed accidentalmente un braccio si posò all'interno dello stampo, Poi tutto si svolse in un attimo; dalla tramoggia scivolò l'impasto sullo stampo, imprigionando l'arto di Kenny, e successivamente la pressa scese senza pietà. Il sogno si era interrotto prima dell'inevitabile disgrazia.

Marcos aveva fatto dei passi in avanti nella sua particolare indagine, ma ora diventava indispensabile scoprire chi fosse la persona che spinse KENNY dentro la Cobber.  Decise di vestirsi e di scendere giù in fabbrica alla ricerca di qualche indizio. Una volta giunto in reparto non poté non notare l'ordine che gli operati avevano lasciato sul loro posto di lavoro. Si senti frustrato rendendosi conto che sarebbe stato impossibile trovare un qualche indizio.

Alzò gli occhi verso il soffitto ed urlò "Ma chi c’era con Kenny quella sera?".

All'improvviso in quella notte dove non spirava una bava d'aria, da una finestra socchiusa del capannone, penetrò una folata di vento che si ingrossò man mano che si avvicinava alla Cobber. Questo miracolo atmosferico si concentrò sul pianoforte di Diego assumendo una forza tale da far cadere il pesante telo che lo ricopriva. Incomprensibilmente la raffica di vento scomparve.

Marcos Velasquez capì. "Diego" disse.

************

Alle nove del mattino Diego sedeva davanti alla scrivania di un assonnato Marcos Velasquez. Si trovava in un forte stato di agitazione causato dalla percezione di un pericolo personificato da chi gli stava fronte. Si rendeva conto che era complicato nascondere qualcosa ad uno come Marcos. Ed infatti...

"Ascolta questa storia, caro Diego. Tu intrattieni una relazione amorosa con Juanita, che probabilmente apprezza. Ma c'è un problema che si chiama Kenny Bousman. Questi, che non è una persona raccomandabile, vive come un parassita sulle spalle di Juanita, e capisce che la presenza di un uomo nella vita di lei può essere un potenziale pericolo. Scopre la vostra relazione ed una sera ti segue mentre entri in fabbrica dopo il lavoro per suonare. Una volta raggiunto il reparto della Cobber lui inveisce verso di te e minaccia violenze se non interrompi la tua relazione con Juanita. Ma fa troppo chiasso ed irrita la Cobber che per reazione si mette in moto disorientando Kenny. Tu cogli al volo la situazione favorevole e lo spingi all'interno della Cobber. Il destino poi vuole che la Cobber vendichi l'alterigia e la prepotenza di Kenny tranciandogli una mano, che successivamente io rinverrò all'interno di un basamento Mikonos. Che ne pensi di tutto questo?".

"Una brutta storia." Rispose laconico Diego.

"E’ vero. Però non ne conosco il seguito ma sono convinto che tu mi puoi aiutare. Non è così?"

Esclamò Marcos con uno sguardo beffardo. Inarcò un sopraciglio e, i gomiti appoggiati sulla scrivania, le mani intrecciate sotto il mento, attese una risposta da Diego.
Quest'ultimo, non potendo nascondere nulla a uno come Marcos, come un fiume in piena riferì degli avvenimenti che seguirono all'incidente di percorso che colpì Kenny Bousman.

"Kenny era svenuto e sembrava morto. Macchie di sangue coloravano il pavimento e le pareti dell'impianto. Ero impietrito. Poi Juanita entrò nel reparto e lanciò un urlo di disperazione quando vide il corpo di Kenny. La sua agitazione interruppe il mio stato confusionale; presi degli stracci e tamponai in qualche modo il sangue. Poi con l'aiuto di Juanita trascinai Kenny fuori dalla Cobber.

Potemmo constatare che respirava e che era solo svenuto.

Ancora oggi mi è oscuro da dove arrivò la forza che permise a me e Juanita di trasportare il corpo fino all'auto parcheggiata nel cortile della fabbrica. Alle nostre spalle potevamo udire i rumori dell'impianto di lavaggio che la Cobber opportunamente attivò per fare pulizia.

Adagiammo Kenny sul sedile posteriore, poi salimmo in auto senza dire una parola perché era chiaro ad entrambi che dovevamo raggiungere l'ospedale di San Cristobal. Attraversammo il centro di Lagos e ci immettemmo sulla strada che conduce a San Cristobal senza scambiare una parola, nel sielnzio più assoluto. Probabilmente entrambi in quei momenti ricordavamo quanto duro fosse stato l'ostacolo che Kenny rappresentava alla nostra felicità; quanto alto fosse il prezzo che Juanita doveva pagare per una scelta sbagliata di qualche tempo fa; Quanto sgradevole era per me aver incrociato la vita di Kenny.

