Gruppo Seniores in visita a Lubiana

luglio 7, 2010 15.42 by Bruno

La collana delle iniziative turistico-culturali del “Gruppo Seniores del Lavoro Palazzetti” si è arricchita, sabato 19 giugno 2010, di un altro strepitoso successo.

Grazie alla complicità meteorologica e all’affiatamento della briosa compagnia, la tradizionale gita di primavera si è conclusa riscuotendo l’alto gradimento e la migliore soddisfazione di tutti i partecipanti.

La comitiva si è mossa di buon mattino con destinazione Slovenia e la sua capitale Lubiana, meta turistica affascinante e purtroppo ancora poco conosciuta.

Gruppo Seniores in visita a Lubiana - Foto di gruppo nel centro storico        Gruppo Seniores in visita a Lubiana - Foto di gruppo in centro storico

 Mattinata all’insegna della cultura con la visita del centro storico, con i suoi monumenti artistici barocchi, medioevali, di stile neoclassico e neo gotico, mescolati ai palazzi di sapore austro-ungarico e la salita in trenino al castello che domina dall’alto la città.

Dopo il pranzo con un menù tipico, consumato in un ristorante caratteristico del centro, il gruppo si è spostato al parco botanico di Arboretum. Un enorme giardino di 80 ettari di superfici ecologicamente diverse, con circa 2500 varietà di piante provenienti da tutto il mondo. Le meraviglie dell’immenso roseto e delle stupende orchidee hanno, al di sopra di tutte le altre, catturato in modo permanente le umane sensazioni di noi  visitatori.

Parco botanico di Arboretum        Parco botanico di Arboretum

Al termine della visita, il gruppo è ripartito per il rientro, graziato da Giove Pluvio (dopo una stupenda giornata di sole, poco dopo essere ripartiti, ha iniziato a piovere!) e con le meraviglie dell’opera dell’uomo, e ancor più quelle della natura, ben impresse nella mente e nell’anima.

 

 
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Il sistema CHORO al servizio di una struttura alberghiera

giugno 10, 2010 11.38 by ScAn
LA facciata principale dell'Hotel Rosa Antico

L’hotel "Rosa Antico" è una antica villa del 1500 appartenuta ad un principe spagnolo successivamente trasformata in uno splendido albergo, caratterizzato dall'ampio uso di pietra leccese sia sulla facciata che negli interni.

L'albergo è situato alle porte di Otranto (LE), la città più ad Oriente d'Italia che rappresenta quel meraviglioso luogo che è il Salento.

La struttura è composta oltre alle parti comuni da 25 camere, due suite e tre appartamenti ed il sistema di riscaldamento esistente era caratterizzato da una caldaia a gas gpl, una pompa di calore e da un sistema solare di 10 pannelli collegato ad un accumulo di 2000 litri che, per la tipologia di installazione usata e la bassa qualità dei prodotti penalizzava fortemente l'apporto energetico del sole, rendendolo in pratica nullo e chiamando continuamente a ripetute e dispendiose accensioni la caldaia a gas.

Nel 2009 si è deciso di riqualificare l'impianto termico, ripensando completamente la centrale termica, con lo scopo di ridurre gli alti costi di gestione che impedivano di fatto di utilizzare l'albergo nella bassa-media stagione.

La ditta installatrice Coletta soddisfatta del lavoro svolto in centrale termicaLa collaborazione con i nostri partner, dalla riconosciuta ottima competenza e disponibilità, a partire dalla ditta "Coletta Climambiente"  di Racale (LE) per l'installazione e l'Ing. Papa per la progettazione, ci ha dato la possibilità di partecipare alla realizzazione del nuovo impianto.

La divisione sistemi Choro di Palazzetti ha fornito, in prima battuta, un sistema solare di 10 pannelli solari serie WKS da affiancare al vecchio impianto solare esistente, di accumuli inerziali per un totale di 2.000 litri e di una caldaia a pellet modello Regina da 30 Kw per compensare i picchi di consumo.

Talmente clamorosa è stata l'efficienza del nuovo sistema solare che la proprietà ha deciso di sostituire anche il vecchio sistema con ulteriori dieci pannelli WKS. Per ottimizzare i costi di gestione il sistema prevede di sfruttare al massimo l'energia solare accumulata attraverso un preciso controllo delle temperature nei vari accumuli e garantendo la corretta stratificazione degli stessi.

I venti collettori solari WKS installati sul lastrico solareAlla caldaia a pellet è delegato il compito di intervenire per coprire i picchi di consumo quando l'energia solare non è sufficiente a garantire il comfort termico. Il risultato finale misurato nella prima stagione invernale ha permesso di verificare costi del riscaldamento che sono diminuiti del 60% rispetto all'anno precedente.

Enfatizzando il nuovo sistema diremo che l'impianto, in alcune settimane invernali in cui c’è stato un buon irraggiamento solare, è stato in grado di portare il costo per l'energia termica dai 2.000 € settimanali di Gpl ai 15 € giornalieri (circa 110 € settimanali) per il pellet consumato dalla caldaia preposta ad integrare l'energia fornita dal sole.

Parte della centrale termica con in evidenza la caldaia a pellet modello PE L'intero sistema è gestito e controllato automaticamente con una serie di sensori (uno per stanza) e di dispositivi che permettono al programma PLC di percepire istantaneamente i carichi energetici e le presenze nelle varie parti della struttura adeguando la potenza termica necessaria al fabbisogno.

