Non lasciamoci PRENDERE IN GIRO!

maggio 20, 2010 16.35 by PuRe

PORTA PIU' ACQUA UN FIUME O UN RUBINETTO???

Per scaldare una casa servono molti metri cubi di aria calda: più piccolo è il canale, minore è la quantità d’aria che trasporta.
Non confondiamo la sensazione tattile della velocità dell’aria con l’effettiva portata...

Non confondiamo la sensazione tattile della velocità dell’aria con l’effettiva portata: più piccolo è il canale, minore è la quantità d’aria che trasporta.

Abbiamo effettuato dei test sparando la stessa quantità di aria calda a due impianti di distribuzione uno con una condotta da 6 cm e uno da 8 cm.
I dati rilevati hanno confermato quello che già sapevamo: la pressione e la velocità dell’aria decadono con l’aumentare della lunghezza del condotto.

Ma quello che più importa è che la velocità e la pressione hanno valori maggiori se la sezione è più stretta e quindi mettendo una mano davanti alla bocchetta ”percepisco” di più l’aria calda che esce.

per ottenere portate maggiori devo necessariamente utilizzare condotti con sezioni maggiori

La canalizzazione ha l’obiettivo di scaldare ambienti distanti in breve tempo: per conoscere quanta aria calda stiamo trasferendo nel locale attraverso la canalizzazione abbiamo però bisogno di conoscere qual è la portata (il volume d’aria spostato in un’ora).

Dal grafico della si evince chiaramente che per ottenere portate maggiori devo necessariamente utilizzare condotti con sezioni maggiori.
Quindi, anche se da un condotto più grande l’aria esce con velocità inferiore, la quantità di calore che ho trasferito è in realtà molto superiore.

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Palazzetti alla Fiera di Lons le Saunier

luglio 27, 2009 14.33 by Giovanni

Di solito i miei interventi sul blog cominciano  cosi... PoSyS insiste... mi suggerisce temi ed argomenti... argomenta con efficacia:

"Un piccolo avvenimento come il premio ottenuto dalla Elena in Francia non puo' mancare sul nostro sito!"

... E non riesco davvero a dargli torto:

Fiera di Lons le Saunier, Francia; attendavamo l'appuntamento da tempo. Sapevamo di avere delle carte importanti da calare al concorso dell'innovazione.

La nuova stufa ermetica, pensata per le case passive, autorizzata dall'avis technique del prestigioso CSTB ad uscire a parete in Francia, dotata del nostro nuovo sistema di caricamento pellet e la nuova elettronica. Una nuova stufa, frutto di anni di lavoro appassionato, di un fantastico gioco della nostra squadra.

La squadra Palazzetti, abituata a prediligere il gioco d'attacco, a rubare il tempo alle difese è schierata perciò con il tridente davanti: da destra riconosciamo ufficio tecnico, commerciale e la determinante consulenza del nostro Miconi:

E poi, i navigatori me lo concederanno, un nome per me speciale, scelto nel giro di pochi minuti di fronte all'arcigno  comitato del CSTB a Nantes:

Elena, come la mia bambina...

Quando la giuria ci ha attribuito l'ambito premio, in quell'angolo sperduto della Francia, abbiamo davvero sentito che la nostra squadra aveva segnato ancora una volta un goal importante.

Questo piccolo riconoscimento vorremmo dedicarlo alla sig.ra Diletta che è ancora oggi l'anima della nostra squadra.

Palazzetti - La nostra nuova stufa premiata alla Fiera di Lons le Saunier

 

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La mia strada

maggio 22, 2009 14.28 by Janso80

Ciao a tutti,
questa che vi racconterò è una vicenda che mi ha indirizzato verso una strada diversa da ciò che avevo sempre immaginato...

Intanto mi presento: sono Janso80 e lavoro alla Palazzetti dal 2004. Mi ricordo ancora il colloquio che ho fatto prima di iniziare: allora la mia intenzione era lavorare in linea di montaggio.

Ma tra me e me, mentre ascoltavo le informazioni che mi dicevano, pensavo "chissà come si costruisce una stufa ecofire e come funziona"... e curioso ma specialmente affamato di conoscenza dissi che avrei voluto iniziare il prima possibile.

