Come promesso, eccomi di nuovo qui per continuare il discorso Pellet, per parlarvi delle prove che effettuo e, se ci riesco, per darvi qualche buon consiglio per l'utilizzo.
Il Pellet con bassa densità, o avente dimensioni non conformi è l'argomento che tratterò.
Questa tipologia di pellet è causa di problematiche riconducibili quasi sempre alla macchina che utilizziamo per bruciarlo.
Quando si acquista del pellet, vi consiglio di prestare particolare attenzione ai dati riportati sul sacco come le eventuali norme rispettate per la fabbricazione: le norme principali a cui si riferiscono i produttori in Europa sono la Ö-Norm M7135 e la DINplus.
Tornando a noi, la questione che voglio evidenziare è ben esplicitata in questa foto:
Cosa pensiate sia successo?
Questa situazione si verifica, come già accennato, in alcune condizioni particolari. Ad esempio, quando impostiamo la nostra macchina alla potenza minima per riuscire a tenere la casa calda durante le ore notturne, convinti che il giorno dopo ritroveremo un certo tepore che ci accompagnerà durante il risveglio, (fase importantissima della giornata
)
Invece no!!! La macchina è spenta, ma perché?
Si è guastata? Andiamo a controllare e la ritroviamo in allarme-fumi, la qual cosa ci rincuora momentaneamente, ma non capiamo il perché sia successo. Pensiamo sia stato un caso, ed allora senza più pensarci continuiamo con i mille impegni della giornata.
Il giorno dopo, però, la situazione si ripete e rimaniamo al freddo. A questo punto siamo quasi certi che qualcosa non stia funzionando correttamente.
Magari non prestiamo attenzione al fatto di aver acquistato una nuova partita di pellet, magari in offerta con i tempi che corrono.
È giusto risparmiare ma a volte per farlo bisogna scendere a compromessi.
Quello che è successo alla nostra stufa è semplice. Si è trattato di uno "svuotamento" momentaneo del crogiolo, dato dalla bassa densità del pellet, da cui ne scaturisce un basso carico orario: questa situazione provoca un abbassamento della temperatura fumi con conseguente difficoltà nell'espulsione degli stessi (durante una ipotetica notte particolarmente fredda).
Questo però non è sufficiente per far causare lo spegnimento di una delle nostre stufe. Vi è, in effetti, un altro fattore scatenante, che deriva dalla irregolarità delle dimensioni soprattutto per quanto riguarda la lunghezza del combustibile.
Quando essa è eccessiva (e quindi non è conforme), altera la regolarità del caricamento. Sappiamo che la coclea è simile ad una vite senza fine, se le spire di questa vite non riescono ad riempirsi uniformemente, si creano dei "vuoti".
Le norme sopra citate sono abbastanza restrittive, e fissano a 30mm la lunghezza massima del pellet, anche se, a mio avviso, la lunghezza media ideale degli ovuli dovrebbe essere intorno a 21mm: con i pellet aventi tale misura, non ho mai riscontrato alcun problema durante le prove da me effettuate.
Un altro criterio importante per la scelta del pellet è il basso contenuto di materiale fine nel sacco.
Secondo la Ö-Norm M7135 e DINplus il valore massimo non deve superare il 2,3% di materiale rilasciato per sfregamento. Ciò significa che su un sacco da 15Kg questo valore si aggira intorno ai 0,345Kg. Anche in questo caso, per me è un valore troppo alto, principalmente per due ragioni:
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Se avessimo a disposizione 0,345Kg di ovuli integri riusciremmo ad alimentare alla potenza minima una stufa per circa 30 minuti (!!!);
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Questo materiale fine è tutt'altro che innocuo per le parti meccaniche in particolare per la coclea: il rischio è che, se vi è un tenore di umidità non adeguato, il residuo fine venga trascinato fino ad "impaccarsi" bloccando quindi tutto il meccanismo di carico (con conseguente esborso di denaro per fare intervenire un tecnico).
Il mio suggerimento è dunque quello di non acquistare grandi quantitativi di pellet senza averne almeno provato un paio di sacchi. In ogni caso, secondo la mia esperienza, fisserei il valore del materiale sottile ad una percentuale non superiore ad 1,2-1,3%: nei pellet testati in cui ho riscontrato tale valore non ho infatti riscontrato le problematiche di cui vi ho parlato.
Questo è un esempio di materiale fine rilasciato da un sacco testato da me in laboratorio:
Prendendo un sacco a caso da una campionatura pervenutami, quanto pensiate sia in percentuale la materia fine rilasciata dopo la prova del setaccio?
Non molta. Se ci riferiamo alle norme citate, infatti, questa quantità equivale solo allo 0,95% di un sacco avente peso di 15,230Kg. Ricordando che le norme ne ammettono il 2,3%, immaginate di quanto sarebbe cresciuta la quantità di materiale fine, ed immaginate anche di riversare nel serbatoio della vostra stufa a pellet quattro o cinque sacchi di questi.
Capisco che può essere ritenuta una perdita di tempo andare a guardare queste sottigliezze, ma ribadisco che di sottigliezze non si tratta: basterebbe osservare bene i sacchi prima di acquistarli, per rendersi conto della quantità di materiale fine rilasciata. Due o al massimo tre pugni sono una quantità ragionevole per preservare la nostra stufa da fastidiosi interventi.
Alla Palazzetti, come sempre continuiamo a ricercare e testare nuove soluzioni, e con il nuovo sistema di caricamento, battezzato da noi a stella, questi problemi sono stati superati. Però credetemi quando vi assicuro che, purtroppo, in giro c’è di tutto....
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