L'ottima riuscita del nuovo impianto termico è stata anche occasione per svolgere due convegni tecnici diretti a progettisti ed installatori, svolti all'interno della struttura stessa, che hanno avuto come momento clou, oltre alla visita anche la spiegazione del nuovo sistema di riscaldamento Choro.

Possiamo quindi affermare che l'obiettivo iniziale, richiesto dai proprietari dell'albergo è stato pienamente raggiunto. L'Hotel Rosa Antico rappresenta un caso concreto di riqualificazione energetica in cui si è realizzato un impianto importante, esempio di corretto utilizzo delle fonti rinnovabili e, come nella mission del gruppo Palazzetti, di responsabilità ambientale.

Un momento del convegno con il nostro relatore Marco Argentin
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Le avventure di Marcos Velasquez: La mano rossa (2)

aprile 30, 2010 15.42 by Fabrizio

Clicca QUI per leggere la prima parte del racconto 

Alle quattro e mezzo del mattino Marcos Velasquez si svegliò di soprassalto. Il suo sonno era stato sopraffatto da un incubo angosciante, ma dai tratti assolutamente inusuali. Non era solo un sogno; era un suggerimento rivelatore, come se uno spirito buono avesse voluto dare a Marcos la soluzione dell'intrigo della mano rossa.

Sulle pareti del cervello di Marcos fu proiettato il film del sogno appena vissuto.

La scena si svolgeva giù in fabbrica davanti alla Cobber. Kenny Bousman, evidentemente alterato dal troppo alcool, inveiva contro una persona non riconoscibile. La minacciava di morte se avesse ancora incontrato Juanita. Kenny era in preda al furore che manifestava con delle urla rabbiose intramezzate da diaboliche risate in segno di disprezzo.

Improvvisamente, mentre la tensione fra i due saliva, i motori della Cobber iniziarono a girare, i nastri trasportatori cominciarono a trascinare materiale inerte nell'impastatrice che automaticamente di era messa in azione. La Cobber si era  avviata in modo del tutto indipendente, senza l'intervento dell'uomo.

I due trasalirono di fronte a questo prodigio.

Kenny Bousman ammutolì consapevole del fatto che l'impianto si era attivato per reazione al livello di odio e di violenza che lui stesso aveva prodotto. Ebbe paura e perse il controllo sull'avversario che, sfruttando l'attimo favorevole, lo spinse violentemente all'interno dell'impianto. Stramazzò sulla tavola di stampaggio ed accidentalmente un braccio si posò all'interno dello stampo, Poi tutto si svolse in un attimo; dalla tramoggia scivolò l'impasto sullo stampo, imprigionando l'arto di Kenny, e successivamente la pressa scese senza pietà. Il sogno si era interrotto prima dell'inevitabile disgrazia.

Marcos aveva fatto dei passi in avanti nella sua particolare indagine, ma ora diventava indispensabile scoprire chi fosse la persona che spinse KENNY dentro la Cobber.  Decise di vestirsi e di scendere giù in fabbrica alla ricerca di qualche indizio. Una volta giunto in reparto non poté non notare l'ordine che gli operati avevano lasciato sul loro posto di lavoro. Si senti frustrato rendendosi conto che sarebbe stato impossibile trovare un qualche indizio.

Alzò gli occhi verso il soffitto ed urlò "Ma chi c’era con Kenny quella sera?".

All'improvviso in quella notte dove non spirava una bava d'aria, da una finestra socchiusa del capannone, penetrò una folata di vento che si ingrossò man mano che si avvicinava alla Cobber. Questo miracolo atmosferico si concentrò sul pianoforte di Diego assumendo una forza tale da far cadere il pesante telo che lo ricopriva. Incomprensibilmente la raffica di vento scomparve.

Marcos Velasquez capì. "Diego" disse.

************

Alle nove del mattino Diego sedeva davanti alla scrivania di un assonnato Marcos Velasquez. Si trovava in un forte stato di agitazione causato dalla percezione di un pericolo personificato da chi gli stava fronte. Si rendeva conto che era complicato nascondere qualcosa ad uno come Marcos. Ed infatti...

"Ascolta questa storia, caro Diego. Tu intrattieni una relazione amorosa con Juanita, che probabilmente apprezza. Ma c'è un problema che si chiama Kenny Bousman. Questi, che non è una persona raccomandabile, vive come un parassita sulle spalle di Juanita, e capisce che la presenza di un uomo nella vita di lei può essere un potenziale pericolo. Scopre la vostra relazione ed una sera ti segue mentre entri in fabbrica dopo il lavoro per suonare. Una volta raggiunto il reparto della Cobber lui inveisce verso di te e minaccia violenze se non interrompi la tua relazione con Juanita. Ma fa troppo chiasso ed irrita la Cobber che per reazione si mette in moto disorientando Kenny. Tu cogli al volo la situazione favorevole e lo spingi all'interno della Cobber. Il destino poi vuole che la Cobber vendichi l'alterigia e la prepotenza di Kenny tranciandogli una mano, che successivamente io rinverrò all'interno di un basamento Mikonos. Che ne pensi di tutto questo?".

"Una brutta storia." Rispose laconico Diego.

"E’ vero. Però non ne conosco il seguito ma sono convinto che tu mi puoi aiutare. Non è così?"

Esclamò Marcos con uno sguardo beffardo. Inarcò un sopraciglio e, i gomiti appoggiati sulla scrivania, le mani intrecciate sotto il mento, attese una risposta da Diego.
Quest'ultimo, non potendo nascondere nulla a uno come Marcos, come un fiume in piena riferì degli avvenimenti che seguirono all'incidente di percorso che colpì Kenny Bousman.

