Venerdì 12 novembre, il settimanale "Il Friuli" ha pubblicato un articolo in cui evidenziava la necessità di bloccare l'uso di stufe e caminetti a biomassa legnosa per poter diminuire i livelli di PM10 dell'aria di Udine.
il friuli_12.11.10.pdf (1,65 mb)
La nostra associazione di categoria, Unicalor del Gruppo Ceced, ha voluto prendere subito una posizione ferma e risoluta, chiarendo alcuni punti e cercando un confronto con l'amministrazione comunale di Udine e con l'ARPA, realizzatrice dello studio sulle polveri sottili effettuato in regione.
Riportiamo qui di seguito la posizione ribadita da Unicalor, da noi totalmente appoggiata, pubblicata oggi da "Il Friuli":
CAMINETTI TECNOLOGICI AMICI DELL'AMBIENTE - I nuovi prodotti riducono di oltre il 70% le polveri emesse
E' ormai ampiamente riconosciuto in tutto il mondo che la biomassa legnosa costituisce una valida fonte energetica alternativa rispetto ai combustibili fossili convenzionali, rappresentando oltre il 50% delle energie rinnovabili in uso in Europa (fonte AEBIOM – Bruxelles).
Oltre ad essere localmente disponibile ed economica, non contribuisce al riscaldamento del pianeta (la CO2 emessa con la combustione è quella assorbita dalla pianta durante il processo fotosintetico per il suo accrescimento), costituendo quindi un valido aiuto per rispettare i parametri del Protocollo di Kyoto e i limiti previsti dall'Unione Europea. Le amministrazioni locali o regionali di tutta Europa ne stanno incentivando e promuovendo l'uso. Utilizzare biomassa come fonte energetica rinnovabile significa: salvaguardare l'ambiente, potenziare l'economia locale e accrescere l'indipendenza dalle importazioni.
Per contro, esiste una reale emergenza PM10 che ha recentemente indirizzato le amministrazioni europee (a tutti i livelli) ad adottare provvedimenti per ridurre le polveri emesse, imponendo precisi limiti minimi di emissioni in rapporto alle prestazioni degli apparecchi utilizzati.
A questo proposito, ricordiamo che caminetti e stufe di ultima generazione hanno rendimenti di 4-6 volte superiori rispetto ai vecchi "fogolar", con emissioni di polveri di almeno il 90% inferiori, come peraltro imposto da tutte le nuove normative europee (15a BV-G – 1.BImSchV).
È evidente, quindi, che la strada da percorrere sia quella, tra l'altro già adottata da diversi paesi e regioni europee (tra cui la Regione Lombardia), di valorizzare i prodotti ad elevata tecnologia per sostituire i focolari "arcaici". Per questo motivo, in quasi tutti i Paesi europei (Francia, Germania, Austria, Inghilterra, Spagna,...) viene dato un incentivo alla sostituzione dei vecchi apparecchi, favorendo così l'acquisto di macchine tecnologicamente più evolute.
Ciò vale per quanto attiene la combustione della legna.
Diverso è il discorso se si parla di pellet. Questa biomassa legnosa, infatti, garantisce una combustione estremamente più pulita. In particolare, la tecnologia dei prodotti a pellet consente di rispettare le più stringenti e severe normative europee ambientali ed i produttori Italiani sono all'avanguardia; riconoscimento che è confermato dalle significative quote di mercato conquistate negli anni in paesi come Germania, Austria, etc...
Qualsiasi combustione, sia grande sia piccola, produce residui polverosi: questo vale per le centrali elettriche a gasolio, gli inceneritori, i cementifici, tutte le attività industriali, le auto, gli aerei, fino ad arrivare al fumo della sigaretta.
La differenza, però, sta nelle sostanze chimiche che le compongono, perché occorre sottolineare che il parametro PM10 è una misura quantitativa, non qualitativa del particolato e che, dal punto di vista della composizione chimica, esistono diversi tipi di polveri. Le polveri fini sospese in aria hanno certamente effetti diretti sulla salute umana, ma il grado di tossicità risulta diverso in relazione alla loro origine e composizione chimica.