Detto fatto! Il giorno dopo al mattino mi trovavo in una linea di montaggio a diventare matto nel cercare di memorizzare più informazioni possibili riguardo la mia domanda del giorno prima (chissà come si costruisce...). Se devo dire la verità, alla fine di quella giornata avevo solo un sacco di confusione in testa. Ma man mano che il tempo passava iniziavo a conoscere meglio i colleghi e rendermi conto che una stufa ecofire Palazzetti non è solo un assieme di parti in ferro e ghisa ma dietro c’è un mondo complesso di tecnologia.

Mentre mi lasciavo il primo anno alle spalle, ormai mi sentivo già a casa: il lavoro mi piaceva molto e mi sentivo soddisfatto sapendo che la gente nei freddi inverni si scaldava con le stufe che costruivamo.
Giorno dopo giorno si era creata una squadra di lavoro veramente forte e affiatata, grazie anche all'impronta data (a volte un po' severa) dal nostro responsabile di linea, il quale con tanta pazienza ci insegnava a montare tutti i componenti che formavano i vari modelli di stufe, fino al giorno in cui mi diede responsabilità: io ne ero contentissimo perchè essendo un ragazzo giovane i miei progetti puntavano più in alto... come tutti credo... Ed ero disposto ad impegnarmi ancora al massimo per svolgere le mie mansioni garantendo un prodotto finito di qualità.

Ma la mia sete di conoscenza e qualche buona parola di qualcuno, mi portò a lavorare in un'altra linea di montaggio il che voleva dire prodotti che non conoscevo e colleghi nuovi con i quali instaurare un rapporto di fiducia.

Fortunatamente il mio primo responsabile era li accanto a me, pronto ad aiutarmi e consigliarmi nel momento del bisogno (e in certi momenti di panico ne avevo davvero bisogno!).
E qui inizia la svolta che attualmente sto vivendo...

Un giorno di circa un anno e mezzo fa, stavo svolgendo il mio lavoro in tutta la mia sicurezza, dato che ormai ne ero pratico, quando in linea ricevetti la visita di una persona. All’epoca non lo conoscevo molto, ma sapevo solo che era il responsabile del Laboratorio Tecnologico. Non avevo idea di cosa volesse da me... pensavo "forse ho sbagliato qualcosa in qualche stufa e adesso vengo ripreso"... ma in realtà era li per farmi una proposta, quella che mi avrebbe cambiato la vita da li in avanti: mi chiese se ero disposto a lavorare in laboratorio.

Al momento mi sentivo confuso e preso dal panico risposi "non so se sono all'altezza", chiedendogli se potevo avere del tempo per pensarci. Ci pensai parecchio e ragionando arrivai alla conclusione che, se mi fece quella proposta forse credeva in tutto ciò che avevo fatto negli anni precedenti, il mio impegno e disponibilità non sono stati sforzi vani... così accettai.

Adesso mi trovo in laboratorio e, devo dire la pura verità, ho imparato un sacco di cose che prima non avrei mai immaginato. Non pensavo quanto potesse essere complessa la combustione in una stufa garantendo rendimenti ed emissioni come solo la Palazzetti sa fare, così da guadagnarsi la fama che adesso ha nel mercato.

Molti vedono la fiamma come una cosa calda e bella ma non si può capire con gli occhi la creazione da un legame di elementi chimici talmente bilanciati da creare calore senza intaccare il nostro amato ambiente.
Arrivato fino a qui, mi impegnerò ancora al massimo, e devo ringraziare tutti quelli che mi hanno dato questa opportunità che come dicevo mi ha portato verso... "una strada diversa da ciò che avevo sempre immaginato"


 

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Durante la certificazione di un'Ecofire...

maggio 13, 2009 15.26 by Zaza87

Ciao a tutti!!!

Questo articolo lo sto scrivendo direttamente da un laboratorio di certificazione. Sono seduto su una sedia distante tre metri dalla mia stufetta a pellet, che sta eseguendo il test a potenza ridotta per la certificazione.

