Pellet radioattivo: i risultati delle NOSTRE analisi

luglio 6, 2009 17.34 by Gianni

Come promesso, vi teniuamo informati sull'argomento (vedi qui, qui e qui) vi segnaliamo i risultati che abbiamo ottenuto dalle prove effettuate sul nostro pellet.

Tutto il materiale da noi commercializzato risulta non radioattivo.

Un laboratorio certificato per tali misurazioni ha, fino ad ora, testato per noi circa 20 campioni di pellet provenienti da lotti diversi di produzione. I risultati indicano valori compresi tra 1 e 9 Bq/kg.  Valori che stiamo ritrovando, come già anticipato, anche nelle analisi svolte dalle ARPA regionali.

Aspettiamo a considerare chiusa la questione, ma i risultati stanno dimostrando come il problema emerso riguardasse solo specifici lotti di pellet proveniente da uno specifico produttore.

Ci sembra tuttavia evidente, soprattutto a fronte di quanto appena successo, la necessità di avere norme tecniche di riferimento e di certificazione precise e unificate per tutta l’Europa.

In allegato a quest'articolo, per vostra consultazione, i certificati d'analisi di alcuni dei campioni di pellet che abbiamo fatto analizzare.

RE15-1.pdf (130,52 kb)

RE12-1.pdf (130,52 kb)

RE13-1.pdf (130,53 kb)

RE14-1.pdf (130,53 kb)

RE16-1.pdf (130,53 kb)

Del.icio.usDigg It!TechnoratiDZone It!GoogleFacebookOkNotizieSegnalo

Correntemente valutato 5.0 da 9 utenti

  • Currently 5/5 Stars.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
                    Questo articolo è stato letto 1733 volte.

Pellet radioattivo - i risultati dei test dopo due settimane

giugno 28, 2009 14.58 by Gianni

Continuano le buone notizie sui rilievi effettuati in Italia sul pellet (vedi qui e qui per saperne di più).

La regola "non si può fare di tutta l'erba un fascio" si dimostra valida anche in questo caso e i risultati che provengono dalle analisi delle ARPA di Piemonte, Veneto e Toscana ridimensionano il fenomeno.

Un'osservazione sui dati è doverosa e tecnicamente necessaria.

La quantità di radioattività presente sul pellet è inferiore a quella presente nelle ceneri.  Non può che essere così poiché (e chi lo utilizza lo sa bene!) da un chilogrammo di pellet si ottengono circa 8-10 g di cenere. Quindi il rapporto è di 1/100. Visto che il Cesio non viene bruciato durante la combustione del pellet, questo si concentra totalmente nelle ceneri. Per fare un esempio, se il pellet ha un valore di 2 Bq/kg (Becquerel al chilogrammo), sulle ceneri ci si aspetta di trovare dei valori tra i 200 e i 250 Bq/kg.

La stessa osservazione emerge anche nelle analisi della Toscana che evidenziano, tra l'altro, dei valori medi più bassi per il pellet di provenienza nazionale rispetto a quelli provenienti dalla Lituania.

Il comunicato di ARPA Piemonte, inoltre, entra nel dettaglio relativamente al pericolo che può esserci nel maneggiare la cenere generata dal pellet e specifica, in modo inequivocabile, che l'esposizione annua sarebbe 1/30 del limite di legge previsto (soglia che comunque garantisce la sicurezza per la salute delle persone).

Appena avremo un numero significativo di prove sul nostro pellet saremo ben felici di pubblicarne i risultati. Nel frattempo riportiamo i comunicati ufficiali di ARPA Veneto e di ARPA Piemonte.
In allegato a quest'articolo trovate i risultati scaricabili in formato PDF dei test effettuati da ARPA Veneto, ARPA Piemonte e ARPA Toscana.

Siamo a disposizione anche nel nostro forum per ulteriori approfondimenti

Il comunicato di ARPA Veneto:
(AAV) Padova - I valori di radioattività riscontrati nel pellet in commercio in Veneto sono assai inferiori a quelli rilevati in Val d'Aosta, regione da cui era partita l'inchiesta. Dai risultati delle analisi di ARPAV i valori massimi di Cesio 137 nel pellet "Naturkraft premium 6mm" sono di 26 Becquerel al chilogrammo contro i 300 Becquerel a chilogrammo rilevati in Val d'Aosta, lo stesso vale per le ceneri, "arricchite" per effetto della combustione, che nei campioni del Veneto si attestano con punte massime da 2000 a 3000 Becquerel al chilogrammo contro i 40.000 Becquerel/kg della Val d'Aosta.