Alle nostre spalle l'odiato Kenny iniziò ad emettere i primi lamenti, segno che si stava risvegliando.

"Voglio liberami di lui!" disse Juanita, spezzando il silenzio che ci attanagliava.
Accolsi la sua richiesta con sollievo perché pensavo la stessa cosa. La sua mano remante prese la mia e mi disse "I parassiti vanno schiacciati!".
Un brivido percorse la mia schiena.
"Un pianista non è fatto per uccidere" risposi.
"Sarebbe sangue che non sporca, non macchia, va subito via" Insistette. E mentre parlava guardava un punto fisso davanti a lei; sembrava essere in trance.

Accostai l'auto e costrinsi Juanita a guardarmi negli occhi e le dissi:
"Da questa sera la mia vita non è non è più del tutto pulita, ma la voglio usare al meglio perché è l'unica che ho. Non chiedermi di gettare altre macchie nella mia anima!"

Lei abbassò gli occhi in segno di resa. Alle nostre spalle Kenny gemeva sempre più frequentemente. Riavviai il motore dell'auto e ripresi la strada per San Cristobal; ma appena fu possibile svoltai a destra. Percorsi una stretta strada sterrata che conduceva alla sommità di una collina ricoperta da una fitta vegetazione. Dopo una decina di minuti di viaggio difficoltoso bloccai l'auto, uscii, aprii lo sportello,  afferrai Kenny e lo estrassi fuori dall'auto. Mi guardò frastornato e poi dipinse sul suo volto il solito ghigno diabolico. Lo colpii duramente al viso e svenne. Lo presi e lo trascinai sul bordo della strada, sistemandolo su un masso. Il tronco albero faceva da schienale, permettendo alla testa di Kenny di appoggiarsi. Risalii in macchina e lo abbandonai sperando di non vederlo mai più. Riprendemmo la strada principale questa volta per Lagos.

Jaunita, che fino ad allora aveva mantenuto un atteggiamento freddo e distaccato, iniziò ad agitarsi tenendosi le mani sul volto. Era passato solo un quarto d'ora da quando avevamo abbandonato Kenny sulla collina ed il rimorso assaliva entrambi. Juanita all'apice del tormento esclamò:

"Torniamo indietro! Non siamo capaci di fare queste cose."

Obbedii, senza pensarci troppo feci inversione di marcia."

Diego osservò una piccola pausa. Marcos lo incalzò "Cosa accade dopo?"
"Una volta raggiunto il luogo dove avevamo lasciato Kenny ferito e svenuto, con nostra estrema sorpresa non trovammo più nessuno. Facemmo una veloce ricerca ma non portò ad alcun risultato. Kenny era volatilizzato. La mia storia finisce qui"

Rimasero per un po' in silenzio, poi Diego chiese "Ed ora cosa farai?".

"Cosa posso fare! Chi può credere ad una storia come questa? Chi può sostenere come corretta un'indagine tenuta in piedi da un hacker ubriacone, un sogno ed una raffica di vento? Un buon avvocato vi tirerebbe fuori in un batter d’occhio. Kenny Bousman poi non mi era simpatico. Sinceramente spero scompaia dalla vostra vita."

"A proposito, fati sparire il basamento Mikonos con la mano rossa. Dopo il lavoro passa in ufficio e ti dirò dove si trova" aggiunse Marcos.

Dopo queste parole Diego sentì svanire il peso dell'angoscia. Prima di uscire dall’ufficio si rivolse verso Marcos.
"Grazie" gli disse.

************

Il giornale locale di Lagos di qualche giorno dopo riportava in quarta pagina un breve articolo

RITROVATO UN UOMO SENZA MANO

E’ stato ritrovato un uomo che vagava senza meta tra le colline tra Lagos e san Cristobal. L'uomo è stato segnalato alle autorità di polizia da alcuni automobilisti che hanno raccontato di essersi trovati improvvisamente di fronte una persona con forti difficoltà di equilibrio ed in uno stato psicologico precario. Immediatamente sono intervenute le auto della polizia che hanno individuato ed intercettato l'uomo. Da alcune indiscrezioni risulta che l'uomo, di cui non si conosce l'identità, avesse una ferita consistente ad un arto. Risulta anche che la persona ferita abbia dato una spiegazione sulla sua condizione poco credibile e talmente fantasiosa da costringere gli agenti di polizia a chiamare i sanitari. Ora l'uomo si trova presso la struttura ospedaliera di San Felipe, l'unica attrezzata nella zona per le cure mentali. Pare che l'uomo debba soggiornare presso l'ospedale per un periodo molto lungo.