Tutte le ore e i giorni di messe a punto per riuscire per arrivare all'obiettivo di rientrare nelle normative più ristrette, te li giochi tutti nel breve periodo a disposizione per la certificazione. Come dice il detto... i conti si fanno alla fine!!

E’ una bella soddisfazione riuscire a certificare un prodotto, soprattutto quando i valori ottenuti in certificazione sono migliori di quelli che hai ottenuto nel tuo laboratorio.
La stufa è gia in funzione da un po': ho appena verificato i valori di combustione della prima ora di lavoro.

Non male, direi... Anzi fin troppo buoni! Mi sto preoccupando... Riuscirà a dare buoni valori per sei ore di fila?
Mi fido della fiamma...
Ok proseguiamo cosi senza modificare parametri...
Vale la pena rischiare...

Questo è quello che ho pensato dieci minuti fa. Spero di essere riuscito ad indovinare anche stavolta la taratura corretta della stufa. In questi casi ci vuole intuito, un pizzico di fortuna Wink e avere il coraggio di prendersi qualche rischio.

Nell'ultima certificazione, ad esempio, credo di aver rischiato anche più del dovuto... Nemmeno Mac79, infatti, era molto convinto di quello che stavo facendo: stavo eseguendo un test a potenza nominale presso un laboratorio in Francia. Si tratta del più lungo tra i test, oltre che il più difficile (la taratura della stufa deve prevedere una durata di 6 ore con una combustione ottimale).

Sono convinto che se quel giorno avessi sbagliato la taratura Mac79, deluso, arrabbiato e stanco per il viaggio, mi avrebbe gettato fuori dalla finestra!

Scherzo ovviamente Smile

Tornando a noi, ho notato che oggi la combustione è identica quel giorno in Francia, e per questo ho deciso che anche stavolta il gioco vale la candela.
Il tecnico del laboratorio che sta seguendo le prove di certificazione mi ha appena detto che la combustione migliorerà sempre di più. Pessimistà come sono gli ho risposto che andrà a peggiorare!

... Sono passate solo 2 ore... I valori sono fin troppo buoni... Mah!
Deve durare ancora quattro ore... Speriamo bene...
Si dai ce la farà...!

Sono appena tornato dal pranzo. Chiaramente la prova è andata avanti e guradando i valori direi proprio che ci siamo anche questa volta!!
Concluse le 6 lunghe ore di lavoro, infatti, i dati rilevati sono ottimi e la mia stufetta rientra perfettamente nella normativa...

Direi perfetto! Un altro certificato in mano, ora non resta altro fare che festeggiarlo (non vi dico come però!)

Vi saluto con una foto del record relativo alle basse emissioni di monossido di carbonio che ho ottenuto da una stufa a pellet... Vedere per credere: 16ppm!!!!

 

Palazzetti da Record: le più basse emissioni di monossido di carbonio ottenute con una stufa a pellet!!!
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Reparto "liquido" a Zoppola, una realtà che cresce!

maggio 11, 2009 11.28 by Miky

Ricordo 12 anni fa, un piccolo reparto chiamato MANUALE, dove 2 operai producevano abilmente e con grande passione pezzi in cemento dalle forme più strane.

PIANI ANTILLE, PARETI WILMA e BASAMENTI FRED (già il nome era un programma, ricordandomi i Flinstones).

Tutto per me a quel epoca era sconosciuto, essendo da poco entrato a far parte dello stabilimento. Me li descrissero come pezzi speciali che le macchine automatiche non erano in grado di produrre.
Capii in breve tempo che quelle parti, frutto di un sacco di accuratezze e fatiche, davano originalità ai nostri barbecue, differenziandoli notevolmente dal resto del mercato.
Certo anche il prezzo ne risentiva, ma il cliente era disposto a sostenerlo per avere un prodotto che si distingueva dagli altri.