Oltre al pellet "Naturkraft premium 6mm", ARPAV ha analizzato campioni di "Naturkraft" e di altre marche. Tutti i campioni analizzati in Veneto dagli esperti del Centro di Riferimento Regionale per la Radioattività di ARPAV non hanno rilevanza radiologica. Gli esperti sottolineano che tale matrice contiene "di norma" modesti livelli di Cesio 137, presumibilmente riconducibili all'evento incidentale di Chernobyl ma non significativi dal punto di vista dell'esposizione alle radiazioni basti pensare che il suolo del Veneto presenta un livello medio di Cesio 137 da 30 a 40 Becquerel/kg. ARPAV continua le analisi in accordo con i Vigili del Fuoco. I cittadini che rinvenissero nella propria abitazione campioni di pellet "Naturkraft Premium 6mm" o ceneri derivanti dalla sua combustione sono invitati a contattare il 115

Il comunicato di ARPA Piemonte:
Arpa Piemonte sta effettuando un'estesa campagna di misure per valutare il contenuto di radioattività (Cesio-137) nei pellet utilizzati in Piemonte.

I risultati relativi alle prime misure effettuate (spettrometria gamma con rivelatori al Germanio Iperpuro), riguardanti due campioni di pellet e uno di ceneri di combustione prelevati a scopo conoscitivo da funzionari di Arpa Piemonte presso utilizzatori privati sono i seguenti:

Tipologia campione 

Luogo campionamento  

Concentrazione (Bq/kg)  

Pellet Naturkraft (Lituania)  

Baldissero Torinese (TO)

 24,7 ± 2,3

Tree Pellets (nazionale)

Biella

 2,44 ± 0,27

Ceneri pellets

Biella

497 ± 48 


Si tratta nel primo caso di un campione di pellet della marca che è stata oggetto delle azioni di sequestro preventivo da parte della Magistratura, mentre nell'altro caso si tratta di pellet di un produttore nazionale.

I dati riportati indicano valori di concentrazione nei pellet piuttosto contenuti. Più elevati invece, come previsto, i valori riferiti alle ceneri che, per loro natura, tendono a concentrare i componenti non volatili. Si tratta tuttavia, in tutti i casi, di livelli che sono di molto inferiori a quelli riferiti da alcuni organi di stampa.

Il più significativo rischio ipotizzabile è legato all'inalazione delle ceneri durante le operazioni di pulizia della stufa. Assumendo, per ipotesi, come riferimento il massimo dato di concentrazione nelle ceneri riportato dagli organi di stampa (40.000 Bq/kg), le stime di dose alla popolazione portano comunque a valori molto bassi, assai lontani dalla soglia di rilevanza radiologica. Tale stima di dose non è aumentata in modo significativo dall'eventuale spargimento di ceneri sul terreno e dal conseguente consumo di generi alimentari.

Si precisa che le considerazioni sopra riportate sono prime valutazioni effettuate sulla base dello scenario peggiore, ipotizzato su quanto è al momento noto in termini di massima contaminazione rilevata nelle ceneri dei pellet. Tali valutazioni sono suscettibili di variazioni nel momento in cui dovessero emergere elementi nuovi attualmente non noti.


palazzetti_comunicato_arpaveneto_20090624.pdf (39,99 kb)
palazzetti_comunicato_arpapiemonte_20090616.pdf (69,52 kb)
palazzetti_comunicato_arpatoscana_20090623.pdf (115,70 kb)

 

Del.icio.usDigg It!TechnoratiDZone It!GoogleFacebookOkNotizieSegnalo

Correntemente valutato 4.8 da 13 utenti

  • Currently 4,769231/5 Stars.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
                    Questo articolo è stato letto 2980 volte.

Pellet radioattivo: il comunicato dell'AIEL

giugno 16, 2009 16.53 by Kristel

Come promesso, vi aggiorniamo sulla situazione, riportando nel nostro blog il comunicato stampa ufficiale dell'AIEL tratto direttamente da qui:

PELLET RADIOATTIVO: ATTENZIONE ALLE FACILI GENERALIZZAZIONI

Un episodio che non va sottovalutato ma che non deve penalizzare un settore delle rinnovabili che genera vantaggi ambientali ed economici

 

Le notizie circa il sequestro di pellet prodotto in Lituania contaminato da Cesio 137 e commercializzato anche nel nostro paese, danno un'immagine non coerente con la realtà del pellet prodotto in Italia.

Come spesso accade le "presunte" responsabilità di pochi ricadono ingiustamente su un intero settore come quello della produzione del pellet che vede numerosi produttori italiani impegnati nel continuo miglioramento qualitativo del prodotto.

Una parte rilevante del pellet consumato in Italia è prodotto da aziende italiane che impiegano legno vergine di provenienza sia nazionale, sia di alcuni paesi europei limitrofi.

Attualmente in Italia sono consumate oltre 1 milione di tonnellate di pellet, di cui almeno 750.000 di produzione nazionale. La maggior quota di importazione (circa 250.000 t) proviene dall'Austria. Anche le quote importate sono largamente riferite a rapporti commerciali consolidati

Le importazioni dei paesi baltici rappresentano una piccola e sporadica quantità, dettata prevalentemente da logiche di concorrenza sul mercato, dato che questo pellet è venduto a prezzi sensibilmente più bassi rispetto a quello nazionale.

Le informazioni che sono attualmente disponibili non consentono ancora di avere un quadro chiaro sull'entità e sulla portata del fenomeno, sia in termini di quantità di prodotto effettivamente contaminato, sia della soglia di reale contaminazione.