"Kenny era svenuto e sembrava morto. Macchie di sangue coloravano il pavimento e le pareti dell'impianto. Ero impietrito. Poi Juanita entrò nel reparto e lanciò un urlo di disperazione quando vide il corpo di Kenny. La sua agitazione interruppe il mio stato confusionale; presi degli stracci e tamponai in qualche modo il sangue. Poi con l'aiuto di Juanita trascinai Kenny fuori dalla Cobber.

Potemmo constatare che respirava e che era solo svenuto.

Ancora oggi mi è oscuro da dove arrivò la forza che permise a me e Juanita di trasportare il corpo fino all'auto parcheggiata nel cortile della fabbrica. Alle nostre spalle potevamo udire i rumori dell'impianto di lavaggio che la Cobber opportunamente attivò per fare pulizia.

Adagiammo Kenny sul sedile posteriore, poi salimmo in auto senza dire una parola perché era chiaro ad entrambi che dovevamo raggiungere l'ospedale di San Cristobal. Attraversammo il centro di Lagos e ci immettemmo sulla strada che conduce a San Cristobal senza scambiare una parola, nel sielnzio più assoluto. Probabilmente entrambi in quei momenti ricordavamo quanto duro fosse stato l'ostacolo che Kenny rappresentava alla nostra felicità; quanto alto fosse il prezzo che Juanita doveva pagare per una scelta sbagliata di qualche tempo fa; Quanto sgradevole era per me aver incrociato la vita di Kenny.

Alle nostre spalle l'odiato Kenny iniziò ad emettere i primi lamenti, segno che si stava risvegliando.

"Voglio liberami di lui!" disse Juanita, spezzando il silenzio che ci attanagliava.
Accolsi la sua richiesta con sollievo perché pensavo la stessa cosa. La sua mano remante prese la mia e mi disse "I parassiti vanno schiacciati!".
Un brivido percorse la mia schiena.
"Un pianista non è fatto per uccidere" risposi.
"Sarebbe sangue che non sporca, non macchia, va subito via" Insistette. E mentre parlava guardava un punto fisso davanti a lei; sembrava essere in trance.

Accostai l'auto e costrinsi Juanita a guardarmi negli occhi e le dissi:
"Da questa sera la mia vita non è non è più del tutto pulita, ma la voglio usare al meglio perché è l'unica che ho. Non chiedermi di gettare altre macchie nella mia anima!"

Lei abbassò gli occhi in segno di resa. Alle nostre spalle Kenny gemeva sempre più frequentemente. Riavviai il motore dell'auto e ripresi la strada per San Cristobal; ma appena fu possibile svoltai a destra. Percorsi una stretta strada sterrata che conduceva alla sommità di una collina ricoperta da una fitta vegetazione. Dopo una decina di minuti di viaggio difficoltoso bloccai l'auto, uscii, aprii lo sportello,  afferrai Kenny e lo estrassi fuori dall'auto. Mi guardò frastornato e poi dipinse sul suo volto il solito ghigno diabolico. Lo colpii duramente al viso e svenne. Lo presi e lo trascinai sul bordo della strada, sistemandolo su un masso. Il tronco albero faceva da schienale, permettendo alla testa di Kenny di appoggiarsi. Risalii in macchina e lo abbandonai sperando di non vederlo mai più. Riprendemmo la strada principale questa volta per Lagos.

Jaunita, che fino ad allora aveva mantenuto un atteggiamento freddo e distaccato, iniziò ad agitarsi tenendosi le mani sul volto. Era passato solo un quarto d'ora da quando avevamo abbandonato Kenny sulla collina ed il rimorso assaliva entrambi. Juanita all'apice del tormento esclamò:

"Torniamo indietro! Non siamo capaci di fare queste cose."

Obbedii, senza pensarci troppo feci inversione di marcia."

Diego osservò una piccola pausa. Marcos lo incalzò "Cosa accade dopo?"
"Una volta raggiunto il luogo dove avevamo lasciato Kenny ferito e svenuto, con nostra estrema sorpresa non trovammo più nessuno. Facemmo una veloce ricerca ma non portò ad alcun risultato. Kenny era volatilizzato. La mia storia finisce qui"

Rimasero per un po' in silenzio, poi Diego chiese "Ed ora cosa farai?".

"Cosa posso fare! Chi può credere ad una storia come questa? Chi può sostenere come corretta un'indagine tenuta in piedi da un hacker ubriacone, un sogno ed una raffica di vento? Un buon avvocato vi tirerebbe fuori in un batter d’occhio. Kenny Bousman poi non mi era simpatico. Sinceramente spero scompaia dalla vostra vita."

"A proposito, fati sparire il basamento Mikonos con la mano rossa. Dopo il lavoro passa in ufficio e ti dirò dove si trova" aggiunse Marcos.

Dopo queste parole Diego sentì svanire il peso dell'angoscia. Prima di uscire dall’ufficio si rivolse verso Marcos.
"Grazie" gli disse.