La tendenza del mercato, tutto sommato a distanza di anni non è cambiata, e perciò qualcuno ha pensato bene di mandare in pensione il vecchio reparto manuale, dopo anni di duro lavoro, sostituendolo con il nuovo reparto liquido. Una nuova parte dello stabilimento 100 volte più grande della precedente, dove un gruppo scelto di persone, con automazioni all'avanguardia, abbinate ad impasti di cemento affinati al massimo della tecnologia, continuano la tradizione del cosiddetto impasto liquido.
Questo reparto è senza dubbio strategico e condiziona fortemente l'estetica del barbecue.
Tra i modelli che hanno fatto la storia della Palazzetti non posso non ricordare almeno questi:

Palazzetti FRED - Originale modello con piccoli inserti di ciottolo travertino completamente incollati a mano

Palazzetti Barbecue GIAVA *L - Il primo venduto all’estero con piani di copertura nati nel nuovo reparto.

Palazzetti Barbecue BARNEY - Prodotto di design, impreziosito con diversi elementi in cemento colorato.

Palazzetti Barbecue MALE' - Il primo ad essere contaminato con inserti di Easy Stone.

FRED

GIAVA *L

 BARNEY

 MALE'

Palazzetti Barbecue FARO - Ultimo nato della gamma Palazzetti, con la massima espansione di particolari ottenuti da impasti liquidi, le foto parlano da sole.       Palazzetti Barbecue FARO - Particolare       Palazzetti Barbecue FARO - Particolare

 FARO

Il barbecue quindi non è solo vibropressato!! Ma è anche impreziosito da componenti quasi artigianali che lo rendono unico.

 

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Tutti i colori del cemento e dei suoi amici: i granulati

aprile 16, 2009 10.20 by Fabrizio

Se pensate che il cemento sia un elemento senza le "palle", vi sbagliate di grosso!

Se ritenete che gli impasti - somma di cemento, acqua, granulati ed additivi - non abbiano un'anima, avete un'idea da rivedere sul mondo del calcestruzzo.

Perché la vera verità è ben diversa da quella che l'immaginario collettivo si raffigura quando si avvicina all'universo del cemento. Ammettetelo: voi tutti associate a questi materiali l'inverno, la malinconia, il buio e l'heavy metal di infima qualità.

Ed invece il cemento merita la sua giusta considerazione, sia per la larga diffusione che ha, sia per lo sviluppo, per nulla disprezzabile, delle conoscenza sulle sue proprietà. E mentre sul fronte del suo impiego credo non ci sia nulla da dire perché è sotto gli occhi di tutti - settore edilizio, grandi opere, ed in qualche misura i nostri barbecue -, l'aspetto legato alle sue proprietà è di assoluto interesse.

Alla base di tutto c'è il fenomeno di indurimento del cemento, che facendo azione legante, determina la produzione ad esempio dei semilavorati che compongono i barbecue. Il rilievo pratico di questa reazione (acqua - cemento) è enorme. In letteratura si legge che non è ancora del tutto chiarito il motivo per cui il cemento a contatto con l'acqua subisca il fenomeno dell'indurimento. Tuttavia vengono individuate alcune fasi: la presa (ossia aumenta la consistenza dell'impasto durante il mescolamento) e l'indurimento, determinato dal formarsi a causa dell'idratazione di una struttura (vista al microscopio) di fibre intrecciate.

La tipologia di cementi è piuttosto ricca. Può capitare che si desideri conoscere la resistenza meccanica di cui è capace un cemento, ossia comprendere quanto resistente è un manufatto derivato dalla produzione con cemento. Più semplicemente a che forza peso si  sgretola un cm2 di manufatto cementizio. Sulla base di questa prova i cementi vengono classificati in 325 (resistenza normale), 425 (alta resistenza). Esiste poi il 525  (alta resistenza ed indurimento rapido).

Può essere poi necessario lavorare con cementi che non siano grigi, ed ecco comparire il famigerato cemento bianco. Si tratta  di un cemento con cui si lavorano manufatti "chiari" e che ha un processo di produzione diverso, teso ad eliminare alcune componenti ferrose che determinano il tipico colore grigio.

Numerosi sono i tipi di cemento e fra questi voglio ricordare i cementi che resistono all'acqua e che vengono utilizzati per costruzioni sottomarine e il cemento TX capace di attirare verso se le componenti inquinanti dei nostri cieli. Non voglio tediarvi - anche perché non sono un tecnico - ma spero che vi sia chiaro che stiamo parlando di un materiale di tutto rispetto.