Ciò quindi consiglia molta prudenza rispetto a giudizi liquidatori su un intero settore produttivo che non deve essere  penalizzato ingiustamente.

Il pellet, infatti, rappresenta un importante biocombustibile che registra un notevole sviluppo in tutta Europa, in grado di sostituire i combustibili fossili e che presenta notevoli vantaggi ambientali ed economici, con soddisfazione dei numerosi consumatori che lo utilizzano soprattutto per il riscaldamento domestico.

Il tema della contaminazione radioattiva non va tuttavia sottovalutato e vanno sostenuti e promossi i controlli che le pubbliche autorità sono chiamate a svolgere con rigore, anche prevedendo un aggiornamento delle norme. Tuttavia siamo dell’avviso che questo episodio debba essere ricondotto alla sua reale portata, evitando inutili ed ingiustificati allarmi.

Del.icio.usDigg It!TechnoratiDZone It!GoogleFacebookOkNotizieSegnalo

Correntemente valutato 5.0 da 8 utenti

  • Currently 5/5 Stars.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
                    Questo articolo è stato letto 2350 volte.

Pellet radioattivo...

giugno 16, 2009 00.25 by MarcoPalazzetti

L'allarme pellet radioattivo partito dalla Valle d'Aosta sabato scorso è stato accolto con stupore dagli addetti ai lavori dal momento che, normalmente, le importazioni internazionali dovrebbero essere soggette ad accurati controlli in dogana, proprio al fine di scongiurare eventi di questo tipo - e molti, infatti, sono i casi di rinvio al mittente di autotreni di rifiuti o materie prime contaminate.

Da anni la nostra azienda sostiene pubblicamente la diffusione del pellet come combustibile e come tecnologia di combustione, perché consente di ottenere performance veramente eccezionali per un combustibile solido che, per di più, è anche rinnovabile e permette un notevole risparmio sulla bolletta energetica del consumatore.

I recenti eventi di cronaca mettono in luce come il pellet sia giunto in pochi anni a giocare un ruolo molto importante nello scenario energetico italiano ed europeo, al punto da meritare l'attenzione di tutti i media nel momento in cui qualcosa sembra uscire dall'aura "dell’ecologico, sano e naturale".

A tranquillizzare la situazione per fortuna sono i numeri: di circa 1.000.000,00 di tonnellate di pellet consumato annualmente in Italia la quota di provenienza Lituana è inferiore all’1%; al momento attuale solo una minima parte del materiale lituano importato risulta essere contaminato, il che fa abbassare ulteriormente la percentuale al punto da poterlo considerare, per ora, un caso isolato.

A tutela dei milioni di consumatori di pellet in Italia ci siamo attivati per ottenere la necessaria tracciatura dell'origine della segatura utilizzata dai maggiori pellettizzatori italiani ed europei, al fine di avere la garanzia sul controllo della provenienza delle materie prime: tutti i documenti ufficiali che riusciremo a reperire al riguardo attraverso la nostra rete di relazioni verranno pubblicati sul nostro blog, a partire dal comunicato stampa dell'associazione austriaca del pellet: ProPellets Austria.

L'associazione proPellets Austria - al pari della ns. Associazione Italiana Pellet - riunisce tutti gli attori del settore: produttori di combustibile pellet, commercianti di pellet, produttori di stufe e caldaie a pellet, di sistemi di immagazzinamento e altri.
 
Tra i suoi obiettivi ricordiamo:

  • lavoro di informazione sul tema "riscaldare con il pellet"
  • favorire condizioni politiche migliori per quello che è un combustibile ecocompatibile ed economico
  • tutela della qualità offerta all'utente
  • attività di monitoraggio del mercato e pubblicazione dei dati inerenti
  • collaborazioni internazionali

In allegato a quest'articolo la traduzione in italiano del comunicato stampa di proPellets Austria.

Per chi vuole approfondire, abbiamo aperto un relativo topic nel nostro forum, raggiungibile cliccando qui.

Edit del 2009.06.16 17.05: aggiunto nel nostro blog il comunicato ufficiale dell'Associazione Italiana Pellets. Lo trovate qui

Edit del 2009.06.28 15:10: aggiunti nel nostro blog i risultati dei test di ARPA Piemonte, Toscana e Veneto, con le nostre considerazioni in merito. Li trovate qui.

Edit del 2009.07.06 17:45: abbiamo pubblicato i risultati dei test che abbiamo effettuato su 20 campioni di pellet. Clicca qui per leggere l'articolo

palazzetti_comunicato_propelletsaustria_150609.pdf (8,00 kb)

Del.icio.usDigg It!TechnoratiDZone It!GoogleFacebookOkNotizieSegnalo

Correntemente valutato 4.6 da 13 utenti

  • Currently 4,615385/5 Stars.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
                    Questo articolo è stato letto 5058 volte.

Una perfetta manutenzione

marzo 29, 2009 13.58 by RobertoP

Come tutti gli oggetti, anche una Stufa a pellet per rimanere a lungo "in perfetta forma" necessita di specifiche attenzioni, di piccoli accorgimenti e di piccoli gesti che le permettano di funzionare sempre, per un tempo indefinito, al massimo delle proprie performance.

