"Lei"

febbraio 19, 2010 11.32 by Flesh

"Lei" è il mio primo, grande, vero amore: la mia bicicletta!

Da ormai troppo tempo riposa in un garage con le ruote sgonfie appoggiata ad un muro.

Un dito di povere le nasconde il suo colore originale: oro perlato.

Ciò che rimane oggi è un giallo opaco che lascia solo intravvedere i riverberi degli anni gloriosi. Il sellino aguzzo le mantiene un po' di quell'aggressività che qualche anno fa era solo un anticipo della rabbia, della forza e della spregiudicatezza che faceva esplodere in montagna. La spregiudicatezza dei 45 minuti impiegati per salire a Piancavallo (salvo poi constatare che quello stesso tratto di salita durante un epico Giro d’Italia, era stato cavalcato dal Gigante Pantani in soli 21 minuti!!!).

E chi se ne importa! La grinta era la stessa, anche se le gambe non sempre erano all'altezza di quelle gloriose intenzioni.

Compagni inseparabili anche negli anni dell'università... "ma com'è bello andare in giro per i colli bolognesi"!

Ma non in Vespa 50 Special, anche allora in bici, accompagnato da un amico (ex professionista ma convertito allo studio universitario per raggiunti limiti di età "sportiva") che mi ha fatto conoscere il Colle di San Luca, una vera Via Crucis del ciclismo (certo breve ma, vi assicuro, moooolto intensa); il muro di Santo Stefano, così chiamato per la pendenza che da vicino, ovvero, se ci sei sopra in bicicletta, pare proprio vicinissima al 100%. Arrivarci in cima è già un'impresa; come e in quanto tempo, per un non professionista come me, non ha alcuna importanza.

Compagni inseparabili per quattro - cinque mesi all'anno con una media annua di 2/3000 chilometri, troppo pochi anche per un discreto amatore, ma abbastanza per uno come me che, comunque, non ha mai disdegnato la "scappatella" con amori più o meno passeggeri (leggi: calcio o tennis) qualche altra volta "attanagliato" in amori ben più vincolanti...

Parlo della bellissima esperienza di diventare papà che oggi mi ha fatto abbandonare le scarpette Diadora firmate Eddy Merckx in favore di un buon paio di scarpe di gomma, utilizzate ora per scorazzare con passeggini, spingere tricicli e bruchi volanti...

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Bruchi volanti

dicembre 30, 2009 13.06 by Flesh

Vi è mai capitato di avvistare un bruco verde della lunghezza di circa 60 centimetri con annesso manubrio completo di clacson a trombetta e doppia propulsione: a pedali e a... papà?

I pedali, ovviamente, sono indispensabili per gli spostamenti su tratti orizzontali; il papà, ovviamente, è indispensabile per gli spostamenti per i tragitti aerei.

Non vi sto parlando di possibili soluzioni per risolvere il problema delle emissioni di polveri sottili da idrocarburi, ma dell'unica soluzione possibile per accontentare dei "mostri da appartamento" quando fuori fa troppo freddo per dondolarsi su un "din don dan" (leggi: altalena). Il "mostro" è una bambina di nemmeno due anni e da quando è entrata in possesso di quell’oggetto infernale (il bruco) la povera schiena di un papà non più giovanissimo è messa a dura prova.

Ma i "bruchi volanti" non sono solo questi Identified Flying Object. Parlare di bruchi volanti è un modo diverso di parlare del mondo. Una diversità che deriva dall'osservazione pura, senza filtri, pulita che appartiene solo gli occhi di un bambino.

Grazie a questa "diversità" si possono fare scoperte straordinarie.

Dal buio di una cameretta ad esempio, può sbucare un "orso bombolo". Un "biscotto ciccione" altro non è se non un Savoiardo.

E’ una diversità che penetra anche altri sensi, come l'olfatto. Se andate in Tirolo, ad esempio, e vi capita di passare in prossimità di una tipica malga del posto, non sentirete l'inconfondibile odore di stalla, bensì: "profumo di mucca". Anche la lingua italiana acquista sfumature del tutto impreviste: "ancora una caramella", non significa: una e poi basta, ma significa: una alla volta, poi un'altra, quindi un'altra, poi un’altra ancora, ecc...

Noi tutti abbiamo posseduto nel nostro più o meno lungo passato questa "diversità" che pensavamo di aver perso. Io l'ho ritrovata rivivendola con gli occhi di Camilla, una vispa bambina di nemmeno due anni che ha spostato il centro di gravità del mondo in cui viviamo io e mia moglie. Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa su questo blog, l'ho voluto fare parlando di "bruchi volanti" ma in realtà era solo un pretesto per dire due parole sulla cosa più bella del mondo!

 

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