Più lungo sarebbe parlare degli impasti di cemento acqua ed inerti. Ma faccio solo una carrellata sulla mia esperienza e segnalo impasti di granulometria poco fine per semilavorati di barbecue di ogni colore (giallo, bianco, arancio, testa di moro, ecc); impasti di maggior finezza che combinati con  acidi permettono di dare vita alla pietra ricostruita (Easy Stone); impasti particolarmente nobili e plastici che finiscono con i dare vita a prodotti che fungono da complementi d'arredo (Vedi Alma e serie Ironia).

Mi limita la dimensione dell'articolo perché potrei essere ancora più esaustivo nel sostenere la mia tesi pro cemento; ma secondo voi, dopo aver letto tutto questo, sarete ancora in grado di denigrare questo materiale?

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ISH di Francoforte 2009: che fiera!

aprile 7, 2009 15.52 by Micheluca

Quest'anno, per la prima volta da quando lavoro alla Palazzetti, sono stato inserito nel gruppo del personale che, a vario titolo, avrebbe partecipato alla più importante fiera sulle energie rinnovabili, condizionamento e sanitario a livello mondiale, l'ISH di Francoforte.

A causa del mio terrore nel volare (lo so: una paura stupida), in auto con me a farmi "compagnia" Mac79, Franco e Renzo.
Il viaggio all'andata è stato una vera impresa in quanto, da Tarvisio a Monaco, siamo entrati ed usciti dalla bufera di neve diverse volte, alternata da schiarite improvvise.

I paesaggi cambiano, sfioriamo a Monaco l'Allianz Arena che, per me, amante e tifoso del calcio, ha un fascino particolare.
Pale eoliche sulla strada per FrancoforteLa cosa che mi colpisce, passando tra i piccoli paesi che l'autostrada lambisce, è il vedere i tetti costellati da impianti con pannelli solari e fotovoltaici per un massiccio sfruttamento dell'energia solare.
Anche l'apparire di tanto in tanto di enormi pale eoliche, per sfruttare quel fastidioso vento che si insinua tra le colline, mi fa riflettere e pensare al perché in Italia dobbiamo essere l'ultima ruota del carro in qualsiasi situazione, visto che abbiamo condizioni migliori per sfruttare queste energie pulite e inesauribili.

Arriviamo a Francoforte, centro finanziario della Germania. Come in tutte le metropoli, la vita si svolge frenetica e caotica e decidiamo di muoverci, per comodità logistiche, con la metropolitana.
Mac, tra i vari consigli per affrontare i giorni in fiera, mi aveva avvisato di dotarmi di scarpe comode perché, mi diceva, "guarda che ce n'è da camminare" e  tra me e me pensavo "il fisico non è quello di un tempo ma di camminare sono ancora in grado".

Il giorno d'apertura, in metropolitana, con l'avvicinarsi alla fermata ricavata all'interno del centro fieristico, salgono sempre più numerosi uomini con i loro completi grigio scuro e sempre accompagnati dalle loro inseparabili ventiquattr'ore, molti dei quali già che discutono di lavoro attraverso i loro cellulari con quegli sguardi persi nel vuoto.

Gli spostamenti all'ISH avvengono anche con scale mobili e nastri di scorrimentoAll'interno gli spazi di colpo si espandono, i corridoi che collegano i vari padiglioni sono lunghi, talmente lunghi che ci sono i nastri di scorrimento per abbreviare i trasferimenti e far rifiatare le persone durante gli spostamenti e le scale mobili, visto che le varie tematiche della fiera si sviluppano su più piani.

Tutti hanno il passo frenetico, sembra quasi la camminata che viene usata dai podisti nelle gare di marcia e molti portano con se qualcosa, depliant, oggettistica per completare  i loro stands.
I padiglioni sono immensi. Le  dimensioni che già avevo mentalmente sovradimensionato, erano state di gran lunga superate.

Palazzetti - Il nostro stand all'ISH 2009Arrivati allo stand Palazzetti, osserviamo incuriositi la dislocazione dei vari prodotti e dei rivestimenti scelti, controllando che tutto sia curato e pronto ad affrontare l'interesse e le curiosità degli operatori del settore e dei privati.
Lo stand lo uso come campo base per la mia prima esplorazione di questo mondo, fatto di una fitta rete di corridoi, dove si dislocano le tantissime imprese che presentano il meglio della loro produzione e novità, per poter affrontare questo momento difficile dell'economia mondiale.