Ma allora, cosa deve fare un utente che ha installato nella propria abitazione un prodotto a combustione solida?

Uno dei fattori che maggiormente incide sull'ottimale funzionamento di una stufa, è determinato dalle proprie condizioni installative, ed è per questo che gli aspetti dimensionali, di percorso e di coibentazione del condotto fumario non vanno per nessuna ragione trascurati; anzi, affidarsi a personale specializzato significa avere certezza del lavoro eseguito e, perché no, permette anche, in caso di bisogno, l'attribuzione di specifica responsabilità di fronte ad eventuali funzionamenti anomali.

Un altro aspetto di fondamentale importanza è rappresentato dal pellet utilizzato, argomento già ampiamente trattato in alcuni degli articoli scritti dai miei colleghi, ma che comunque è opportuno almeno menzionare. Umidità, residuo, purezza, solo alcuni degli aspetti che non vanno mai trascurati nella scelta del combustibile che la nostra stufa andrà poi bruciare, e questo perché un pellet non idoneo consegue inevitabilmente in una cattiva combustione, nello sporcamento del focolare, del condotto fumi, in una bassa resa e, in alcuni casi, nel bloccaggio della coclea e dell'intero sistema di caricamento.

Inoltre, per un'ottimale combustione, oltre alla qualità del pellet è necessario avere un ottimale rapporto tra il quantitativo del combustibile stesso e l'ossigeno destinato alla sua combustione, cioè quella che viene definita aria comburente.
L'aria comburente viene richiamata all'interno del focolare dalla depressione creata dall'espulsione dei fumi, un concetto che può risultare di difficile comprensione ai "profani" della materia, ma che sta alla base del funzionamento di un focolare; maggiore è la facilità nell'espellere i fumi della combustione, e maggiore è la quantità di ossigeno che attraverso opportuni condotti finisce al di sotto del braciere per alimentare la fiamma.

Risulta quindi intuitivo comprendere che la pulizia di tali "passaggi" è fondamentale per il perfetto funzionamento di un prodotto a pellet, e per mantenere l'efficienza di questi condotti è fondamentale qualche piccolo accorgimento da parte dell' utente.

Una volta al giorno, oppure ogni due a seconda dell'intensità di utilizzo, l'utente dovrebbe liberare i fori del braciere dai residui di combustibile mediante lo scovolino metallico in dotazione, rimuovere la cenere presente nel cassetto di raccolta, e una volta alla settimana, rimuovere la parete di fondo all' interno del focolare ed aspirare i fori di passaggio del circuito fumi, al fine di lasciarlo sempre libero e pulito.

Infine, una volta all'anno, o allo scadere delle duemila ore segnalate dal conta ore, è opportuno richiedere l'intervento di un tecnico autorizzato, in modo da provvedere alla pulizia del condotto fumario, del ventilatore e del collettore di passaggio dei fumi, un controllo di tutte le guarnizioni, in modo da escludere l'indesiderato e deleterio fenomeno dell' ingresso di aria parassita all'interno del focolare.

Piccoli accorgimenti, piccole attenzioni, qualche piccolissima "fatica", ma tutto questo per avere una stufa sempre in perfetto ordine e godere quindi del suo calore per tanti, tanti anni.

 

Del.icio.usDigg It!TechnoratiDZone It!GoogleFacebookOkNotizieSegnalo

Correntemente valutato 4.2 da 9 utenti

  • Currently 4,222222/5 Stars.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
                    Questo articolo è stato letto 1165 volte.

Il pellet tra certificazione e marchi volontari

febbraio 2, 2009 23.40 by Gianni

La classificazione del pellet presente nel mercato europeo è al momento soggetta a tre riferimenti produttivi: le normative locali presenti in alcuni Paesi,  i certificati di qualità volontari, il "buon senso" del produttore.

I Paesi europei che, al momento, hanno redatto una norma che specifichi le caratteristiche del pellet da riscaldamento domestico sono:

Gli standard normativi definiscono la qualità minima del pellet da vendere nel mercato. Tali requisiti  presentano dei valori diversi a seconda della nazione cercando, naturalmente, di salvaguardare le caratteristiche del prodotto nazionale. Si vede infatti, nella tabella sotto riportata, come i valori di ceneri e l'uso di additivi siano diversi da Paese a Paese.

Attualmente il CEN (comitato per l'armonizzazione delle normative europee) sta portando a termine una classificazione del pellet secondo 3 classi di appartenenza (A I, AII e B) che sostituirà tutte le varie norme nazionali e porterà (si spera) a delle caratteristiche qualitative uniformi nel mercato europeo.

Le classi definite dalla nuova norma europea non significano "pellet adatto" o "non adatto" al funzionamento nella stufa, o miglioramento delle prestazioni dal punto di vista del calore emesso, ma principalmente tengono conto della tipologia del legno di partenza (essenza).