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Le avventure di Marcos Velasquez: La mano rossa (1)

aprile 7, 2010 14.33 by Fabrizio

Marcos Velasquez guardava il mare dalla terrazza di casa sua. Il suo umore era pessimo a causa di ciò che aveva visto quella mattina.

Raccapricciante.

La cosa era accaduta nel giro di ispezione prima dell'orario di lavoro e, avendo giudicato il fatto particolarmente grave, si diresse verso gli spogliatoi degli operai per avvertirli che lo stabilimento sarebbe rimasto chiuso. Motivò questa scelta con la solita frase di rito: "Oggi non è un buon giorno per lavorare". Gli operai non si stupirono perché annunci di questo tipo – con conseguente chiusura della fabbrica – per quanto rari non erano una novità.

Loro, come tutta la comunità di Lagos, riconoscevano a Marcos Velasquez delle doti fuori dal comune, sovraumane, che sconfinavano nella magia. Tutti sapevano che Marcos possedeva l'abilità di captare le energie negative che la natura diffondeva. Inoltre Marcos sapeva valutare quando queste forze avverse potevano rendere inutile il lavoro degli uomini; e se era il caso, non ci pensava due volte e chiudeva la fabbrica. Marcos Velasquez esercitò questa facoltà anche nel periodo  in cui lavorava a Zoppola. Ogni volta che sentiva una raffica di vento maligna, un fruscio degli alberi malevolo o qualsiasi altra testimonianza della contrarietà dell'ambiente circostante, si verificava un accadimento rovinoso. Ad esempio, succedeva che si rompeva uno stampo sulla Cobber, oppure l'impianto di lavaggio non ne voleva sapere di funzionare, od ancora saltavano le tapparelle della linea di imballo. Una volta nel tragitto verso lo stabilimento, una volpe gli tagliò la strada. Marcos incrociò lo sguardo astioso dell'animale e sentì un brivido. Verso le 10.00 del mattino di quel giorno si ruppe il gruppo elettrico e lo stabilimento si arrestò; il responsabile di fabbrica non potè fare altro che congedare i dipendenti con l'augurio di poter lavorare il giorno dopo.

Tuttavia il motivo per cui lo stabilimento restava chiuso non era l'opposizione della natura. Era accaduto che durante il giro di ispezione in prossimità dell'impianto di stagionatura, Marcos Velasquez si trovò di fronte ad un manufatto che inglobava al suo interno una mano.

Una linea di sangue attraversava il semilavorato, colmando i vuoti della superficie ruvida. Una piccola pozzanghera di sangue rosso scuro raccoglieva le gocce che scendevano dal manufatto. La mano, pur avendo subito lo schiacciamento della vibro pressa, non era completamente smembrata. Assicuratosi di essere solo nello stabilimento, Marcos avviò l'impianto di scarico della Cobber.

Il semilavorato incriminato venne posizionato su un pallet che Marcos spostò con l'ausilio di un carrello elevatore in un punto remoto del capannone. Un telo nascose il raccapricciante spettacolo.

Marcos era inquieto.

Non solo aveva avuto la sventura di imbattersi in una mano sanguinolenta incastonata su un basamento Mikonos – così si chiamava il semilavorato -, ma aveva  pure notato un particolare che lo aveva turbato ulteriormente. Si trattava del fatto che quella era una mano rossa. Era una mano che apparteneva ad un uomo di razza "rossa", un nativo d'America, un pellerossa. Ed il suo turbamento nasceva dal fatto che Juanita, una bella donna di Lagos, aveva a lui  denunciato la scomparsa di Kenny Bousman, l'unico pellerossa residente a Lagos.

Era accaduto una settimana prima e Marcos quella mattina molto probabilmente aveva ritrovato un pezzo dello sventurato scomparso. Ma cosa ci faceva la mano di Kenny Bousman nella sua fabbrica? Chi era Kenny? Qualcuno dei suoi operai sapeva qualcosa? Erano solo alcune delle domande che si agitavano nella sua mente. Decise che era opportuno distendere i nervi e quindi entrò nella sua casa che aveva il confine in comune con la fabbrica. Si diresse verso la terrazza e da lì guardò il mare. Il suo umore era pessimo.