************

Il giornale locale di Lagos di qualche giorno dopo riportava in quarta pagina un breve articolo

RITROVATO UN UOMO SENZA MANO

E’ stato ritrovato un uomo che vagava senza meta tra le colline tra Lagos e san Cristobal. L'uomo è stato segnalato alle autorità di polizia da alcuni automobilisti che hanno raccontato di essersi trovati improvvisamente di fronte una persona con forti difficoltà di equilibrio ed in uno stato psicologico precario. Immediatamente sono intervenute le auto della polizia che hanno individuato ed intercettato l'uomo. Da alcune indiscrezioni risulta che l'uomo, di cui non si conosce l'identità, avesse una ferita consistente ad un arto. Risulta anche che la persona ferita abbia dato una spiegazione sulla sua condizione poco credibile e talmente fantasiosa da costringere gli agenti di polizia a chiamare i sanitari. Ora l'uomo si trova presso la struttura ospedaliera di San Felipe, l'unica attrezzata nella zona per le cure mentali. Pare che l'uomo debba soggiornare presso l'ospedale per un periodo molto lungo.

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Le avventure di Marcos Velasquez: La mano rossa (1)

aprile 7, 2010 14.33 by Fabrizio

Marcos Velasquez guardava il mare dalla terrazza di casa sua. Il suo umore era pessimo a causa di ciò che aveva visto quella mattina.

Raccapricciante.

La cosa era accaduta nel giro di ispezione prima dell'orario di lavoro e, avendo giudicato il fatto particolarmente grave, si diresse verso gli spogliatoi degli operai per avvertirli che lo stabilimento sarebbe rimasto chiuso. Motivò questa scelta con la solita frase di rito: "Oggi non è un buon giorno per lavorare". Gli operai non si stupirono perché annunci di questo tipo – con conseguente chiusura della fabbrica – per quanto rari non erano una novità.

Loro, come tutta la comunità di Lagos, riconoscevano a Marcos Velasquez delle doti fuori dal comune, sovraumane, che sconfinavano nella magia. Tutti sapevano che Marcos possedeva l'abilità di captare le energie negative che la natura diffondeva. Inoltre Marcos sapeva valutare quando queste forze avverse potevano rendere inutile il lavoro degli uomini; e se era il caso, non ci pensava due volte e chiudeva la fabbrica. Marcos Velasquez esercitò questa facoltà anche nel periodo  in cui lavorava a Zoppola. Ogni volta che sentiva una raffica di vento maligna, un fruscio degli alberi malevolo o qualsiasi altra testimonianza della contrarietà dell'ambiente circostante, si verificava un accadimento rovinoso. Ad esempio, succedeva che si rompeva uno stampo sulla Cobber, oppure l'impianto di lavaggio non ne voleva sapere di funzionare, od ancora saltavano le tapparelle della linea di imballo. Una volta nel tragitto verso lo stabilimento, una volpe gli tagliò la strada. Marcos incrociò lo sguardo astioso dell'animale e sentì un brivido. Verso le 10.00 del mattino di quel giorno si ruppe il gruppo elettrico e lo stabilimento si arrestò; il responsabile di fabbrica non potè fare altro che congedare i dipendenti con l'augurio di poter lavorare il giorno dopo.

Tuttavia il motivo per cui lo stabilimento restava chiuso non era l'opposizione della natura. Era accaduto che durante il giro di ispezione in prossimità dell'impianto di stagionatura, Marcos Velasquez si trovò di fronte ad un manufatto che inglobava al suo interno una mano.

Una linea di sangue attraversava il semilavorato, colmando i vuoti della superficie ruvida. Una piccola pozzanghera di sangue rosso scuro raccoglieva le gocce che scendevano dal manufatto. La mano, pur avendo subito lo schiacciamento della vibro pressa, non era completamente smembrata. Assicuratosi di essere solo nello stabilimento, Marcos avviò l'impianto di scarico della Cobber.

Il semilavorato incriminato venne posizionato su un pallet che Marcos spostò con l'ausilio di un carrello elevatore in un punto remoto del capannone. Un telo nascose il raccapricciante spettacolo.

Marcos era inquieto.

Non solo aveva avuto la sventura di imbattersi in una mano sanguinolenta incastonata su un basamento Mikonos – così si chiamava il semilavorato -, ma aveva  pure notato un particolare che lo aveva turbato ulteriormente. Si trattava del fatto che quella era una mano rossa. Era una mano che apparteneva ad un uomo di razza "rossa", un nativo d'America, un pellerossa. Ed il suo turbamento nasceva dal fatto che Juanita, una bella donna di Lagos, aveva a lui  denunciato la scomparsa di Kenny Bousman, l'unico pellerossa residente a Lagos.

Era accaduto una settimana prima e Marcos quella mattina molto probabilmente aveva ritrovato un pezzo dello sventurato scomparso. Ma cosa ci faceva la mano di Kenny Bousman nella sua fabbrica? Chi era Kenny? Qualcuno dei suoi operai sapeva qualcosa? Erano solo alcune delle domande che si agitavano nella sua mente. Decise che era opportuno distendere i nervi e quindi entrò nella sua casa che aveva il confine in comune con la fabbrica. Si diresse verso la terrazza e da lì guardò il mare. Il suo umore era pessimo.

************

Quelli erano i tempi in cui le finanze della repubblica dominicana si trovavano in forte difficoltà costringendo il governo centrale ad una politica di massicci tagli alla spesa. Anche i servizi alla sicurezza subirono trasformazioni sostanziali e fu così che la caserma di polizia di Lagos fu smantellata.

I cittadini di Lagos fecero fronte a questa mancanza in modo molto pratico. Anziché sobbarcarsi un'ora di strada per raggiungere San Cristobal dove c'era la caserma più vicina, per risolvere i loro problemi preferivano rivolgersi a  Marcos Velasquez che aveva doti particolari ed aveva girato il mondo.