Partendo dalle norme di riferimento, o con degli standard interni propri, sono sorti dei consorzi che si sono dati delle regole di qualità e di controllo della produzione, creando dei marchi di qualità. Attualmente in Europa ci sono circa 400 siti produttivi di pellet con una capacità produttiva tra 8 e 9 milioni di tonnellate/anno. Di questi siti produttivi hanno un marchio di qualità:

  • circa 50 aziende ÖNORM geprüft in Austria (95% delle aziende presenti in Austria);
  • circa 50 aziende DIN geprüft in Germania;
  • circa 90 aziende DIN plus;
  • circa 10 aziende Pellet gold in Italia;
  • ITEBE Francia.

Questi marchi vengono assegnati in base ad una adesione volontaria e prevedono, a seconda del marchio:

  • controlli della produzione fatti da enti esterni mediante visite non programmate;
  • controlli sulla qualità del pellet fatta da laboratorio accreditato in base alle normative di riferimento.

La presenza di un marchio, per l'utilizzatore, significa avere caratteristiche certificate e  qualità costante nel tempo.
In base alle norme di riferimento, infine, andiamo ad analizzare i parametri di maggior interesse nel pellet. Li possiamo distinguere in 3 categorie di importanza:

  • ceneri e durabilità meccanica;
  • lunghezza e azoto;
  • metalli.

La durabilità meccanica è strettamente legata alla quantità di polvere che si può trovare nel sacco del pellet. Se il pellet si sbriciola facilmente si possono avere problemi di alimentazione della stufa e sporco nella stufa e in casa; riduzione dell'efficienza di combustione; incremento delle emissioni. La non buona durabilità meccanica è dovuta principalmente a problemi di produzione del pellet.
Il contenuto di ceneri nel pellet determina il residuo che si ha a fine combustione nella stufa. Un alto contenuto di ceneri  può dare problemi di combustione a causa dell'intasamento dei fori del braciere, può incrementare l'emissione di polveri dalla stufa. Il contenuto di cenere è dovuto all'essenza del legno utilizzata e dalla presenza o meno di corteccia. Un elevato valore di ceneri si può trovare anche a causa di una contaminazione del pellet da parte di materiale durante il trasporto (es. sabbia o polvere). Un buon contenuto di ceneri si ha con valori inferiori a 0.8%.
Lunghezza determina la capacità di carica della stufa automatica e quindi l'uniformità di caricamento nel tempo.
Proprietà chimiche determinano la formazione di residui sul braciere (i metalli), problemi di emissioni in atmosfera (l'azoto e il cloro), problemi di corrosione delle parti costituenti la stufa (il cloro).

 

 

Europa

Austria

prEN14961-2Classe A - I prEN14961-2Classe A - II prEN14961-2Classe B ÖNORM M 7135
Diametro (D) mm 6 ± 18 ± 1 6 ± 18 ± 1 6 ± 18 ± 1 4 £ D £ 10
Lunghezza (L) mm 3.15 £ L £ 40 3.15 £ L £ 40 3.15 £ L £ 40 < 5xD
Densità kg/dm3 ³ 0.625 ³ 0.625 ³ 0.625  
Umidità % £ 10 £ 10 £ 10 £ 10
Ceneri % £ 0.5 £ 1 £ 1.5 £ 0.5
Pot. calorifico netto MJ/kg ³ 16.5 ³ 16.5 ³ 16.5 ³ 18
Zolfo % £ 0.02 £ 0.04 £ 0.05 £ 0.04
Azoto % £ 0.3 £ 0.3 £ 0.3 £ 0.3
Cloro % £ 0.02 £ 0.05 £ 0.05 £ 0.02
Durabilità mecc. % ³ 97.5 ³ 97.5 ³ 97.5 £ 2.3
Additivi % £ 2 £ 2 £ 2 £ 2
Arsenico mg/kg £ 1 £ 1 £ 1  
Cadmio mg/kg £ 0.5 £ 0.5 £ 0.5  
Cromo mg/kg £ 10 £ 10 £ 10  
Rame mg/kg £ 10 £ 10 £ 10  
Mercurio mg/kg £ 0.05 £ 0.05 £ 0.05  
Nickel mg/kg £ 10 £ 10 £ 10  
Piombo mg/kg £ 10 £ 10 £ 10  
Zinco mg/kg £ 100 £ 100 £ 100  


 

Germania

Svezia

Francia

Italia

DIN plus DIN51731 SS 187120 Gr1 ITEBE Extra UNI TS Cl. A
Diametro (D) mm 4 £ D £ 10 4 £ D £ 10 - 6 ± 1 6 ± 0.5
Lunghezza (L) mm < 5 x D < 50 < 4 x D 10 - 30 D £ L £ 4 X D
Densità kg/dm3         ³ 0.62
Umidità % £ 10 £ 12 £ 10 £ 10 £ 10
Ceneri % £ 0.5 £ 1.5 £ 0.7 £ 1 £ 0.7
Pot. calorifico netto MJ/kg ³ 18 17.5 - 19.5 ³ 16.9 ³ 18 ³ 16.9
Zolfo % £ 0.04 £ 0.08 £ 0.08 < 0.05 £ 0.05
Azoto % £ 0.3 £ 0.3 £ 0.3 £ 0.3 £ 0.3
Cloro % £ 0.02 £ 0.08 £ 0.08 < 0.03 £ 0.03
Durabilità mecc. % £ 2.3     £ 2.3  
Additivi % £ 2     £ 2 0 o < 2
Arsenico mg/kg £ 0.8 £ 0.8   < 1  
Cadmio mg/kg £ 0.5 £ 0.5   < 0.5  
Cromo mg/kg < 8 < 8   < 10  
Rame mg/kg < 5 < 5   < 10  
Mercurio mg/kg < 0.05 < 0.05   < 0.05  
Nickel mg/kg       < 10  
Piombo mg/kg < 10 < 10   < 10  
Zinco mg/kg < 100 < 100   < 100  