************

Quelli erano i tempi in cui le finanze della repubblica dominicana si trovavano in forte difficoltà costringendo il governo centrale ad una politica di massicci tagli alla spesa. Anche i servizi alla sicurezza subirono trasformazioni sostanziali e fu così che la caserma di polizia di Lagos fu smantellata.

I cittadini di Lagos fecero fronte a questa mancanza in modo molto pratico. Anziché sobbarcarsi un'ora di strada per raggiungere San Cristobal dove c'era la caserma più vicina, per risolvere i loro problemi preferivano rivolgersi a  Marcos Velasquez che aveva doti particolari ed aveva girato il mondo.

Juanita aveva agito così. Si era presentata nell'ufficio della fabbrica segnalando a Marcos l'assenza sospetta di Kenny, senza dimostrare alcuna angoscia. Del resto sebbene vivessero sotto lo stesso tetto, Juanita e Kenny non erano una coppia. A Marcos sembrava che lei si occupasse di lui per un motivo assolutamente diverso dall'amore.

Juanita aveva trascorso qualche anno della sua vita in Florida alla ricerca di una maggior fortuna, ma era tornata senza aver combinato granché. Qualche anno dopo Kenny, che aveva conosciuto Juanita a Miami, la raggiunse a Lagos ed insieme iniziarono una strana convivenza.

Kenny Bousman non era mai piaciuto a Marcos perché incuteva un oscuro timore. Ma di fatto non sapeva chi fosse; ed ora, che forse aveva una sua mano in fabbrica, era il caso di conoscere qualcosa di più su di lui. Pensò quindi di recarsi al bar del porto a caccia di notizie.

Quando uscì dal "Paradiso della anime perdute" – così si chiamava il bar del porto – Marcos Velasquez si ritenne soddisfatto.

Si diceva in giro che Juanita odiasse Kenny Bousman perché lui la vessava e le rendeva la vita impossibile. Inoltre Marcos aveva incontrato Pablo, un hacker di provata esperienza con il vizio dell'alcool. Era stato anche in carcere perché coinvolto in una grossa truffa informatica. Gli assicurò che prima di mezzanotte avrebbe fornito via mail tutte le notizie disponibili sulla rete riguardanti Kenny Bousman.

"Posso entrare negli archivi informatici della polizia americana senza problemi. Sono più abile dei loro sistemi di sicurezza."

disse tracannando l'ennesimo boccale di birra.
Quando Marcos rientrò a casa erano le 19 e nell'aria risuonavano le note del pianoforte di Diego.

************

Diego era un o degli operatori della Cobber. Aveva lavorato per molti anni sulle navi da crociera che solcano il mar dei Caraibi. Aveva iniziato come steward ma ben presto la sua vocazione per la musica lo spinse ad avvicinarsi agli orchestrali. E così quando il pianista morì colpito da un infarto durante una serata danzante stramazzando sui tasti del pianoforte, a Diego si presentò un'opportunità considerevole.

Smise i panni dello steward e si accomodò sul seggiolo del pianoforte dell'orchestra, eseguendo il suo mestiere di musicista con incontenibile trasporto. La passione per la musica e per il pianoforte non lo abbandonò neppure quando decise di cambiare vita, accettando l'offerta di lavoro che Marcos Velasquez gli presentò.

Una volta assunto Diego chiese ed ottenne uno spazio dove sistemare il suo pianoforte a muro, visto che la sua casa a Lagos era troppo piccola. Marcos gli concesse inoltre -l'unico tra gli operai- di entrare in fabbrica fuori dall'orario di lavoro per poter suonare il suo adorato strumento.

Il piano era sistemato di fronte alla Cobber e durante l'orario di lavoro era ricoperto da un pesante telo per proteggerlo dalla polvere. Ma quando Diego arrivava, toglieva il telo e, schiacciando i tasti del pianoforte, provocava un'onda di energia che travolgeva ogni cosa. Rumbe, cha-cha-cha e jazz cubano riempivano i locali dello stabilimento per poi straripare negli spazi vicini.
Marcos gradiva tutto questo e gli piaceva pensare che anche la Cobber apprezzasse questi intermezzi musicali.

Con largo anticipo Marcos ricevette la mail di Pablo che lo scongiurò di stampare lo documentazione allegata e di seguito cancellare il messaggio. Dalle informazioni che aveva ricevuto Marcos scoprì che Kenny Bousman non era uno stinco di santo.