Palazzetti - Il nostro stand all'ISH 2009 E' impossibile visitare tutti i padiglioni in una sola giornata, anche facendolo in modo superficiale: infatti al termine della prima, a malapena ho visitato quello che mi interessa maggiormente e cioè quello delle stufe a pellet e legna.
La prima giornata è terminata, ora i miei piedi mi fanno ricordare le parole di Mac79... Purtroppo non solo i miei piedi, ma anche gambe e schiena chiedono pietà! Dopo una doccia rigenerante e un'abbondante cena in allegria con i colleghi, finalmente torno in albergo  per cadere come un sasso in un sonno profondo.

Nei due giorni successivi mi sono dedicato alla visita degli altri padiglioni, alcuni dei quali in maniera molto rapida perché non inerenti al lavoro che svolgo in azienda.
Tornando a casa, sulla strada, indovinate chi abbiamo incontrato? Si, proprio lei, la neve, che da Monaco ci ha accompagnati fino a casa, come se ci avesse aspettato da dove ci aveva lasciati, per fare la stessa strada insieme.

Finalmente a casa, è notte fonda e come prima cosa vado a vedere i mie due piccoli e la mia dolce metà.

Mi sono mancati molto.

Anche questa esperienza è giunta alla fine, ringrazio la Palazzetti per avermi dato l'opportunità di vedere questa grande fiera che ha arricchito il mio bagaglio tecnico e la mia conoscenza di altre realtà presenti nei mercati del nord Europa, che in Italia difficilmente si vedono.
Domani si ricomincia a vivere la vita quotidiana,  lavorando a progetti con l'obbiettivo inderogabile di preparare prodotti sempre più evoluti e prestazionali, limitando ai minimi termini i valori di emissioni nocive.

 

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Fra prove e certificazioni: che passione!

marzo 4, 2009 19.25 by Micheluca

Appassionarsi al proprio lavoro  è possibile? A me è capitato!


Lavoro come tecnico nel laboratorio R&D (ricerca e sviluppo) di questa azienda, con il compito principale di certificare i prodotti a legna.

Palazzetti - una delle nostre stufe pronta per i test di laboratorioPremetto che di alchimie di combustione ero un vero e proprio principiante, con poca esperienza. Ma poi la collaborazione con i colleghi, la curiosità  e l'esperienza maturata, mi hanno portato a ricercare  e vivere lo sviluppo del prodotto con  particolare dedizione, una sfida con me stesso e con chi mi aveva preceduto in questo ruolo, nel ricavare il massimo delle prestazioni sia nel rendimento che nella riduzione delle emissioni nocive (CO, NOx, VOC, polveri sottili). Palazzetti - Uno dei tanti software di controllo per la verifica e il test della configurazione dei prodotti

Quando una certificazione viene portata a buon fine, con valori che rispettano le più rigide normative Europee e locali (EN13229, EN13240, EN14785), mi sento orgoglioso del lavoro svolto perché, seppur nel mio piccolo, ho contribuito a dare un futuro a questo pianeta sofferente per gli interessi e il menefreghismo di pochi, ma che coinvolge purtroppo tutti.

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Un nuovo modo per riscaldare la casa

febbraio 10, 2009 23.02 by PuRe

L'appuntamento al MADE Expo è stato importante anche per CHORO, divisione termoidraulica che si occupa di sistemi multienergia e che in questa sede ha esposto parte delle innovative soluzioni che propone.

Come funziona Choro by Palazzetti? Choro si fonda sul concetto di diversificazione delle fonti energetiche e, nello specifico, sull'integrazione delle risorse tradizionali (gasolio, metano, gpl, elettricità) con risorse alternative e rinnovabili (ad esempio biomassa legnosa ed energia solare), attraverso il collegamento dei diversi generatori di calore ad una cella termica (o accumulo) comune.