 

 

Del.icio.usDigg It!TechnoratiDZone It!GoogleFacebookOkNotizieSegnalo

Correntemente valutato 4.9 da 12 utenti

  • Currently 4,916667/5 Stars.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
                    Questo articolo è stato letto 2085 volte.

I problemi causati dal pellet scadente

dicembre 18, 2008 00.40 by Trinacria

Come promesso, eccomi di nuovo qui per continuare il discorso Pellet, per parlarvi delle prove che effettuo e, se ci riesco, per darvi qualche buon consiglio per l'utilizzo.

Il Pellet con bassa densità, o avente dimensioni non conformi è l'argomento che tratterò.
Questa tipologia di pellet è causa di problematiche riconducibili quasi sempre alla macchina che utilizziamo per bruciarlo.
Quando si acquista del pellet, vi consiglio di prestare particolare attenzione ai dati riportati sul sacco come le eventuali norme rispettate per la fabbricazione: le  norme principali a cui si riferiscono i produttori in Europa sono la Ö-Norm M7135 e la DINplus.
Tornando a noi, la questione che voglio evidenziare è ben esplicitata in questa foto:

Palazzetti - Braciere pieno e stua in allarme-fumi

Cosa pensiate sia successo?
Questa situazione si verifica, come già accennato, in alcune condizioni particolari. Ad esempio, quando impostiamo la nostra macchina alla potenza minima per riuscire a tenere la casa calda durante le ore notturne, convinti che il giorno dopo ritroveremo un certo tepore che ci accompagnerà durante il risveglio, (fase importantissima della giornata Laughing )

Invece no!!! La macchina è spenta, ma perché?
Si è guastata? Andiamo a controllare e la ritroviamo in allarme-fumi, la qual cosa ci rincuora momentaneamente, ma non capiamo il perché sia successo. Pensiamo sia stato un caso, ed allora senza più pensarci continuiamo con i mille impegni della giornata.
Il giorno dopo, però, la situazione si ripete e rimaniamo al freddo. A questo punto siamo quasi certi che qualcosa non stia funzionando correttamente.

Magari non prestiamo attenzione al fatto di aver acquistato una nuova partita di pellet, magari in offerta con i tempi che corrono.
È giusto risparmiare ma a volte per farlo bisogna scendere a compromessi.

Quello che è successo alla nostra stufa è semplice. Si è trattato di uno "svuotamento" momentaneo del crogiolo, dato dalla bassa densità del pellet, da cui ne scaturisce un basso carico orario: questa situazione provoca un abbassamento della temperatura fumi con conseguente difficoltà nell'espulsione degli stessi (durante una ipotetica notte particolarmente fredda).
Questo però non è sufficiente per far causare lo spegnimento di una delle nostre stufe. Vi è, in effetti, un altro fattore scatenante, che deriva dalla irregolarità delle dimensioni soprattutto per quanto riguarda la lunghezza del combustibile.
Quando essa è eccessiva (e quindi non è conforme), altera la regolarità del caricamento. Sappiamo che la coclea è simile ad una vite senza fine, se le spire di questa vite non riescono ad riempirsi uniformemente, si creano dei "vuoti".
Le norme sopra citate sono abbastanza restrittive, e fissano a 30mm la lunghezza massima del pellet,  anche se, a mio avviso, la lunghezza media ideale degli ovuli dovrebbe essere intorno a 21mm: con i pellet aventi tale misura, non ho mai riscontrato  alcun problema durante le prove da me  effettuate.

Un altro criterio importante per la scelta del pellet è il basso contenuto di materiale fine nel sacco.
Secondo la Ö-Norm M7135 e DINplus il valore massimo non deve superare il 2,3% di materiale rilasciato per sfregamento. Ciò significa che su un sacco da 15Kg questo valore si aggira intorno ai 0,345Kg. Anche in questo caso, per me è un valore troppo alto, principalmente per due ragioni:

  • Se avessimo a disposizione 0,345Kg di ovuli integri riusciremmo ad alimentare alla potenza minima una stufa per circa 30 minuti (!!!);
  • Questo materiale fine è tutt'altro che innocuo per le parti meccaniche in particolare per la coclea: il rischio è che, se vi è un tenore di umidità non adeguato,  il residuo fine venga trascinato fino ad "impaccarsi" bloccando quindi tutto il meccanismo di carico (con conseguente esborso di denaro per fare intervenire un tecnico).

