Le avventure di Marcos Velasquez: La mano rossa (1)

aprile 7, 2010 14.33 by Fabrizio

Marcos Velasquez guardava il mare dalla terrazza di casa sua. Il suo umore era pessimo a causa di ciò che aveva visto quella mattina.

Raccapricciante.

La cosa era accaduta nel giro di ispezione prima dell'orario di lavoro e, avendo giudicato il fatto particolarmente grave, si diresse verso gli spogliatoi degli operai per avvertirli che lo stabilimento sarebbe rimasto chiuso. Motivò questa scelta con la solita frase di rito: "Oggi non è un buon giorno per lavorare". Gli operai non si stupirono perché annunci di questo tipo – con conseguente chiusura della fabbrica – per quanto rari non erano una novità.

Loro, come tutta la comunità di Lagos, riconoscevano a Marcos Velasquez delle doti fuori dal comune, sovraumane, che sconfinavano nella magia. Tutti sapevano che Marcos possedeva l'abilità di captare le energie negative che la natura diffondeva. Inoltre Marcos sapeva valutare quando queste forze avverse potevano rendere inutile il lavoro degli uomini; e se era il caso, non ci pensava due volte e chiudeva la fabbrica. Marcos Velasquez esercitò questa facoltà anche nel periodo  in cui lavorava a Zoppola. Ogni volta che sentiva una raffica di vento maligna, un fruscio degli alberi malevolo o qualsiasi altra testimonianza della contrarietà dell'ambiente circostante, si verificava un accadimento rovinoso. Ad esempio, succedeva che si rompeva uno stampo sulla Cobber, oppure l'impianto di lavaggio non ne voleva sapere di funzionare, od ancora saltavano le tapparelle della linea di imballo. Una volta nel tragitto verso lo stabilimento, una volpe gli tagliò la strada. Marcos incrociò lo sguardo astioso dell'animale e sentì un brivido. Verso le 10.00 del mattino di quel giorno si ruppe il gruppo elettrico e lo stabilimento si arrestò; il responsabile di fabbrica non potè fare altro che congedare i dipendenti con l'augurio di poter lavorare il giorno dopo.

Tuttavia il motivo per cui lo stabilimento restava chiuso non era l'opposizione della natura. Era accaduto che durante il giro di ispezione in prossimità dell'impianto di stagionatura, Marcos Velasquez si trovò di fronte ad un manufatto che inglobava al suo interno una mano.

Una linea di sangue attraversava il semilavorato, colmando i vuoti della superficie ruvida. Una piccola pozzanghera di sangue rosso scuro raccoglieva le gocce che scendevano dal manufatto. La mano, pur avendo subito lo schiacciamento della vibro pressa, non era completamente smembrata. Assicuratosi di essere solo nello stabilimento, Marcos avviò l'impianto di scarico della Cobber.

Il semilavorato incriminato venne posizionato su un pallet che Marcos spostò con l'ausilio di un carrello elevatore in un punto remoto del capannone. Un telo nascose il raccapricciante spettacolo.

Marcos era inquieto.

Non solo aveva avuto la sventura di imbattersi in una mano sanguinolenta incastonata su un basamento Mikonos – così si chiamava il semilavorato -, ma aveva  pure notato un particolare che lo aveva turbato ulteriormente. Si trattava del fatto che quella era una mano rossa. Era una mano che apparteneva ad un uomo di razza "rossa", un nativo d'America, un pellerossa. Ed il suo turbamento nasceva dal fatto che Juanita, una bella donna di Lagos, aveva a lui  denunciato la scomparsa di Kenny Bousman, l'unico pellerossa residente a Lagos.

Era accaduto una settimana prima e Marcos quella mattina molto probabilmente aveva ritrovato un pezzo dello sventurato scomparso. Ma cosa ci faceva la mano di Kenny Bousman nella sua fabbrica? Chi era Kenny? Qualcuno dei suoi operai sapeva qualcosa? Erano solo alcune delle domande che si agitavano nella sua mente. Decise che era opportuno distendere i nervi e quindi entrò nella sua casa che aveva il confine in comune con la fabbrica. Si diresse verso la terrazza e da lì guardò il mare. Il suo umore era pessimo.

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Quelli erano i tempi in cui le finanze della repubblica dominicana si trovavano in forte difficoltà costringendo il governo centrale ad una politica di massicci tagli alla spesa. Anche i servizi alla sicurezza subirono trasformazioni sostanziali e fu così che la caserma di polizia di Lagos fu smantellata.

I cittadini di Lagos fecero fronte a questa mancanza in modo molto pratico. Anziché sobbarcarsi un'ora di strada per raggiungere San Cristobal dove c'era la caserma più vicina, per risolvere i loro problemi preferivano rivolgersi a  Marcos Velasquez che aveva doti particolari ed aveva girato il mondo.

Juanita aveva agito così. Si era presentata nell'ufficio della fabbrica segnalando a Marcos l'assenza sospetta di Kenny, senza dimostrare alcuna angoscia. Del resto sebbene vivessero sotto lo stesso tetto, Juanita e Kenny non erano una coppia. A Marcos sembrava che lei si occupasse di lui per un motivo assolutamente diverso dall'amore.