Lo so che l'argomento sembra complicato... e sotto certi aspetti lo è. 
In realtà, il nostro Choro controlla e gestisce automaticamente tutte le componenti e le funzionalità dell'impianto, coordinando contemporaneamente caminetto, pannelli solari, accumulo e distribuzione.  A noi non resta che scegliere la temperatura e goderci un sano caldo naturale e costante!

Moltissimi gli operatori del sottere che sono venuti a scoprire "dal vivo" questo innovativo sistema e vi assicuro che, visto così:

Choro By Palazzetti al Made Expo 2008

tutto diventa più semplice da spiegare!
Chi ha avuto modo di visitare la fiera avrà probabilmente notato che Choro è praticamente unico nel suo genere perché frutto di anni di studio e perfezionamento.

Il sistema permette diverse combinazioni proprio per soddisfare la sempre maggiore necessità di sostituire la dipendenza dal combustibile fossile in favore di energie rinnovabili, economicamente stabili e rispettose della natura.

Se volete vedere altre foto del nostro sistema di riscaldamento, cliccate qui!

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Il pellet tra certificazione e marchi volontari

febbraio 2, 2009 23.40 by Gianni

La classificazione del pellet presente nel mercato europeo è al momento soggetta a tre riferimenti produttivi: le normative locali presenti in alcuni Paesi,  i certificati di qualità volontari, il "buon senso" del produttore.

I Paesi europei che, al momento, hanno redatto una norma che specifichi le caratteristiche del pellet da riscaldamento domestico sono:

Gli standard normativi definiscono la qualità minima del pellet da vendere nel mercato. Tali requisiti  presentano dei valori diversi a seconda della nazione cercando, naturalmente, di salvaguardare le caratteristiche del prodotto nazionale. Si vede infatti, nella tabella sotto riportata, come i valori di ceneri e l'uso di additivi siano diversi da Paese a Paese.

Attualmente il CEN (comitato per l'armonizzazione delle normative europee) sta portando a termine una classificazione del pellet secondo 3 classi di appartenenza (A I, AII e B) che sostituirà tutte le varie norme nazionali e porterà (si spera) a delle caratteristiche qualitative uniformi nel mercato europeo.

Le classi definite dalla nuova norma europea non significano "pellet adatto" o "non adatto" al funzionamento nella stufa, o miglioramento delle prestazioni dal punto di vista del calore emesso, ma principalmente tengono conto della tipologia del legno di partenza (essenza).

Partendo dalle norme di riferimento, o con degli standard interni propri, sono sorti dei consorzi che si sono dati delle regole di qualità e di controllo della produzione, creando dei marchi di qualità. Attualmente in Europa ci sono circa 400 siti produttivi di pellet con una capacità produttiva tra 8 e 9 milioni di tonnellate/anno. Di questi siti produttivi hanno un marchio di qualità:

  • circa 50 aziende ÖNORM geprüft in Austria (95% delle aziende presenti in Austria);
  • circa 50 aziende DIN geprüft in Germania;
  • circa 90 aziende DIN plus;
  • circa 10 aziende Pellet gold in Italia;
  • ITEBE Francia.

Questi marchi vengono assegnati in base ad una adesione volontaria e prevedono, a seconda del marchio:

  • controlli della produzione fatti da enti esterni mediante visite non programmate;
  • controlli sulla qualità del pellet fatta da laboratorio accreditato in base alle normative di riferimento.

La presenza di un marchio, per l'utilizzatore, significa avere caratteristiche certificate e  qualità costante nel tempo.
In base alle norme di riferimento, infine, andiamo ad analizzare i parametri di maggior interesse nel pellet. Li possiamo distinguere in 3 categorie di importanza:

  • ceneri e durabilità meccanica;
  • lunghezza e azoto;
  • metalli.