La qualità del combustibile è determinante: è chiaro che nell'aria troveremo ciò che abbiamo messo nel focolare. Gli elementi naturali (carbonio, idrogeno, ossigeno) costituenti il legno dell'albero li ritroveremo nell'aria completamente biodegradabili perché gli agenti atmosferici li ridurranno ad elementi chimici primari, così come avviene da milioni di anni. Diversamente accade se bruciamo materiali di scarto derivanti da residui di lavorazioni, impermeabilizzazioni, verniciature: questi combustibili, prodotti da materiali artificialmente manipolati dall'uomo, producono polveri altamente inquinanti per l'uomo e per l'ecosistema.
Un'ultima riflessione: sicuramente il centro delle città (densamente affollato di condomini multipiano) non può avere un grande numero di canne fumarie a cui collegare apparecchi a biomassa legnosa... eppure, è proprio nel centro delle città che si registrano gli sforamenti ai limiti massimi fissati di PM10. Inoltre, attribuire il 40% del PM10 prodotto alla combustione della legna, non spiegherebbe gli sforamenti che ci sono stati nei mesi caldi.
L'industria è quindi disponibile ad uno scambio di informazioni, per analizzare insieme i dati emersi dallo studio dell'Arpa e per capire come sia emersa la percentuale del 40% di polveri da biomasse legnose presenti nell'aria che respiriamo.
APPROFONDIMENTO
L'Organizzazione Mondiale per la Sanità ritiene che il PM10 non sia proporzionale ai danni sulla salute umana. Ad esempio la presenza di aerosol marini naturali o di polveri sahariane in molte città elevano notevolmente le concentrazioni di PM10. Per questo la Commissione Europea nella sua recente Direttiva sulla qualità dell'aria ambientale 2008/50/EC consente di scorporare le concentrazioni di sostanze naturali del PM10 da quelle di origine antropiche ed introdurrà una concentrazione limite per le particelle di diametro inferiore – PM 2.5 (minore è il diametro delle particelle, maggiore è l'effetto cito-tossico delle stesse). In particolare la Direttiva all'art. 20 "Contributi da fonti naturali" al comma 2 riporta: Nei casi in cui la Commissione è informata di un superamento imputabile a fonti naturali ai sensi del paragrafo 1, detto superamento non è considerato tale ai fini della presente Direttiva.
In condizioni di combustione ottimizzata della biomassa legnosa, le polveri sottili sono composte principalmente da sali. Le moderne tecnologie di combustione hanno infatti elevata resa energetica e generano un bassissimo livello di emissioni.
Parliamo a questo punto di tecnologie costruttive dei moderni caminetti e stufe: la mancanza di una normativa italiana è stata, alla fine, provvidenziale perché ha obbligato le nostre aziende esportatrici ad adottare le normative dei Paesi europei più attenti, già da molti anni, alla qualità dell'aria e quindi alle emissioni. Le imprese più intraprendenti e strutturate si sono attenute alle normative più restrittive e per questo l'Italia ora può vantare il parco produttori all'avanguardia a livello Europeo.
Detto ciò, auspichiamo che in altre sedi si esamini come il fuoco del legno venga trattato nei focolari moderni con processi di catalizzazione o di post-combustione per emettere fumi sempre più puliti, privi di monossido di carbonio (CO) e, in conseguenza, di polveri. La tecnologia ha fatto passi da gigante anche per quanto riguarda i rendimenti: nei nuovi impianti si bruciano quantità di biomassa legnosa inferiori del 50% rispetto ai modelli precedenti e con una riduzione delle polveri emessi di oltre il 70%, per ottenere lo stesso calore reso.
L'industria è convinta che l'armonizzazione delle ricerche condotte oggi in Europa a cura di laboratori pubblici e privati permetterà di fare enormi passi avanti nel livello qualitativo dell'aria mantenendo gli standard di vita attuali. Le piacevoli emozioni derivanti dal calore e della vista del fuoco dei caminetti potranno continuare a riscaldarci con il supporto della tecnologia anche in futuro.
A fronte di ciò, riteniamo che il tema vada approfondito: impegno per il quale Confindustria Ceced Italia si propone come parte attiva, al fine di esaminare con maggiore attenzione la situazione in essere e di valorizzare le nuove tecnologie sviluppate per la combustione della legna.
I numeri del comparto dei caminetti e delle stufe a legna biomassa legnosa:
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450 aziende
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8.300 rivenditori
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18.700 addetti diretti dell'industria
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34.000 addetti nell'indotto
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2,5 miliardi di Euro di fatturato aggregato in Italia
Fonte Unicalor
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