I problemi causati dal pellet scadente

dicembre 18, 2008 00.40 by Trinacria

Come promesso, eccomi di nuovo qui per continuare il discorso Pellet, per parlarvi delle prove che effettuo e, se ci riesco, per darvi qualche buon consiglio per l'utilizzo.

Il Pellet con bassa densità, o avente dimensioni non conformi è l'argomento che tratterò.
Questa tipologia di pellet è causa di problematiche riconducibili quasi sempre alla macchina che utilizziamo per bruciarlo.
Quando si acquista del pellet, vi consiglio di prestare particolare attenzione ai dati riportati sul sacco come le eventuali norme rispettate per la fabbricazione: le  norme principali a cui si riferiscono i produttori in Europa sono la Ö-Norm M7135 e la DINplus.
Tornando a noi, la questione che voglio evidenziare è ben esplicitata in questa foto:

Palazzetti - Braciere pieno e stua in allarme-fumi

Cosa pensiate sia successo?
Questa situazione si verifica, come già accennato, in alcune condizioni particolari. Ad esempio, quando impostiamo la nostra macchina alla potenza minima per riuscire a tenere la casa calda durante le ore notturne, convinti che il giorno dopo ritroveremo un certo tepore che ci accompagnerà durante il risveglio, (fase importantissima della giornata Laughing )

Invece no!!! La macchina è spenta, ma perché?
Si è guastata? Andiamo a controllare e la ritroviamo in allarme-fumi, la qual cosa ci rincuora momentaneamente, ma non capiamo il perché sia successo. Pensiamo sia stato un caso, ed allora senza più pensarci continuiamo con i mille impegni della giornata.
Il giorno dopo, però, la situazione si ripete e rimaniamo al freddo. A questo punto siamo quasi certi che qualcosa non stia funzionando correttamente.

Magari non prestiamo attenzione al fatto di aver acquistato una nuova partita di pellet, magari in offerta con i tempi che corrono.
È giusto risparmiare ma a volte per farlo bisogna scendere a compromessi.

Quello che è successo alla nostra stufa è semplice. Si è trattato di uno "svuotamento" momentaneo del crogiolo, dato dalla bassa densità del pellet, da cui ne scaturisce un basso carico orario: questa situazione provoca un abbassamento della temperatura fumi con conseguente difficoltà nell'espulsione degli stessi (durante una ipotetica notte particolarmente fredda).
Questo però non è sufficiente per far causare lo spegnimento di una delle nostre stufe. Vi è, in effetti, un altro fattore scatenante, che deriva dalla irregolarità delle dimensioni soprattutto per quanto riguarda la lunghezza del combustibile.
Quando essa è eccessiva (e quindi non è conforme), altera la regolarità del caricamento. Sappiamo che la coclea è simile ad una vite senza fine, se le spire di questa vite non riescono ad riempirsi uniformemente, si creano dei "vuoti".
Le norme sopra citate sono abbastanza restrittive, e fissano a 30mm la lunghezza massima del pellet,  anche se, a mio avviso, la lunghezza media ideale degli ovuli dovrebbe essere intorno a 21mm: con i pellet aventi tale misura, non ho mai riscontrato  alcun problema durante le prove da me  effettuate.

Un altro criterio importante per la scelta del pellet è il basso contenuto di materiale fine nel sacco.
Secondo la Ö-Norm M7135 e DINplus il valore massimo non deve superare il 2,3% di materiale rilasciato per sfregamento. Ciò significa che su un sacco da 15Kg questo valore si aggira intorno ai 0,345Kg. Anche in questo caso, per me è un valore troppo alto, principalmente per due ragioni:

  • Se avessimo a disposizione 0,345Kg di ovuli integri riusciremmo ad alimentare alla potenza minima una stufa per circa 30 minuti (!!!);
  • Questo materiale fine è tutt'altro che innocuo per le parti meccaniche in particolare per la coclea: il rischio è che, se vi è un tenore di umidità non adeguato,  il residuo fine venga trascinato fino ad "impaccarsi" bloccando quindi tutto il meccanismo di carico (con conseguente esborso di denaro per fare intervenire un tecnico).

Il mio suggerimento è dunque quello di non acquistare grandi quantitativi di pellet senza averne almeno provato un paio di sacchi. In ogni caso, secondo la mia esperienza, fisserei il valore del materiale sottile ad una percentuale non superiore ad 1,2-1,3%: nei pellet testati in cui ho riscontrato  tale valore non ho infatti riscontrato le problematiche di cui vi ho parlato.