Juanita aveva agito così. Si era presentata nell'ufficio della fabbrica segnalando a Marcos l'assenza sospetta di Kenny, senza dimostrare alcuna angoscia. Del resto sebbene vivessero sotto lo stesso tetto, Juanita e Kenny non erano una coppia. A Marcos sembrava che lei si occupasse di lui per un motivo assolutamente diverso dall'amore.

Juanita aveva trascorso qualche anno della sua vita in Florida alla ricerca di una maggior fortuna, ma era tornata senza aver combinato granché. Qualche anno dopo Kenny, che aveva conosciuto Juanita a Miami, la raggiunse a Lagos ed insieme iniziarono una strana convivenza.

Kenny Bousman non era mai piaciuto a Marcos perché incuteva un oscuro timore. Ma di fatto non sapeva chi fosse; ed ora, che forse aveva una sua mano in fabbrica, era il caso di conoscere qualcosa di più su di lui. Pensò quindi di recarsi al bar del porto a caccia di notizie.

Quando uscì dal "Paradiso della anime perdute" – così si chiamava il bar del porto – Marcos Velasquez si ritenne soddisfatto.

Si diceva in giro che Juanita odiasse Kenny Bousman perché lui la vessava e le rendeva la vita impossibile. Inoltre Marcos aveva incontrato Pablo, un hacker di provata esperienza con il vizio dell'alcool. Era stato anche in carcere perché coinvolto in una grossa truffa informatica. Gli assicurò che prima di mezzanotte avrebbe fornito via mail tutte le notizie disponibili sulla rete riguardanti Kenny Bousman.

"Posso entrare negli archivi informatici della polizia americana senza problemi. Sono più abile dei loro sistemi di sicurezza."

disse tracannando l'ennesimo boccale di birra.
Quando Marcos rientrò a casa erano le 19 e nell'aria risuonavano le note del pianoforte di Diego.

************

Diego era un o degli operatori della Cobber. Aveva lavorato per molti anni sulle navi da crociera che solcano il mar dei Caraibi. Aveva iniziato come steward ma ben presto la sua vocazione per la musica lo spinse ad avvicinarsi agli orchestrali. E così quando il pianista morì colpito da un infarto durante una serata danzante stramazzando sui tasti del pianoforte, a Diego si presentò un'opportunità considerevole.

Smise i panni dello steward e si accomodò sul seggiolo del pianoforte dell'orchestra, eseguendo il suo mestiere di musicista con incontenibile trasporto. La passione per la musica e per il pianoforte non lo abbandonò neppure quando decise di cambiare vita, accettando l'offerta di lavoro che Marcos Velasquez gli presentò.

Una volta assunto Diego chiese ed ottenne uno spazio dove sistemare il suo pianoforte a muro, visto che la sua casa a Lagos era troppo piccola. Marcos gli concesse inoltre -l'unico tra gli operai- di entrare in fabbrica fuori dall'orario di lavoro per poter suonare il suo adorato strumento.

Il piano era sistemato di fronte alla Cobber e durante l'orario di lavoro era ricoperto da un pesante telo per proteggerlo dalla polvere. Ma quando Diego arrivava, toglieva il telo e, schiacciando i tasti del pianoforte, provocava un'onda di energia che travolgeva ogni cosa. Rumbe, cha-cha-cha e jazz cubano riempivano i locali dello stabilimento per poi straripare negli spazi vicini.
Marcos gradiva tutto questo e gli piaceva pensare che anche la Cobber apprezzasse questi intermezzi musicali.

Con largo anticipo Marcos ricevette la mail di Pablo che lo scongiurò di stampare lo documentazione allegata e di seguito cancellare il messaggio. Dalle informazioni che aveva ricevuto Marcos scoprì che Kenny Bousman non era uno stinco di santo.

Le cronache di un giornale di un villaggio della Florida di 15 anni prima riportano la notizia dell'espulsione dalla comunità seminole di un ragazzotto di nome Kenny Bousman per tentata violenza ad una squaw. Successivamente negli archivi della polizia di Miami il suo nome viene segnalato per una condanna ad una settimana di detenzione a causa di una rissa a cui Kenny partecipò in modo attivo. Ma la cosa che colpì maggiormente Marcos fu il fatto che Kenny era iscritto nel registro dei sospetti in relazione ad un'indagine condotta da una squadra speciale della polizia di Miami che investigava su un presunto traffico di clandestini.

Secondo il report redatto dal tenente Barry Logan, responsabile dell'indagine, Kenny Bousman sarebbe coinvolto nel reato di introduzione di manodopera clandestina nel suolo americano. Pare che Kenny Bousman, sotto lauto compenso, riuscisse a far entrare persone sprovviste dei documenti necessari nel territorio americano. Queste persone andavano ad ingrossare le maestranze di alcune aziende affiliate ad alcuni grossi clan malavitosi di Miami. I clandestini dovevano naturalmente pagare Kenny.

Secondo il tenente Barry Logan la particolarità di Bousman stava nella gestione dei "pagamenti"; se il clandestino non riusciva a pagare la cifra pattuita, Kenny si faceva ospitare diventando un perfetto parassita e rendendo impossibile la vita a chi non era riuscito a pagarlo.

Ora Marcos iniziava a capire quali erano i contorni della bizzarra convivenza tra Juanita e Kenny. Era quasi mezzanotte e decise di mettersi a letto.