La durabilità meccanica è strettamente legata alla quantità di polvere che si può trovare nel sacco del pellet. Se il pellet si sbriciola facilmente si possono avere problemi di alimentazione della stufa e sporco nella stufa e in casa; riduzione dell'efficienza di combustione; incremento delle emissioni. La non buona durabilità meccanica è dovuta principalmente a problemi di produzione del pellet.
Il contenuto di ceneri nel pellet determina il residuo che si ha a fine combustione nella stufa. Un alto contenuto di ceneri  può dare problemi di combustione a causa dell'intasamento dei fori del braciere, può incrementare l'emissione di polveri dalla stufa. Il contenuto di cenere è dovuto all'essenza del legno utilizzata e dalla presenza o meno di corteccia. Un elevato valore di ceneri si può trovare anche a causa di una contaminazione del pellet da parte di materiale durante il trasporto (es. sabbia o polvere). Un buon contenuto di ceneri si ha con valori inferiori a 0.8%.
Lunghezza determina la capacità di carica della stufa automatica e quindi l'uniformità di caricamento nel tempo.
Proprietà chimiche determinano la formazione di residui sul braciere (i metalli), problemi di emissioni in atmosfera (l'azoto e il cloro), problemi di corrosione delle parti costituenti la stufa (il cloro).

 

 

Europa

Austria

prEN14961-2Classe A - I prEN14961-2Classe A - II prEN14961-2Classe B ÖNORM M 7135
Diametro (D) mm 6 ± 18 ± 1 6 ± 18 ± 1 6 ± 18 ± 1 4 £ D £ 10
Lunghezza (L) mm 3.15 £ L £ 40 3.15 £ L £ 40 3.15 £ L £ 40 < 5xD
Densità kg/dm3 ³ 0.625 ³ 0.625 ³ 0.625  
Umidità % £ 10 £ 10 £ 10 £ 10
Ceneri % £ 0.5 £ 1 £ 1.5 £ 0.5
Pot. calorifico netto MJ/kg ³ 16.5 ³ 16.5 ³ 16.5 ³ 18
Zolfo % £ 0.02 £ 0.04 £ 0.05 £ 0.04
Azoto % £ 0.3 £ 0.3 £ 0.3 £ 0.3
Cloro % £ 0.02 £ 0.05 £ 0.05 £ 0.02
Durabilità mecc. % ³ 97.5 ³ 97.5 ³ 97.5 £ 2.3
Additivi % £ 2 £ 2 £ 2 £ 2
Arsenico mg/kg £ 1 £ 1 £ 1  
Cadmio mg/kg £ 0.5 £ 0.5 £ 0.5  
Cromo mg/kg £ 10 £ 10 £ 10  
Rame mg/kg £ 10 £ 10 £ 10  
Mercurio mg/kg £ 0.05 £ 0.05 £ 0.05  
Nickel mg/kg £ 10 £ 10 £ 10  
Piombo mg/kg £ 10 £ 10 £ 10  
Zinco mg/kg £ 100 £ 100 £ 100  


 

Germania

Svezia

Francia

Italia

DIN plus DIN51731 SS 187120 Gr1 ITEBE Extra UNI TS Cl. A
Diametro (D) mm 4 £ D £ 10 4 £ D £ 10 - 6 ± 1 6 ± 0.5
Lunghezza (L) mm < 5 x D < 50 < 4 x D 10 - 30 D £ L £ 4 X D
Densità kg/dm3         ³ 0.62
Umidità % £ 10 £ 12 £ 10 £ 10 £ 10
Ceneri % £ 0.5 £ 1.5 £ 0.7 £ 1 £ 0.7
Pot. calorifico netto MJ/kg ³ 18 17.5 - 19.5 ³ 16.9 ³ 18 ³ 16.9
Zolfo % £ 0.04 £ 0.08 £ 0.08 < 0.05 £ 0.05
Azoto % £ 0.3 £ 0.3 £ 0.3 £ 0.3 £ 0.3
Cloro % £ 0.02 £ 0.08 £ 0.08 < 0.03 £ 0.03
Durabilità mecc. % £ 2.3     £ 2.3  
Additivi % £ 2     £ 2 0 o < 2
Arsenico mg/kg £ 0.8 £ 0.8   < 1  
Cadmio mg/kg £ 0.5 £ 0.5   < 0.5  
Cromo mg/kg < 8 < 8   < 10  
Rame mg/kg < 5 < 5   < 10  
Mercurio mg/kg < 0.05 < 0.05   < 0.05  
Nickel mg/kg       < 10  
Piombo mg/kg < 10 < 10   < 10  
Zinco mg/kg < 100 < 100   < 100  

 

 

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