Le cronache di un giornale di un villaggio della Florida di 15 anni prima riportano la notizia dell'espulsione dalla comunità seminole di un ragazzotto di nome Kenny Bousman per tentata violenza ad una squaw. Successivamente negli archivi della polizia di Miami il suo nome viene segnalato per una condanna ad una settimana di detenzione a causa di una rissa a cui Kenny partecipò in modo attivo. Ma la cosa che colpì maggiormente Marcos fu il fatto che Kenny era iscritto nel registro dei sospetti in relazione ad un'indagine condotta da una squadra speciale della polizia di Miami che investigava su un presunto traffico di clandestini.

Secondo il report redatto dal tenente Barry Logan, responsabile dell'indagine, Kenny Bousman sarebbe coinvolto nel reato di introduzione di manodopera clandestina nel suolo americano. Pare che Kenny Bousman, sotto lauto compenso, riuscisse a far entrare persone sprovviste dei documenti necessari nel territorio americano. Queste persone andavano ad ingrossare le maestranze di alcune aziende affiliate ad alcuni grossi clan malavitosi di Miami. I clandestini dovevano naturalmente pagare Kenny.

Secondo il tenente Barry Logan la particolarità di Bousman stava nella gestione dei "pagamenti"; se il clandestino non riusciva a pagare la cifra pattuita, Kenny si faceva ospitare diventando un perfetto parassita e rendendo impossibile la vita a chi non era riuscito a pagarlo.

Ora Marcos iniziava a capire quali erano i contorni della bizzarra convivenza tra Juanita e Kenny. Era quasi mezzanotte e decise di mettersi a letto.

*** Fine prima parte ***

 

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Lo stabilimento di Zoppola ai tempi della Cobber

luglio 9, 2009 14.27 by Fabrizio

Zoppola, 23/06/2032

Il bar centrale di Zoppola era molto cambiato dall'ultima volta che ci avevo messo piede. D'altro canto erano passati circa 20 anni da quando avevo lasciato quei luoghi. Il vecchio barista - capelli radi, piccoletto, gillet blu d'ordinanza sopra camicia bianca - aveva lasciato il posto ad una coppia di ragazzi decisamente più cordiali. Insieme a me c'era Romeo. Non lo vedevo da moltissimo tempo, ma grosso modo il peso degli anni non si notava su di lui. Entrambi avevamo ricevuto una telefonata anonima che ci intimava di recarci in questo bar ad un'ora ed in una data precisa.

Evidentemente qualcuno voleva che io e lui ci incontrassimo.

La sorpresa fu ancora più grande quando uno dei ragazzi che gestiva il bar si avvicinò.

"Se voi siete Fabrizio e Romeo ho qualcosa per voi." Disse, e ci consegnò una busta chiusa; su di un lato c'era un nome, Marcos Velasquez.
Io e Romeo restammo sbalorditi da ciò che stava accadendo; quel nome evocava un episodio che non era possibile cancellare dalle menti di chi lo aveva vissuto.

Era il periodo in cui lo stabilimento poggiava sulla forza di una vibro pressa conosciuta come COBBER, ed il tempo della fabbrica era scandito dal rumore delle sue stampate.  

     

Poi il sito produttivo crebbe notevolmente.

Le tre vibro presse con cui noi avevamo a che fare furono smantellate, lasciando il loro posato a sette vibro presse di ultima generazione. I mercati tradizionali (barbecue e pietra tecnica), dopo qualche periodo di "stanca" ripresero ad essere trainanti e 200 addetti si affannavano a produrre un consistente numero di articoli. Inoltre nuovi impasti, più nobili e moderni, si erano affacciati nel panorama della produzione Palazzetti.
Sulla spinta che aveva avuto l'edilizia ecologica era stato perfezionato un materiale capace di assorbire e cedere calore e con il quale venivano prodotti dei panelli che erano al centro di un interessante mercato. C'era stato inoltre li boom dell'impasto vetro-cemento con cui la Palazzetti realizzava facciate di edifici.

Ma ai nostri tempi questo vento di innovazione si respirava in modo più contenuto. Le nostre giornate erano caratterizzate dal continuo tentativo di ottenere il massimo dalla Cobber, impianto strategico del sistema produttivo dell'epoca. Malgrado tutto, il livello di servizio al cliente non era sufficiente e questo demoliva gli umori ed il morale delle maestranze. La ridotta capacità produttiva aveva affinato in me e Romeo delle qualità che ci permettano di sopravvivere sul delicato terreno dell'emergenza continua.