*** Fine prima parte ***

 

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Storia di un commesso viaggiatore...

febbraio 26, 2010 11.21 by Simone

... In costante lotta con le autostrade italiane

24 Settembre  -  h 19 Giorno ed ora di un importante appuntamento  al quale non potevamo mancare e/o arrivare in ritardo... Decidiamo, per evitare ogni problema, di partire alle 10 (ci volevano circa 5,30h per arrivare a destino).

Imbocchiamo l'autostrada e tutto procede liscio fino a Padova (grazie soprattutto al 'San' Passante di Mestre, protettore dei pendolari del Nord-est) dove iniziamo a vedere i primi preoccupanti cartelli...

'coda prima di Bologna... in aumento'... 

e qui iniziano le fantasie....

'usciamo qui e prendiamo la statale (FOLLIA!!!)', 'prendiamo l'uscita prima dell'incidente e ci facciamo guidare dal navigatore oltre l'incidente (considerando la precisione del TOMTOM è meglio andare a caso)',  'il mio compagno di viaggio mi dice che conosce una strada alternativa (???)'...

Decido che è meglio andare dritti e vedere cosa succede.... 
'Fortunatamente' dopo 1 ora di coda riusciamo a ripartire.

Proseguiamo, sicuri di aver pagato il nostro dazio con le autostrade italiane... e invece no...

Dopo circa un'ora leggiamo un altro inquietante cartello 'Attenzione animali vivi sulla carreggiata'....

E qui ricominciano le' fantasie' (se possibili ancora migliori rispetto a quelle di prima)...  'c'è stata una rivolta dei maiali in un macello e si sono riversati in autostrada', 'sono tornati i cobas del latte e hanno piazzato la mucca Carolina in mezzo alla carreggiata', ' si è ribaltato il convoglio di Moira Orfei ed elefanti e gnu stanno bloccando il casello'....

Dopo qualche chilometro sveliamo l'arcano... Un camion che trasportava galline ha perso parte del suo carico... Fortunatamente nessuno si è fatto male (tranne qualche pollo). Passando vicini al luogo dell'incidente vediamo l'autista che nel campo vicino sta inseguendo ancora qualche 'Gallina in fuga'... Scena certamente comica ma che tirando le somme ci ha fatto perdere altra mezz'ora...

Stremati siamo finalmente a 100km dall'agognata meta quando notiamo in lontananza un fumo nero...

NOOOOOOOO....
un  altro cartello lampeggiante...
NOOOOO...
' Coda per curiosi'

......ehhhhhh??... ma cosa cavolo vuol dire 'coda per curiosi' ????

Ebbene sì, tutti i curiosi d'Italia si sono dati appuntamento sull'Adriatica e hanno deciso di fermarsi prima del casello di Grottammare e visto che si trovavano lì hanno anche deciso di accendersi un falò in mezzo alla carreggiata....

Non è possibile, c'è qualcosa che non gira... e infatti avanzando a passo d'uomo vediamo che nell'altra corsia si era verificato qualcosa di incredibile (beh, da una giornata del genere....)

Sul ciglio della strada c'era un carro attrezzi del soccorso stradale che, dopo aver recuperato una macchina in panne per una banale foratura, si era fermato perchè dal cofano avevano iniziato a uscire fiamme  che, non solo stavano bruciando il carro attrezzi, ma anche la povera auto (che a causa di una banale foratura di pneumatico, stava andando incontro ad una fine ben peggiore)...

Vi lascio immaginare le facce dei proprietari della macchina che assistevano alla scenda nella corsia di emergenza (anche in questo caso per fortuna nessuno si è fatto male)... Tutto questo per dire che abbiamo perso un'altra mezz'ora perché le auto che viaggiavano nella nostra corsia rallentavano per vedere cosa stava succedendo... (adesso capisco cosa vuol dire 'coda per curiosi ' anche se sarebbe stato più corretto scrivere 'coda per pirla'!!).....

Dopo 7h e mezza finalmente usciamo dall'autostrada e, viste le pietose condizioni, decidiamo di passare in albergo; doccia, vestito elegante e nuovamente in macchina per fare gli ultimi 4 km che ci separano dall'agognata meta... Arrivati a questo punto eravamo pronti a tutto...

Ed infatti...

Usciti dall'albergo, dopo 100mt, ci fermiamo ed iniziamo a procedere a passo d'uomo (ottantenne)... e qui scopriamo che  una delle piaghe principali di Pescara è... il traffico (ricorda molto il 'ctraffico' palermitano di Jhonny Stecchino)...

Risultato:  4km in 45min (media di 5,3km/h... Bolt può andare a pulire l'argenteria al nostro confronto...), taglio del nastro già avvenuto ed ingresso trionfale a conferenza iniziata...    

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Al Batimat... Non solo per lavorare

dicembre 23, 2009 13.05 by Ari

Anche quest'anno non abbiamo perso l'immancabile rendez-vous con il Batimat, una delle principali fiere europee dell'edilizia, che si svolge ogni due anni nella magica capitale francese.

 

Palazzetti al Batimat di Parigi - Panoramica La Fayette


Batimat è per noi un evento importantissimo, perché il mercato francese rappresenta il cuore del settore estero Palazzetti.
Il nostro stand al Batimat 2009Eravamo presenti con un grande stand arredato ad hoc dal nostro ufficio design, nel quale abbiamo presentato le ultime novità e, soprattutto, dove abbiamo esposto l'innovativa stufa a pellet Elena New.

