INTERVISTA DOPPIA - CHIARA PALAZZETTI E MARCO FUMAGALLI
Pubblicata su ML Monti&Laghi News – Anno 7 – n. 29 inverno 2010/2011
A cura dell'arch. Rita Ghisalberti
La Forma delle Idee
Ancora una volta Palazzetti è all'avanguardia. Seriamente impegnata in prima linea a favore dell'ambiente, concentra il suo sforzo innovativo nella ricerca tecnologica per riscaldare con un calore sano e naturale in perfetto equilibrio con l'ecosistema, e al tempo stesso per garantire agli utenti notevoli risparmi. L'azienda di Pordenone non realizza solo camini e stufe di qualità, ma produce la "cultura del fuoco". Si distingue per la sua capacità di investire nel passato, con il restauro dei camini del Palazzo Ducale di Venezia, e nel futuro, mettendo a disposizione le proprie tecnologie a giovani architetti e designer emergenti. Il primo risultato di questa collaborazione è il camino Hi-Fire, frutto della stimolante sinergia con l'architetto Marco Fumagalli.
La società cambia, cambiano gli individui e di conseguenza anche i modelli abitativi. Oggi cos'è un camino?
C.P. L'evoluzione della società non ha cambiato l'immagine assolutamente positiva che comunemente si ha del camino o della stufa: il piacevole calore del fuoco regala emozioni sempre vive nella memoria di chi l'ha provato. Leggere un libro davanti alla fiamma danzante, chiacchierare con gli amici attorno al fuoco... tutte immagini di momenti di intima convivialità che fanno subito "casa'. Ma un'evoluzione c'è stata: la tecnologia dei prodotti. Camini e stufe hanno raggiunto livelli tali di innovazione tecnologica che i rendimenti superano il 90% e le emissioni sono anche dieci volte inferiori ai tradizionali caminetti aperti. Ormai, la scelta del consumatore non è più solo di carattere estetico, ma anche qualitativo e funzionale al riscaldamento dell'abitazione.
M.F. Il camino oggi può ritrovare la sua centralità all'interno della casa. Con lo sviluppo della ricerca e delle nuove tecnologie può essere di nuovo al centro grazie alla sua funzione di produzione del calore, quando necessario. Mentre per il suo forte valore estetico il fuoco costruisce attorno a sè un punto focale, uno spazio sociale attorno al quale si sviluppa la vita domestica. L'uso delle nuove tecnologie, resa possibile da aziende leader di settore come Palazzetti, che investono in ricerca, nel concreto, sul prodotto, dà la possibilità di liberare la fantasia: nuove tecnologie, nuove idee per necessità sempre nuove.
Con quali criteri investite in un nuovo prodotto?
C.P. La nostra priorità rimane la qualità, nel rispetto dell'impegno ecologico che da sempre guida la nostra politica aziendale. Ogni prodotto deve garantire a chi lo acquista il massimo dell'efficienza e del comfort, al giusto prezzo e senza danni per l'ambiente. I nuovi materiali e le tecnologie più all'avanguardia ci permettono di mantenere la nostra offerta sempre più in linea con le richieste del mercato, proponendo prodotti esteticamente belli e assolutamente eco-compatibili.
Come si gestisce questa libertà progettuale?
M.F. A volte la libertà progettuale può essere paradossalmente paralizzante, ma una guida importante sono le funzioni le necessità da soddisfare, non credo infatti al design fine a se stesso, come mero esercizio di stile. In questo senso quindi la libertà progettuale diventa un utile strumento da utilizzare per soddisfare le esigenze dell'utente finale, non esiste design senza una funzione da soddisfare, diversamente si chiama "scultura".
In questo momento, in cui le principali aziende italiane valutano un progetto secondo la logica di mercato che porta a lavorare solo con architetti il cui nome è una garanzia di vendita...
...cosa ha spinto Palazzetti a investire nei giovani emergenti?
C.P. La curiosità, l'elasticità mentale e la disponibilità a seguire il progetto in prima persona che abbiamo trovato nei giovani designer con cui abbiamo lavorato ci ha dimostrato che investire sugli emergenti dà risultati molto soddisfacenti. L'idea iniziale del prodotto è solo un "germoglio': ci vuole molta voglia di imparare e molta elasticità per trovare delle soluzioni per adattare la parte estetica a quella tecnica!
...come riesce a inserirsi nel mondo della produzione un giovane architetto?
M.F. Con coraggio ed impegno un po' sgomitando, ma soprattutto con grande umiltà, con disponibilità e con la forza delle idee che bisogna avere per non tradire mai lo sviluppo industriale del progetto.
Com'è nata la collaborazione?
C.P. Ci siamo conosciuti circa un anno fa, quando Marco ci ha contattati per collaborare al suo evento Fuorisalone 2010. Dal primo incontro è nato subito un positivo spirito di squadra... di cui potete vedere il risultato con Hi-Fire, il primo prodotto che abbiamo creato insieme!
M.F. La collaborazione si è sviluppata grazie al Fuorisalone dello scorso aprile a Milano, dal primo incontro è nato un feeling, con le persone conosciute in azienda, e grazie alla grande disponibilità e fiducia che mi hanno dimostrato, tutti, ad ogni livello abbiamo potuto sviluppare HiFire.
L'incontro tra azienda e architetto porta con sé imprevedibilità e incertezza.Come si è conciliata ed evoluta l'idea progettuale fino alla realizzazione del prodotto?