Il mio suggerimento è dunque quello di non acquistare grandi quantitativi di pellet senza averne almeno provato un paio di sacchi. In ogni caso, secondo la mia esperienza, fisserei il valore del materiale sottile ad una percentuale non superiore ad 1,2-1,3%: nei pellet testati in cui ho riscontrato  tale valore non ho infatti riscontrato le problematiche di cui vi ho parlato.

Questo è un esempio di materiale fine rilasciato da un sacco testato da me in laboratorio:

Palazzetti - Esempio di residuo fino di un sacco di pellet

Prendendo un sacco a caso da una campionatura pervenutami, quanto pensiate sia in percentuale la materia fine rilasciata dopo la prova del setaccio?
Non molta. Se ci riferiamo alle norme citate, infatti, questa quantità equivale solo allo 0,95% di un sacco avente peso di 15,230Kg. Ricordando che le norme ne ammettono il 2,3%, immaginate di quanto sarebbe cresciuta la quantità di materiale fine, ed immaginate anche di riversare nel serbatoio della vostra stufa a pellet quattro o cinque sacchi di questi.

Capisco che può essere ritenuta una perdita di tempo andare a guardare queste sottigliezze, ma ribadisco che di sottigliezze non si tratta: basterebbe osservare bene i sacchi prima di acquistarli, per rendersi conto della quantità di materiale fine rilasciata. Due o al massimo tre pugni sono una quantità ragionevole per preservare la nostra stufa da fastidiosi interventi.
Alla Palazzetti, come sempre continuiamo a ricercare e testare nuove soluzioni, e con il nuovo sistema di caricamento, battezzato da noi a stella, questi problemi sono stati superati. Però credetemi quando vi assicuro che, purtroppo, in giro c’è di tutto....

Del.icio.usDigg It!TechnoratiDZone It!GoogleFacebookOkNotizieSegnalo

Correntemente valutato 4.6 da 13 utenti

  • Currently 4,615384/5 Stars.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
                    Questo articolo è stato letto 10453 volte.

Come si svolgono i test sul pellet

novembre 21, 2008 02.00 by Trinacria

è arrivato l'inverno.... Ciao, per voi lettori di questo blog sono Trinacria, e in questo mio primo articolo vi parlerò di come effettuo i test sul pellet. Spero che troverete l'argomento interessante, dato l'arrivo della stagione fredda.

Per l'esecuzione dei test vi è una semplice procedura, atta alla standardizzazione delle prove. Solitamente inizio con un'analisi visiva dei sacchi pervenuti.
Da questa prima occhiata, traggo già le prime informazioni, come ad esempio la quantità di pellet che si è frantumato trasformandosi in "polverino", oppure la qualità dello stato di conservazione generale dei sacchi.
Sempre grazie all'analisi visiva, cerco di individuare impurità grossolane nell'impasto che costituisce il pellet: è infatti tutt'altro che raro l'utilizzo di scarti provenienti dall'industria del mobile. In questo caso il pellet è riconoscibile anche all'olfatto, basta aprire un sacco ed avvicinarsi, l'odore è simile al truciolare utilizzato nei mobili. Si tratta ovviamente di una delle peggiori qualità, dato che non si è a conoscenza dei leganti utilizzati per l’aggregazione del materiale usato per produrre il pellet. A seconda della loro composizione, tali leganti possono rilasciare agenti tossici in atmosfera durante la loro combustione, trasformando la vostra stufa a pellet in un inceneritore.

Palazzetti - Un bancale di pellet Generalmente continuo i miei test con le prove fisiche, tra le quali trovo interessante la prova da noi chiamata dei "leganti": prendo una manciata di ovuli, la immergo in acqua fredda per qualche secondo e inizio poi, stringendo il pugno, ad esercitare uno sfregamento meccanico. Da questa prova traggo delle conclusioni che sono legate al tempo ed alla forza che sono stati necessari per disgregare gli ovuli, in linea di massima se il tempo è lungo e la forza applicata è alta, si è in presenza di pellet compresso, o sono stati utilizzati  leganti in maniera eccessiva, o non conformi. Se invece il tempo è breve e la forza esercitata è stata debole siamo in presenza di pellet "morbido".
Queste due tipologie di pellet riducono, anche se in maniera diversa, l'efficienza della macchina utilizzata per bruciarlo.

Nel primo caso, il pellet con essenza eccessivamente compressa presenta problemi nella combustione specialmente alle basse potenze: in pratica si allunga il tempo che impiega la fiamma a raggiungere il cuore dell'ovulo. Ciò causa un abbassamento del rendimento, derivato dal fatto che la stessa si sviluppa con fatica e non avvolge correttamente l'ovulo. L'ossigeno contenuto nell'aria comburente viene praticamente "perso", non potendosi combinare con il carbonio contenuto nell'essenza, e quindi non sviluppando cosi calore. Se poi a tutto questo aggiungiamo anche una bassa densità del pellet...

Continua nella prossima puntata! Surprised

Del.icio.usDigg It!TechnoratiDZone It!GoogleFacebookOkNotizieSegnalo

Correntemente valutato 4.7 da 12 utenti

  • Currently 4,666667/5 Stars.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
                    Questo articolo è stato letto 2550 volte.