Elena new, è una stufa dal design elegante, è completamente automatica ed è ermetica, in più è costruita in modo tale da poter prendere l'aria da riscaldare direttamente dall'esterno e non dall'interno dell'abitazione, tramite un condotto specifico. E’ un prodotto all'avanguardia, infatti Elena New è già stata premiata al Salon Bois Energie di Lons Le Saunier ed è stata scelta tra migliaia di prodotti fino ad arrivare alla finalissima del "Concorso dell’Innovazione" istituito dal Batimat.

La presentazione di Ecofire Elena al teatro MarignyE’ stato emozionante assistere alla premiazione dei prodotti arrivati in finale, in due ore abbiamo potuto ammirare una serie di prodotti incredibili, iper tecnologici ma che comunque rispettano l'ambiente, funzionali e pratici. E poi, la location era eccezionale: l'elegante  teatro Marigny, a pochi passi dagli Champs  Elysées, con le sue decorazioni dorate e le comode poltrone in velluto rosso!!

Infine, ho apprezzato molto l'aspetto umano di questa esperienza: allo stand erano presenti tutti i nostri agenti francesi, perciò abbiamo potuto collaborare insieme, alternando momenti di lavoro a momenti di svago e altrettanto interessante è stato conoscere alcuni clienti con cui parlo al telefono giorno per giorno...
Associare un volto ad una voce, ad una telefonata o ad una semplice e-mail secondo me è veramente importante per una migliore gestione del cliente.

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Una gita fuori porta: i mercatini di Natale

dicembre 8, 2009 09.11 by Papavera
Il mercatino di Natale a Merano

Una delle immancabili gite fuori porta del periodo natalizio è quella ai famosi Mercatini di Natale!

I più importanti sono sicuramente quelli dell'Alto Adige, che accolgono ogni anno centinaia di turisti e visitatori, incuriositi dalla miriade di oggetti e decorazioni per ornare l'albero di Natale e la propria casa, ma anche dalle tante idee regalo per grandi e piccini, per familiari o amici.

I pittoreschi centri storici di cittadine come Trento, Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno si riempiono di colori e di vita: le luci natalizie che addobbano piazze, palazzi e strade, il sapore e il profumo dei prodotti tipici e il fascino della prima neve creano un'atmosfera festosa!

Questa tradizione ha radici antiche: le origini del Christkindlmarkt in Germania risalgono al XIV secolo con i cosiddetti Mercatini di San Nicola (Santa Klaus), dove si aveva la possibilità di acquistare gli addobbi natalizi. I Mercatini di Natale, quindi, sono espressione di una tipica tradizione mitteleuropea che rivive in Alto Adige per portare nelle case il calore del Natale.

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On the road

novembre 12, 2009 13.27 by Tramp

Ciao a tutti,
volevo introdurre nel blog un argomento a me caro: la passione per la Mountain Bike!

Eh già! Anche io sono stato da tempo conquistato dalle due ruote!!

La mia passione nasce da una gita di qualche anno fa nei boschi di Ampezzo, in Carnia. Mentre percorrevo a piedi un sentiero ho visto sfrecciare due bolidi tra gli alberi e...

ZAC!!... FOLGORATO!!...

Ho subito pensato "VOGLIO ASSOLUTAMENTE E AL PIU’ PRESTO UNA MOUNTAAAIN B I K EEEE!!"

Da allora ne sono passati di km, natura, salite, discese, sentieri e davvero tanta liberta!!...... E fatica!!
Da qualche anno poi, assieme ad un gruppo di amici, trascorriamo le vacanze spostandoci da un luogo all'altro proprio in sella alla bicicletta. Attrezzati di tutto punto con borse laterali per i bagagli, kit per ogni evenienza, tenda da campeggio, carta geografica alla mano, affrontiamo strade impervie e paesaggi mozzafiato.

L'anno scorso la meta è stata il giro della Sardegna, mentre quest'anno abbiamo optato per la Croazia. Un viaggio lungo la costa da Trieste a Lussino, attraversando la Slovenia, l'Istria e la Croazia; conquistando i panorami km dopo km e assaporando metro dopo metro i profumi nell'aria che solo il ritmo lento della  bici ti permette di cogliere.

Voglio condividere con voi, a tal proposito, alcune foto che raccontano meglio alcuni istanti del mio viaggio!

on the road...     on the road...
on the road...

Nel frattempo che l'estate è finita, noi stiamo già meditando la meta del prossimo anno - magari nella caliente España!!
Ps... Le iscrizioni sono aperte Wink

 
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La caduta del muro

novembre 9, 2009 18.26 by Papavera

La caduta del muro di BerlinoOggi, 9 novembre 2009, come vent'anni fa Berlino è in festa.

Proprio nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1989, infatti, è stata scritta una delle pagine più importanti ed emblematiche della storia europea contemporanea.

Simbolo di una divisione non solo politico-ideologica, ma anche e soprattutto umana il muro di Berlino ha spezzato la capitale tedesca per 28 anni, dalla sua costruzione (iniziata il 13 agosto 1961) al suo smantellamento.

Tutto iniziò nel 1945, quando venne decisa la divisione della Germania (e di Berlino) in quattro settori controllati dalle potenze vincitrici: Unione Sovietica, Stati Uniti d'America, Regno Unito e Francia.
Le cose cambiarono quando l'inasprimento della Guerra Fredda provocò sempre più fughe verso Berlino ovest.
La costruzione del muro di BerlinoNella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961 le unità armate della Germania dell'Est iniziarono a costruire, davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti delle due parti, un muro insuperabile che avrebbe attraversato la città per 155 km, diviso le famiglie e tagliato la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università.