C.P. Con Marco non abbiamo dovuto affrontare imprevedibilità, né incertezza. Abbiamo lavorato insieme in tutte le fasi del progetto. Egli stesso, in prima persona, si è interfacciato direttamente con la produzione per poter risolvere insieme le varie problematiche che man mano emergevano. È ovvio che dall'idea iniziale ci siano state diversi passaggi in cui è stato necessario mediare tra esigenze estetiche ed esigenze tecniche specifiche... ma questo è il bello della sfida, no?
M.F. Devo dire che qui di imprevedibilità ed incertezza non ne ho incontrate, ho presentato i progetti, abbiamo scelto una strada, e l'abbiamo percorsa: insieme. Ogni persona con la quale mi sono interfacciata ha dato il suo contributo in maniera costruttiva, tutti hanno collaborato, sostenendo l'idea senza mai tradirla, devo dire che se qualche compromesso c'è stato, è stato minimo ed indolore.
Vi trovate sempre d'accordo?
C.P. Condividiamo la stessa idea: alla base del nostro lavoro ci deve essere ricerca e qualità.
M.F. Quando si crede insieme all'idea, che è alla base del progetto, è facile andare d'accordo.
Un momento che ricordate volentieri
C.P. Ripenso sempre con un sorriso a come è nata l'idea di un caminetto che richiamasse l'estetica di un IPhone, l'accessorio più ambito di tutti i tempi! Eravamo nel mio ufficio e stavamo ragionando su come un oggetto utile (come dovrebbe essere un cellulare) si fosse trasformato in un oggetto del desiderio dalle mille funzioni e applicazioni. Dalle nostre considerazioni di quel discorso è nato hi-fire: un caminetto che ha due lati diversi, quindi, proprio come l'i-phone, non è quello che sembra a prima vista, è molto di più!
M.F. Ricordo con piacere ogni incontro con i tecnici dello stabilimento di Zoppola, sono una squadra affiatata, che mette passione nel proprio lavoro, e per questo riesce ad andare oltre e ad interpretare le mie idee, a portarle dal piano dell'idea al piano materiale, mai mi è capitato che di un prototipo si dicesse: buona la prima!
Che significato dai al design
C.P. Per noi il design è la perfetta mediazione tra estetica e tecnologia. Ai nostri designer non chiediamo solo di lavorare sulla bellezza (o la stravaganza) dell'oggetto che stanno creando, ma all'utilità e all'uso che ne farà il consumatore. Devono, quindi, esplorare tutta una serie di caratteristiche che renderanno quel prodotto un REALE pezzo di design: funzionalità, usabilità, ergonomia...
M.F. Design è un'occasione, un regalo che dà la possibilità di realizzare e rendere materia qualche cosa che invece nasce dall'immateriale, dall'intangibile, è la risposta creativa oltre le righe oltre l'ordinario alle esigenze di ogni giorno, una risposta che non può e non deve mai essere banale, in una frase: Design è l'idea di ciò che potrebbe essere.
Quali idee e finalità vi hanno guidato nella realizzazione di Hi Fire?
C.P. Cercavamo un rivestimento versatile, raffinato e ricercato che diventasse esempio di stile per i nostri focolari a gas. L'abbiamo trovato!
...ed è il primo camino a gas di Palazzetti...
Abbiamo voluto offrire una soluzione di altissima qualità a chi non può avere un camino a legna, per esempio a chi vive in centro storico o in case non predisposte con una canna fumaria adatta. E, per garantire la massima affidabilità e sicurezza, abbiamo selezionato il produttore più competente a livello mondiale per poter commercializzare i suoi prodotti in Italia...con la solita garanzia di serietà rappresentata dal nostro marchio.
M.F. Ci ha guidato la ricerca di una forma non banale che non mascherasse il cuore di questo camino nella tradizione, quasi con la paura di dichiarare che è un camino a gas. Siamo andati oltre, e la forma è nata dalla esigenza di essere autonoma; è un camino assolutamente free standing, racchiude tutte le funzioni che ci si aspetta abbia un camino: riscalda, ha una bella fiamma, può essere mono e bifacciale ma soprattutto non richiede opere murarie per la sua installazione, tutto questo con grande semplicità.
Qual è la qualità di Hi Fire di cui andate più fieri?
C.P. Proprio la sua versatilità: la doppia estetica che lo caratterizza (da un lato in vetro nero e dall'altro in hot stone bianco) lo rende un prodotto unico che regala all'ambiente in cui viene inserito due punti di vista. È come avere in casa due prodotti diversi!
M.F. È semplice, immediato, risponde alla funzione per la quale è nato, con grande semplicità, è intuitivo, è già un grande risultato se si pensa alla complessità della vita di ogni giorno, qui la complessità è all'interno, risolve ogni vincolo con grande naturalezza.
Progetti in cantiere...
C.P. Stiamo lavorando insieme a Marco per realizzare una nuova linea di rivestimenti adatti sia a focolari a gas che a legna. Abbiamo ancora molto da dire, insieme!
M.F. Esattamente la soddisfazione con HiFire è stata reciproca, i nuovi progetti ai quali stiamo lavorando arriveranno nel corso del 2011. Un'anticipazione: ho già visto il prototipo volumetrico di uno dei prossimi modelli, è bellissimo, ma forse il mio è un parere di parte...
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