Questo è un esempio di materiale fine rilasciato da un sacco testato da me in laboratorio:

Palazzetti - Esempio di residuo fino di un sacco di pellet

Prendendo un sacco a caso da una campionatura pervenutami, quanto pensiate sia in percentuale la materia fine rilasciata dopo la prova del setaccio?
Non molta. Se ci riferiamo alle norme citate, infatti, questa quantità equivale solo allo 0,95% di un sacco avente peso di 15,230Kg. Ricordando che le norme ne ammettono il 2,3%, immaginate di quanto sarebbe cresciuta la quantità di materiale fine, ed immaginate anche di riversare nel serbatoio della vostra stufa a pellet quattro o cinque sacchi di questi.

Capisco che può essere ritenuta una perdita di tempo andare a guardare queste sottigliezze, ma ribadisco che di sottigliezze non si tratta: basterebbe osservare bene i sacchi prima di acquistarli, per rendersi conto della quantità di materiale fine rilasciata. Due o al massimo tre pugni sono una quantità ragionevole per preservare la nostra stufa da fastidiosi interventi.
Alla Palazzetti, come sempre continuiamo a ricercare e testare nuove soluzioni, e con il nuovo sistema di caricamento, battezzato da noi a stella, questi problemi sono stati superati. Però credetemi quando vi assicuro che, purtroppo, in giro c’è di tutto....

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Come si svolgono i test sul pellet

novembre 21, 2008 02.00 by Trinacria

è arrivato l'inverno.... Ciao, per voi lettori di questo blog sono Trinacria, e in questo mio primo articolo vi parlerò di come effettuo i test sul pellet. Spero che troverete l'argomento interessante, dato l'arrivo della stagione fredda.

Per l'esecuzione dei test vi è una semplice procedura, atta alla standardizzazione delle prove. Solitamente inizio con un'analisi visiva dei sacchi pervenuti.
Da questa prima occhiata, traggo già le prime informazioni, come ad esempio la quantità di pellet che si è frantumato trasformandosi in "polverino", oppure la qualità dello stato di conservazione generale dei sacchi.
Sempre grazie all'analisi visiva, cerco di individuare impurità grossolane nell'impasto che costituisce il pellet: è infatti tutt'altro che raro l'utilizzo di scarti provenienti dall'industria del mobile. In questo caso il pellet è riconoscibile anche all'olfatto, basta aprire un sacco ed avvicinarsi, l'odore è simile al truciolare utilizzato nei mobili. Si tratta ovviamente di una delle peggiori qualità, dato che non si è a conoscenza dei leganti utilizzati per l’aggregazione del materiale usato per produrre il pellet. A seconda della loro composizione, tali leganti possono rilasciare agenti tossici in atmosfera durante la loro combustione, trasformando la vostra stufa a pellet in un inceneritore.

Palazzetti - Un bancale di pellet Generalmente continuo i miei test con le prove fisiche, tra le quali trovo interessante la prova da noi chiamata dei "leganti": prendo una manciata di ovuli, la immergo in acqua fredda per qualche secondo e inizio poi, stringendo il pugno, ad esercitare uno sfregamento meccanico. Da questa prova traggo delle conclusioni che sono legate al tempo ed alla forza che sono stati necessari per disgregare gli ovuli, in linea di massima se il tempo è lungo e la forza applicata è alta, si è in presenza di pellet compresso, o sono stati utilizzati  leganti in maniera eccessiva, o non conformi. Se invece il tempo è breve e la forza esercitata è stata debole siamo in presenza di pellet "morbido".
Queste due tipologie di pellet riducono, anche se in maniera diversa, l'efficienza della macchina utilizzata per bruciarlo.

Nel primo caso, il pellet con essenza eccessivamente compressa presenta problemi nella combustione specialmente alle basse potenze: in pratica si allunga il tempo che impiega la fiamma a raggiungere il cuore dell'ovulo. Ciò causa un abbassamento del rendimento, derivato dal fatto che la stessa si sviluppa con fatica e non avvolge correttamente l'ovulo. L'ossigeno contenuto nell'aria comburente viene praticamente "perso", non potendosi combinare con il carbonio contenuto nell'essenza, e quindi non sviluppando cosi calore. Se poi a tutto questo aggiungiamo anche una bassa densità del pellet...

Continua nella prossima puntata! Surprised

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