Il futuro del pellet

ottobre 26, 2008 18.08 by PuRe

In settimana è arrivato in azienda il semestrale 100 camini, la rivista tutta dedicata alle novità in materia di stufe e caminetti. È stato bello (e gratificante, visto il lavoro di questo ufficio!) vederci nominati in molti degli argomenti trattati nelle diverse rubriche.
In particolare, voglio condividere con voi l'intervista fatta al Sig. Ruben Palazzetti, AD della nostra Azienda (in allegato al post il PDF originale). L'interesse sull’argomento è molto forte, soprattutto in questo periodo. Buona lettura e a presto!

IL FUTURO DEL PELLET

Quale è, attualmente, l'andamento del mercato dei pellets?
Questo tipo di mercato si è stabilizzato dopo il boom del 2005: per il prossimo inverno le previsioni indicano una ripresa. E' chiaro che la quantità di pellet che viene venduta non dipende solo dal prezzo, ma anche dall'andamento climatico dell'inverno. Al momento, il prezzo si è  posizionato sui livelli del 2004. C'è stato inoltre un periodo di "maturazione" sulla conoscenza del prodotto e, di conseguenza, è possibile oggi acquistare, allo stesso prezzo, un pellet che spesso ha una qualità migliore rispetto al passato.

Quanto è grande il valore calorifico dei pellet?
Il potere calorifico di un pellet di buona qualità è di 4.9 kWh/kg.

Per quanto tempo è possibile immagazzinare i pellet?
Il pellet si può immagazzinare in ambiente asciutto fino alla stagione successiva.

Come si riconosce la buona qualità dei pellet?
Dal punto di vista normativo l'UNI ha pubblicato la norma UNI/TS 11263:2007, che fornisce i principi univoci e chiari per consentire una facile caratterizzazione del pellet per usi energetici, tenendo in considerazione aspetti tecnici, economici ed ambientali. Esistono, comunque, alcuni marchi che definiscono la qualità del pellet e che obbligano il produttore a controlli costanti nel tempo: tutto questo fornisce una garanzia di qualità al consumatore. Molto conosciuto in tutta Europa, Italia compresa, è il DIN Plus. In ogni caso, un buon prodotto ha indicato nel sacchetto un residuo di cenere non elevato (ideale: inferiore allo 0,8%). 

La stufa a pellet necessita di una presa d'aria con l'esterno?
Da un punto di vista normativo, la stufa a pellets, come tutti gli apparecchi a combustione, deve avere la possibilità di modificare l'aria dell'ambiente in cui è inserita per non prelevare tutto l'ossigeno presente. La quantità di aria necessaria è particolarmente esigua: più o meno quella che si introduce nella stanza entrando e uscendo dalla porta! Esiste la possibilità di collegare la stufa all'esterno in modo diretto, ma questo, attualmente, non è obbligatorio.

Si può installare in qualsiasi ambiente domestico?
La normativa per l'installazione di stufe e caminetti (e quindi anche degli apparecchi a pellet) è la UNI 10683, che vieta l'installazione in ambienti in cui sono presenti apparecchi a gas di tipo non stagno. E' vietata inoltre l'installazione in cucine con ventilatori o aspiratori che possano mettere in depressione il locale.

Che rendimenti ha una stufa a pellets e quanto materiale si brucia in una stagione?
Il rendimento, a seconda del modello, può variare dall'85 al 94%. E' difficile parlare di quantità perché tutto dipende:

  • dalle dimensioni dell'abitazione (scaldare 70 mq non è come scaldarne 140),
  • dal grado di isolamento verso l'esterno (se la casa è ben coibentata oppure no),
  • dalla posizione climatica (il fabbisogno energetico di un'abitazione a Palermo è molto diverso da quello che può avere un’abitazione a Bolzano).

Possiamo, però, dare un’indicazione media di circa 1 kg/h.

Esiste una normativa di riferimento?
Per le stufe a pellet esistono due  norme di riferimento. La UNI EN 14785 per la certificazione degli apparecchi che è riferita alle prestazioni (rendimento, efficienza, emissioni) e alla sicurezza del prodotto, sia da un punto di vista meccanico che elettrico. La norma è obbligatoria e consente di apporre il marchio CE sulla stufa. La UNI 10683 per la loro installazione.

Considerazioni finali sul futuro dei pellet
I segni di ripresa sono visibili chiaramente. Per il prossimo futuro si può prevedere che i prezzi del pellet rimangano assestati sui valori attuali, grazie anche all'aumentata offerta di prodotto sul mercato, il che consente anche di assicurare una qualità costante nel tempo.

Clicca QUI per collegarti al forum e dire la tua sull'argomento!

palazzetti_100camini_102008.pdf (998,13 kb)

Del.icio.usDigg It!TechnoratiDZone It!GoogleFacebookOkNotizieSegnalo

Correntemente valutato 3.9 da 9 utenti

  • Currently 3,888889/5 Stars.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
                    Questo articolo è stato letto 4000 volte.