Fu in quel periodo che venne assunto Marcos.

Proveniva dalla Repubblica Dominicana ed aveva fatto una buona impressione in sede di colloquio. Era stato assegnato alla Cobber, e con l'aiuto di Massimo e Vasip imparò velocemente il mestiere. Colpiva il fatto che Marcos trattasse l'impianto come un essere vivente piuttosto che un insieme di freddi ingranaggi, e questo atteggiamento piaceva un po' a tutti. Qualcuno, memore che nei Caraibi la magia nera aveva un'importante tradizione, sosteneva che Marcos doveva per forza essere uno stregone per avere quel rapporto con l'impianto!

Quelli erano i tempi in cui dalle maestranze, con sempre maggior forza, saliva la richiesta di investire su una nuova vibro pressa da affiancare alla Cobber.

Io e Romeo sapevamo bene quali costi nascosti comportasse il fatto di lavorare con un unico, vero impianto di riferimento produttivo (ore straordinarie, ripetuti cambi stampo e lotti ridotti, ecc). E la qualità diminuiva all'aumentare della nostra ansia lavorativa. Eravamo più che convinti che il ciclo di produzione sarebbe migliorato solo attraverso l'acquisizione di un'altra macchina.

Quel giorno Marcos entrò in ufficio terrorizzato.

"La Cobber parla!" disse.

Pensai che il giovane dominicano fosse uscito di senno, ma quando vidi il capoturno stravolto entrare in ufficio, capii che qualcosa di strano stava succedendo davvero.

Uscii dall'ufficio e sentii un ruggito metallico. Tutta la fabbrica si rivolse verso l'impianto, che continuava a rumoreggiare. Io, Romeo e Marcos ci avvicinammo alla cabina dell'impianto; dietro a noi tutti gli altri. Dal cuore dell'impianto una voce metallica cominciò a parlare:

"Quanti impasti ho visto scivolare sugli stampi più vari, e quanti uomini ho visto lavorare su di me. Ho visto meccanici arrampicarsi nei punti più nascosti del mio corpo alla ricerca di guasti che mi impedivano di lavorare. Ho visto impianti di lavaggio, ricambi di ogni genere, cementi ed argille di ogni tipo. Ho visto operatori sfiniti da turni troppo lunghi. E tutto questo sarà dimenticato nel tempo come lacrime nella pioggia... è tempo di morire!"

Una nuvola di fumo si sprigionò dal corpo centrale della macchina, un sinistro rumore fu provocato dal crollo di una parte dell'impianto di stagionatura.

Un silenzio religioso avvolse ogni cosa.

Marcos accarezzò le pareti della macchina come si fa con i cavalli che stanno per morire. A tutti era chiaro che la Cobber non avrebbe mai più stampato nulla, e che un'epoca era terminata.

Non raccontammo a nessuno della morte della Cobber e delle sue ultime parole, e non ci fu nessuna fuga di notizie in tal senso. Tutti quelli che avevano partecipato a quell'episodio tennero per se quello che avevano visto e sentito, e non fecero trapelare alcunché. La Cobber venne smantellata e sostituita, la stagione era compromessa.

Io e Romeo ci sedemmo ad un tavolino del bar ed aprimmo la busta. All'interno c'era una foto ed una lunga lettera. La fotografia raffigurava Marcos con la sua famiglia oltre ad alcuni operai. La nostra sorpresa fu grande nel vedere che alle spalle di quelle allegre persone giganteggiava la Cobber! La lettera poi spiegava come Marcos riuscì a trasportare la macchina oltreoceano e come riuscì a metterla in funzione nella repubblica Dominicana.

"Forse aveva ragione chi diceva che Marcos era uno stregone" dissi
"Io l'ho sempre sostenuto" Rispose Romeo.

Per festeggiare questa clamorosa notizia ci facemmo portare una bottiglia di prosecco che dissanguammo in breve tempo.
"La Cobber è come il rock'n'roll, non muore mai" sentenziai, e scoppiò una grassa risata.

Tra un bicchiere e l'altro riesumammo vecchi ricordi di uno stabilimento che si era notevolmente trasformato. Quando anche l'ultima goccia di prosecco fu consumata, decidemmo di andarcene e di salutarci.

"Cosa hai fatto in tutti questi anni?" mi chiese
"Sono andato a dormire presto" risposi

 

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