Juanita aveva trascorso qualche anno della sua vita in Florida alla ricerca di una maggior fortuna, ma era tornata senza aver combinato granché. Qualche anno dopo Kenny, che aveva conosciuto Juanita a Miami, la raggiunse a Lagos ed insieme iniziarono una strana convivenza.

Kenny Bousman non era mai piaciuto a Marcos perché incuteva un oscuro timore. Ma di fatto non sapeva chi fosse; ed ora, che forse aveva una sua mano in fabbrica, era il caso di conoscere qualcosa di più su di lui. Pensò quindi di recarsi al bar del porto a caccia di notizie.

Quando uscì dal "Paradiso della anime perdute" – così si chiamava il bar del porto – Marcos Velasquez si ritenne soddisfatto.

Si diceva in giro che Juanita odiasse Kenny Bousman perché lui la vessava e le rendeva la vita impossibile. Inoltre Marcos aveva incontrato Pablo, un hacker di provata esperienza con il vizio dell'alcool. Era stato anche in carcere perché coinvolto in una grossa truffa informatica. Gli assicurò che prima di mezzanotte avrebbe fornito via mail tutte le notizie disponibili sulla rete riguardanti Kenny Bousman.

"Posso entrare negli archivi informatici della polizia americana senza problemi. Sono più abile dei loro sistemi di sicurezza."

disse tracannando l'ennesimo boccale di birra.
Quando Marcos rientrò a casa erano le 19 e nell'aria risuonavano le note del pianoforte di Diego.

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Diego era un o degli operatori della Cobber. Aveva lavorato per molti anni sulle navi da crociera che solcano il mar dei Caraibi. Aveva iniziato come steward ma ben presto la sua vocazione per la musica lo spinse ad avvicinarsi agli orchestrali. E così quando il pianista morì colpito da un infarto durante una serata danzante stramazzando sui tasti del pianoforte, a Diego si presentò un'opportunità considerevole.

Smise i panni dello steward e si accomodò sul seggiolo del pianoforte dell'orchestra, eseguendo il suo mestiere di musicista con incontenibile trasporto. La passione per la musica e per il pianoforte non lo abbandonò neppure quando decise di cambiare vita, accettando l'offerta di lavoro che Marcos Velasquez gli presentò.

Una volta assunto Diego chiese ed ottenne uno spazio dove sistemare il suo pianoforte a muro, visto che la sua casa a Lagos era troppo piccola. Marcos gli concesse inoltre -l'unico tra gli operai- di entrare in fabbrica fuori dall'orario di lavoro per poter suonare il suo adorato strumento.

Il piano era sistemato di fronte alla Cobber e durante l'orario di lavoro era ricoperto da un pesante telo per proteggerlo dalla polvere. Ma quando Diego arrivava, toglieva il telo e, schiacciando i tasti del pianoforte, provocava un'onda di energia che travolgeva ogni cosa. Rumbe, cha-cha-cha e jazz cubano riempivano i locali dello stabilimento per poi straripare negli spazi vicini.
Marcos gradiva tutto questo e gli piaceva pensare che anche la Cobber apprezzasse questi intermezzi musicali.

Con largo anticipo Marcos ricevette la mail di Pablo che lo scongiurò di stampare lo documentazione allegata e di seguito cancellare il messaggio. Dalle informazioni che aveva ricevuto Marcos scoprì che Kenny Bousman non era uno stinco di santo.

Le cronache di un giornale di un villaggio della Florida di 15 anni prima riportano la notizia dell'espulsione dalla comunità seminole di un ragazzotto di nome Kenny Bousman per tentata violenza ad una squaw. Successivamente negli archivi della polizia di Miami il suo nome viene segnalato per una condanna ad una settimana di detenzione a causa di una rissa a cui Kenny partecipò in modo attivo. Ma la cosa che colpì maggiormente Marcos fu il fatto che Kenny era iscritto nel registro dei sospetti in relazione ad un'indagine condotta da una squadra speciale della polizia di Miami che investigava su un presunto traffico di clandestini.

Secondo il report redatto dal tenente Barry Logan, responsabile dell'indagine, Kenny Bousman sarebbe coinvolto nel reato di introduzione di manodopera clandestina nel suolo americano. Pare che Kenny Bousman, sotto lauto compenso, riuscisse a far entrare persone sprovviste dei documenti necessari nel territorio americano. Queste persone andavano ad ingrossare le maestranze di alcune aziende affiliate ad alcuni grossi clan malavitosi di Miami. I clandestini dovevano naturalmente pagare Kenny.

Secondo il tenente Barry Logan la particolarità di Bousman stava nella gestione dei "pagamenti"; se il clandestino non riusciva a pagare la cifra pattuita, Kenny si faceva ospitare diventando un perfetto parassita e rendendo impossibile la vita a chi non era riuscito a pagarlo.

Ora Marcos iniziava a capire quali erano i contorni della bizzarra convivenza tra Juanita e Kenny. Era quasi mezzanotte e decise di mettersi a letto.

*** Fine prima parte ***

 

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settembre 9. 2010 07.15