La storia del muro è anche la storia della fuga verso la libertà: circa 5000 coraggiosi vi riuscirono (i loro ingegnosi modi sono rimasti nella memoria di tutti!), ma altri lungo quel muro han visto finire non solo la loro speranza di un futuro diverso, ma la vita stessa. Negli anni il divario tra "le due Berlino" crebbe sempre di più, ed è visibile ancora oggi per chi, come me, ha avuto la fortuna di visitare questa meravigliosa città: non solo differenze economiche, ma anche quelle più visibili dell'architettura di palazzi e strade.

Mentre la Germania Ovest viveva gli anni del "Wirtschaftswunder" (il miracolo economico) e diventava una delle capitali più moderne e sviluppate d'Europa, oltre il muro si svolgevano le colossali parate militari e la rigida pianificazione sovietica bloccava l'economia.
Le intense manifestazioni di protesta degli anni '80 culminarono nella notte tra il 9 e 10 novembre 1989 quando, nel corso di una conferenza stampa, il Ministro della Propaganda della DDR Gϋnter Schabowski annunciò l'immediata apertura dei posti di blocco.
E' la fine del regime sovietico: migliaia di persone si ammassarono ai checkpoint e lungo il muro e iniziarono ad abbatterlo.  I giovani dell'Est si abbracciano con quelli dell'Ovest. Dinanzi alla Porta di Brandeburgo dove negli anni 30 avevano sfilato le SS di Hitler e nel 1945 l'Armata Rossa di Stalin, brindavano i ragazzi con i capelli lunghi, la voglia di libertà e la coca cola in mano.

Il 18 marzo 1990 furono tenute le prime e uniche libere elezioni della storia della DDR e la Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990 (il "Giorno della riunificazione").

Il muro è stato fisicamente distrutto quasi ovunque, ad eccezione di alcuni punti: una sezione vicino a Potsdamer Platz, una seconda, la più lunga, sulla riva della Sprea (East Side Gallery) ed una terza a nord in Bernauer Straβe, che è stata trasformata in un memoriale nel 1999.

Camminando per la città però è ancora possibile vedere i punti attraversati dal muro, contrassegnati da targhette "incastonate" tra le mattonelle di porfido delle strade. Calpestandole, si prova una sensazione strana e non si può fare a meno di chiedersi: cosa significava essere un solo popolo ma diviso da un muro?

Questo giorno è un simbolo di tutti i "muri" presenti nel mondo, non solo di cemento ma anche muri di ostilità, diffidenza, odio.
E’ il "Giorno della libertà", testimonianza della liberazione dei Paesi oppressi ed auspicio di democrazia per le popolazioni. 

La caduta del muro di Berlino

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Comunicare con gli altri

novembre 3, 2009 16.03 by Monique

Non possiamo farne a meno... coscientemente o non, comunichiamo con gli altri, interagendo.

Viviamo attraverso il nostro comportamento e ci esprimiamo attraverso il rapporto con gli altri.
Ogni nostro comportamento è comunicazione, invia un messaggio agli altri, che lo si voglia oppure no.

Nella comunicazione si apre la relazione, ovvero la relazione con l'altro è già implicita nella stessa esistenza umana. Ogni persona è "una", "nessuna" e "centomila", come insegna Pirandello.
L'identità personale, quello che noi pensiamo di noi stessi e quello che gli altri pensano di noi si mette assieme, pezzo dopo pezzo, in tutti gli scambi di parole e azioni che abbiamo con gli altri esseri umani.

Questa "dote" originaria e caratteristica dell'essere dell'uomo è una risorsa anche all'interno di un'azienda, perché comunicare con facilità ed efficacia è importante per tutti i ruoli, determina una migliore efficienza, un miglioramento del flusso informativo, crea legami stabili basati su fiducia e dialogo.
Spesso però pensiamo che la comunicazione sia solo verbale mentre il linguaggio non verbale, fatto di gesti, atteggiamenti, comportamenti può favorire o sfavorire il rapporto con gli altri.
Così come ogni parola comunica in quanto è dotata di un significato, così ogni parte del corpo "parla", si racconta.

Pensiamo, per esempio, a come cambia ricevere un saluto pronunciato con un sorriso, guardando la persone negli occhi da uno detto distrattamente sotto voce. O avere un colloquio con una persona protesa con il corpo verso di noi o con chi ha gambe e braccia incrociate.

Possiamo essere dolci nel tono della voce, ma se siamo arrabbiati con lui o con lei il gesto svelerà l'aggressività che ci cova dentro.
Attenzione anche che comportamenti e modi di fare che per noi sono sconvenienti, vengono accettati e considerati normali presso altri popoli e viceversa. Ogni Paese ha le sue regole pertanto, soprattutto quando si incontrano persone con culture diverse, bisogna porre particolare attenzione ai gesti che si fanno: potrebbero infatti nascere dei fraintendimenti.

Per esempio in una conversazione: voi sorridete mentre ascoltate, pensando di comunicare il vostro accordo, mentre un giapponese e un coreano penseranno che siate in disaccordo, ma troppo timidi per dirlo (in Asia infatti non vale il detto "chi tace acconsente").

Guardando dritto negli occhi il vostro interlocutore ovviamente volete dimostrare la vostra franchezza e attenzione, ma nei Paesi arabi questo atteggiamento viene interpretato come segno di sfida. Se pensate che tenere gli occhi abbassati, quasi chiusi in una fessura, dimostri disattenzione, tenete presente che per un africano è invece una forma di rispetto, per comunicare che l'attenzione è massima e che non si vuol correre il rischio di distrarsi.

 

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